domenica 20 giugno 2010

Viaggi della speranza con destinazione Foggia


Ci sono viaggi della speranza che non vanno dal sud al nord, ma in direzione inversa, dal nord al sud. Destinazione Puglia, Foggia, Centro di Medicina Sociale. Un presidio storico nella lotta ai disagi di ogni genere e grado. Mariano Loiacono, psichiatra di Troia che lo ha fondato e che da 34 anni lo dirige, ne ha viste passare proprio tante dai corridoio dell’ex ospedale di via Arpi. Cominciò con l’assistenza ai tossicodipendenti, quando era ancora l’alba dell’intervento pubblico nel settore. Successivamente è passato alla piaga sociale e sanitaria probabilmente più diffusa ancorché rimossa, l’alcolismo. La didascalia che nella targa del Centro illustra i servizi oggi offerti è quanto mai indicativa: alcoldipendenza, farmacodipendenza e “disagio diffuso”.

L’analisi e la messa in campo di terapie, antidoti al “disagio diffuso” rappresentano il tratto fondante del pensiero di Mariano Loiacono che non è soltanto uno psichiatra. Anzi, a volerla dire tutta, è un’antipsichiatra. Nelle sue cure non fa ricorso ai tradizionali metodi farmacologici, ma utilizza quello che lui stesso ha definito “metodo alla salute”, che mira a ricostruire i processi di maturazione dell’individuo, interrotti con l’insorgenza del disagio.

IL DISAGIO, UN PROBLEMA DI DISMATURITÀ

Secondo Loiacono, il disagio nasce proprio con l’interruzione del normale processo di maturazione. Questo processo avveniva naturalmente nella civiltà contadina, ma è diventato assai più difficile nella società moderna e postmoderna a causa dell’elevato grado di complessità. Il disagio è, insomma, un sintomo di quella che il direttore del Centro di Medicina Sociale, definisce “dismaturità”. La difficoltà di maturazione o il fenomeno della dismaturità, non riguardano più soltanto gli individui, ma tutta la società, addirittura la specie umana. Di qui l’inadeguatezza della psichiatria convenzionale e dell’approccio chimico e farmacologico, e la rivisitazione dell’idea stessa di malattia mentale o di dipendenza, che è la manifestazione di del disagio diffuso, di qui la pratica di metodi naturali, fondati sul dialogo, sulla sperimentazione di modelli di vita comunitaria.

Una concezione molto ardita, che ha fatto e fa discutere ma che sta attirando l’attenzione della comunità scientifica nazionale ed internazionale. È curioso che mentre il resto del territorio provinciale sta vivendo un delicato momento per quanto riguarda l’organizzazione dei servizi di igiene mentale, a Foggia si voli così in alto. L’ultimo e forse più significativo riconoscimento alla qualità dell’approccio terapeutico utilizzato da Loiacono è giunto da un neurologo di fama internazionale come Fred Baughman che è venuto in Italia espressamente per approfondire sul campo il “metodo alla salute”, che ha giudicato una esperienza unica a livello internazionale, apprezzandone la originalità metodologica e il non utilizzo di psicofarmaci.

Purtroppo, però,  la storia personale di Loiacono e del suo Centro sono un’amara conferma dell’antico detto che vuole che nessuno sia profeta in patria. Le iniziative del Centro sono scarsamente sostenute dall’azienda ospedaliero-universitaria (la struttura dipende infatti dall’azienda, in quanto servizio del Dipartimento di Neuroscienze degli Ospedali Riuniti di Foggia, diretto dal dr.Ciro Mundi) e ancora meno dalle istituzioni locali, con la sola eccezione del Comune di Traoia che ha recentemente messo a disposizione della Fondazione “Nuova Specie” costituita da Loiacono un terreno su cui sorgerà il “villaggio quadridimensionale”, e che darà modo di praticare il metodo alla salute anche all’esterno dell’azienda.

NESSUNO È PROFETA IN PATRIA

Ed è proprio di questa svolta che parliamo con Loiacono. Come mai sei giunto alla decisione di promuovere la Fondazione “Alla salute”?

“Devo dire prima di tutto che si tratta di una scelta che non ho fatto da solo, fortemente condivisa da moltissimi di quanti in questi anni sono venuti a contatto con il Centro, con il metodo alla salute, con il nostro approccio. Ravvisata l’assenza totale di sostegni pubblici, questi volontari hanno deciso di promuovere una raccolta di fondi finalizzata alla costruzione del “villaggio quadridimensionale”. Il Comune di Troia ci è venuto incontro mettendo a disposizione in comodato gratuito il suolo su cui sorgerà il villaggio, nell’area Pip di Troia. La costituzione della Fondazione è dunque funzionale alla raccolta dei fondi necessari a coronare questo nostro sogno, che si occuperà di assistenza a quanti soffrono di disagi ma non solo. L’analisi del disagio diffuso è soltanto un aspetto della nostra ricerca, che riguarda anche altri aspetti della complessità, della difficoltà di maturazione, come per esempio la ricerca dei meme, ovvero di questi trasmettitori culturali che nella civiltà contadina garantivano un corretto processo di maturazione individuale e collettivo.”

Come giudichi la risposta del territorio alle sfide che hai portato avanti in questi anni?

“Buona, se per territorio intendiamo le persone che in un modo o nell’altro hanno avuto modo di conoscere il Centro, di venire a contatto con il nostro metodo, la nostra ricerca, la nostra prassi. Molto meno buona se ci riferiamo alla politica, alle istituzioni locali. Abbiamo organizzato il recente convegno che ha registrato la presenza del prof.Fred Baughman senza un euro di sostegno da parte della Regione e delle istituzioni locali. Sono profondamente amareggiato, e non  perché questa “avarizia” delle istituzioni rivela lo scarso interesse verso quello che facciamo e verso il drammatico problema del disagio. Eppure la nascita della Fondazione, i sostegni che stanno giungendo da tante parti d’Italia sono la più eloquente testimonianza che il metodo funziona. Sono sorti gruppi alla salute in Lombardia, nel Veneto, in Emilia Romagna, in Abruzzo, nelle Marche, ma al Centro di Medicina Sociale siamo ormai costretto a mandare le persone indietro per mancanza di personale.”

IL SOGNO DEL VILLAGGIO QUADRIMENSIONALE

Persone che giungono da tutta Italia: un viaggio della speranza una volta tanto alla rovescia. Ma come mai, secondo te, il metodo sta suscitando tanto interesse?

“Il disagio psichico cresce in modo esponenziale, mentre l’approccio psichiatrico tradizionale segna il passo, e sempre più spesso porta alla cronicizzazione di quanti hanno situazioni di disagio. Dopo sei o sette anni di psicofarmaci, c’è il forte rischio che il disagiato diventi un paziente cronico. Io non ce l’ho contro gli psicofarmaci, non faccio crociate contro la vendita di psicofarmaci, mi limito a dire che un’alternativa è possibile, e  la metto in pratica. In realtà sono pochi quelli che come il prof. Baughman vengono di persona a verificare, a toccare con mano. Sono pochi gli scienziati, i medici, gli psichiatri, ma non certo quelli che hanno problemi che se trovano un’alternativa vi si tuffano, ecco perché il metodo alla salute suscita interesse.”

Tu hai cominciato a teorizzare il disagio diffuso nel 1989 a Bologna, collaborando con il Dipartimento di Sociologia dell’ateneo felsineo, pensi che ci vi sia oggi una maggiore percezione dei problemi che sollevavi?

“Purtroppo no. Si affronta il disagio sempre nell’ottica di disagi, settorializzando i sintomi, il che non ha più senso. Vedo colleghi che formulano una doppia diagnosi, che so io, “alcoldipendenza” e “psicosi” ignorando che si tratta in realtà di sintomi dello stesso disagio, ed è questo che occorre affrontare e curare. Mi rendo conto di aver anticipato molto, di aver un certo senso precorso i tempi, ma non mi conforta il dover prendere atto che si continua ad operare in modo vecchio, superato.”

Un’ultima domanda: sarà difficile coronare il sogno del “villaggio quadridimensionale”?

“Sicuramente non sarà facile. Uno degli aspetti sostanziale del metodo alla salute è la comunità reale: lo strumento con cui cerchiamo di ricostruire i rapporti tra le persone, tra chi è affetto dal disagio e la realtà che lo circonda, sapendo che le relazioni riducono maturazione ed “agio”. L’applicazione del metodo ha sviluppato una comunità reale ampia, una rete estesa che si ramifica in molte realtà e che è la nostra forza e la nostra speranza. Se il “villaggio quadridimensionale” fosse soltanto il mio sogno non ce la faremmo mai: invece è il sogno di tanti… ed è per questo che sono convinto che possiamo farcela a coronarlo.”

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