mercoledì 25 novembre 2009

Finalmente la preoccupazione per la crisi diventa bipartizan


Hanno fatto molto discutere i dati del rapporto annuale di Meglio Foggia, l’organismo promosso da Lanfranco Tavasci per offrire al territorio elementi di riflessione sulla qualità della vita, e sulle prospettive per migliorarla.
Va detto che dietro queste discussioni c’è un pizzico di ipocrisia. Il rapporto annuale dell’associazione di Tavasci è cosa degnissima di attenzione e di rispetto, ma non c’è bisogno né della zingara né di raffinati sociologi per rendersi conto che la qualità della vita, e con essa il contesto economico e sociale del capoluogo dauno e del resto della provincia, hanno da tempo raggiunto il livello di guardia.
Per rendersene conto basta sfogliare i quotidiani, un giorno qualsiasi: una criminalità organizzata sempre più rampante e feroce, tanto da spingere il governo ad adottare misure straordinarie; una illegalità diffusa, una sempre più radicata cultura della violenza che esplode con periodica frequenza in modo lacerante e drammatico, come dimostrano le storie dell’omicidio della piazzetta e della quattordicenne violentata.
E se non bastassero i fatti, ci sono i dati più spiccioli, che Lettere Meridiane ha sovente messo in evidenza: la crescita esponenziale degli sfratti per morosità, quella altrettanto vertiginosa della cassa integrazione guadagni e delle ipoteche legali sugli immobili.
Foggia e provincia sono allo sbando, ma l’occasione per ragionarci sopra, per vedere se e come si può chiudere questo amarissimo capitolo, viene offerta da momenti estremamente significativi, come la presentazione del rapporto di cui abbiamo detto.
Non è forse un caso che tali momenti di riflessione siano tutto sommato distanti dai palazzi delle istituzioni, in cui vengono poi prese le decisioni che contano, le sedi in cui dovrebbero essere adottate ed azionate le misure e gli interventi necessari per cercare di venire fuori dal tunnel.
Il giudizio unanime espresso circa i dati del rapporto da tutti gli esponenti politici che sono intervenuti alla presentazione ed al successivo dibattito è stato, come si usa dire in questi casi, di “forte preoccupazione”. Una volta tanto il centrosinistra ed il centrodestra non si sono divisi: è una preoccupazione bipartisan, insomma.
Bisognerebbe che questa comune preoccupazione sfociasse in un segnale altro e forte alla cittadinanza. Un segnale, prima di tutto, di reale volontà unitaria di fronteggiare una crisi che minaccia di diventare irreversibile. Il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, ed il presidente della Provincia, Antonio Pepe, entrambi corifei della preoccupazione diffusa dai dati del rapporto di Meglio Foggia potrebbero dare il buon esempio, per esempio convocando, su questi temi, una seduta monotematica e congiunta dei rispettivi consigli. Questo sì, sarebbe il segnale di una inversione di rotta.

venerdì 13 novembre 2009

Stazione di Foggia, una rassicurazione che non rassicura

Singolare la “rassicurazione” dell’assessore regionale ai trasporti Loizzo sul ruolo della stazione ferroviaria di Foggia nell’economia del progetto di alta capacità ferroviaria Bari-Napoli (a proposito, se le cose stanno come ha detto l’esponente del governo regionale pugliese, perché non definirlo Bari-Foggia-Napoli o Napoli-Foggia-Bari?), singolari le modalità di diffusione di una rassicurazione che non rassicura un bel niente.
L’antefatto. Le segreterie provinciali territoriali e quelle del settore trasporti di Cgil, Cisl e Uil della provincia di Foggia, prendendo clamorosamente le distanze da quanto le loro omologhe regionali avevano fatto qualche giorno prima, criticano aspramente il disimpegno di RFI dal territorio dauno, e chiedono “di convocare con urgenza un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia S.p.A., alle quali chiedere chiarimenti in merito alle modalità ed ai tempi di avanzamento del progetto di Alta Capacità ferroviaria che interessa il territorio pugliese.”
Il comunicato sindacale usa toni particolarmente aspri respingendo quello che viene definito smantellamento del sistema ferroviario di Capitanata”.
L’assessore Loizzo si è ben guardato dal rispondere all’istanza sindacale (che, giova sottolinearlo e ribadirlo, non sollecitava generiche rassicurazioni ma proponeva qualcosa di più preciso (“un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia S.p.A”), chiedeva insomma di vedere le carte.
Ha preferito la classica rassicurazione a mezzo stampa, affidando al Corriere del Mezzogiorno (il 6 novembre scorso), una dichiarazione nella quale sostiene che “Il progetto dell’alta capacità Ba­ri- Napoli non è cambiato: i treni pas­seggeri transiteranno tutti da Fog­gia perché la stazione periferica con relativa bretella riguarderà solo i tre­ni merci.”
Una dichiarazione di per sé piuttosto sconcertante, in quanto dà notizia di una fantomatica nuova stazione e di una bretella che si farebbe comunque, pur se destinata soltanto alla movimentazione delle merci. Si era parlato in passato di uno “scalo merci” (che è cosa ben diversa dalla stazione): ma resta ancora incerta la sua collocazione, e la sua rilevanza nel più complessivo progetto, per cui è sacrosanta la richiesta sindacale di “vedere le carte”.
L’assessore risponde invece picche, ed anziché sforzarsi di convocare l’incontro sollecitato dalle organizzazioni sindacali della provincia di Foggia, “rassicura”. È significativo che l’articolo di cui parliamo sia condito da tutta un’altra serie di notizie riguardanti i presunti successi ottenuti da Loizzo per quanto riguarda il sistema trasporti in Capitanata.
Leggendo il comunicato sindacale di qualche giorno fa, sembrerebbe che le cose non stiamo proprio così.
Ma fin qua, poco male. Loizzo vende la sua merce né più né meno come fanno tutti i politici, e non lo si può rimproverare per questo, anche se i suoi trascorsi e la sua cultura sindacale dovrebbero consigliargli una maggior cautela quando appunto si affrontano temi che riguardano direttamente le relazioni sindacali.
Il bello viene nel prosieguo della storia. Teleradioerre ha ripresa nel suo sito web e nei suoi telegiornali la dichiarazione dell’assessore Loizzo, riportando, parola più, parola meno, i contenuti dell’articolo del Corriere del Mezzogiorno. Anche in questo caso, “nulla quaestio”: la notizia era di interesse pubblico, e seppure con qualche ritardo rispetto alla sua uscita sul quotidiano regionale, era opportuno riprenderla.
Il fatto è che la notizia di Teleradioerre, ripresa dal Corriere del Mezzogiorno, è stata a sua volta ripresa dal sito della Cgil di Foggia. Finché si trattasse di una pura e semplice ripresa, nulla da eccepire. Il problema è che la notizia di Teleradioerre viene “commentata” sul sito. Se il titolo è conforme a quello del sito dell’emittente foggiana, la notizia viene “interpretata” del sommario, che testualmente recita: “Cgil Cisl Uil avevano chiesto alla Regione Puglia l´apertura di un urgente tavolo di confronto con Rete ferroviaria italiana per la risoluzione di alcuni problemi: primo fra tutti, l´esclusione di Foggia dall´alta capacità Bari-Napoli”.
Che vuol dire quest’aggiunta? Va letta nel senso di: i sindacati hanno posto un problema, l’assessore regionale ha risposto che quel problema non c’è, ed allora evviva? Significa che, a giudizio della Cgil, la dichiarazione rassicurante dell’assessore Loizzo fa venire meno la richiesta di un tavolo di confronto con le aziende responsabili del progetto di alta capacità ferroviaria?
Non mettiamo in dubbio la buona fede di Loizzo, ma se rassicurazioni ci devono essere, queste dovrebbero arrivare almeno da Rfi. Pertanto restiamo della opinione che avevamo già manifestato a commentando il duro comunicato sindacale di qualche giorno fa: i conti non tornano, la stazione ferroviaria di Foggia non si tocca. E poco importa che la campagna elettorale per le regionali sia ormai alle porte.
* pubblicato su Il Quotidiano di Foggia

giovedì 5 novembre 2009

Cgil, Cisl e Uil provinciali sconfessano la Regione ed il sindacato regionale: giù le mani dalla stazione di Foggia

I conti non tornano. Soltanto qualche giorno fa, le segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil, assieme a quelle di categoria del settore dei trasporti, sempre regionali, dopo l’incontro con l’assessore regionale ai trasporti, Loizzo, ed i vertici di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, avevano emesso un comunicato in cui commentavano positivamente il programma di investimenti presentato dal gestore della rete ferroviaria: “la realizzazione delle opere previste dal programma di Rfi – si leggeva nella nota – darà un forte impulso al sistema regionale di trasporti e logistica, e creerà sviluppo e lavoro.”
Nel nostro commento, pur apprezzando la dichiarazione di priorità a favore del raddoppio della linea Adriatica nella tratta Lesina-Termoli, che consentirà di superare l’anacronistica strozzatura, non avevamo mancato di esprimere qualche perplessità sul fatto che il programma parlasse solo marginalmente dell’alta capacità Bari-Napoli e, soprattutto, come non si facesse alcun cenno alla realizzazione del nuovo scalo merci a Borgo Cervaro o Incoronata.
Ricordiamo che quest’opera, promessa dall’ex ministro alle opere pubbliche, Antonio Di Pietro, ha un valore strategico per Foggia, in quanto consente di scongiurare il rischio che la stazione ferroviaria del capoluogo dauno venga “bypassata” dalle linea ad alta capacità così com’era nel progetto originario, che suscitò feroci polemiche.
LOIZZO, ANCORA LOIZZO
E sembra che proprio riguardo la stazione di Foggia i conti non tornino, visto il durissimo comunicato diffuso dalle segreterie territoriali di CGIL CISL e UIL e dalle Federazioni Filt, Fit e Uil di Foggia con cui chiedono alla Regione Puglia “di convocare con urgenza un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia S.p.A., alle quali chiedere chiarimenti in merito alle modalità ed ai tempi di avanzamento del progetto di Alta Capacità ferroviaria che interessa il territorio pugliese.”
Ma come- vien fatto di domandarsi – questo tavolo di confronto non si era già tenuto qualche giorno fa? E non erano state proprio i sindacati a dare l’ok ai progetti di Rfi?
Qualcosa non quadra, dunque,e pur senza dirlo apertamente, con la loro iniziative le segreteria provinciali territoriali e quelle delle organizzazioni di categoria prendono le distanze, anzi si dissociano, dai loro colleghi “regionali” e dall’assessore Loizzo, che del resto fu tra i primi a sostenere il famigerato “bypass” della stazione foggiana. Se a Bari dicono che “la realizzazione delle opere previste dal programma di Rfi darà un forte impulso al sistema regionale di trasporti e logistica, e creerà sviluppo e lavoro”, a Foggia si dice il contrario. Come si legge nel comunicato sindacale, si dice “stop allo smantellamento del sistema ferroviario di Capitanata”. In pratica, siamo tornati indietro di tre anni.
Le strutture sindacali provinciali si dicono “fortemente allarmate per il progressivo smantellamento delle strutture ferroviarie e per l’inadeguatezza complessiva del sistema ferroviario provinciale, sempre più incapace di garantire un efficace ed efficiente servizio di trasporto di persone e merci”. Inoltre, il progressivo “abbandono” da parte di Trenitalia attraverso la chiusura ed il ridimensionamento di impianti e la riallocazione delle produzioni verso altri territori, sta producendo una vera propria desertificazione del territorio che incide negativamente sulla qualità dei servizi offerti ad un bacino d’utenza di oltre un milione di persone e sui livelli occupazionali.”
LA REGIONE PUGLIA SEMPRE MATRIGNA
Quello che segue è un vero e proprio bollettino di guerra: nel prossimo futuro sono previste, oltre alla chiusura dell’ Ufficio Sanitario Territoriale e del Ferrotel di Foggia, diverse articolazioni organizzative che incideranno sul peso e sul ruolo degli storici Depositi del Personale di Macchina e Viaggiante, dell’ Impianto Merci e di Manovra della stazione di Foggia. Tutto ciò mentre languono gli interventi di velocizzazione e di raddoppio delle linee Foggia-Termoli e Foggia-Benevento.
In pratica, una dismissione pressoché totale, che potrebbe preludere anche al paventato ridimensionamento della stazione di Foggia, dalla quale non passerebbero più i treni da e per Napoli e Roma, che verrebbero dirottati su una stazioncina da costruirsi dalle parti di Borgo Cervaro.
Del resto, quella di Di Pietro su una promessa, alla quale non seguirono progetti di fattibilità, e neanche impegni precisi.
Non è esente da responsabilità politiche la Regione Puglia che, ancora una volta, potrebbe rivelarsi “matrigna” per la Capitanata. Non è un caso, che nel comunicato, i sindacati confederali e di categoria chiedano proprio alla Regione di “rimarcare, ancora una volta, che il progetto di Alta Capacità sul territorio pugliese non può limitarsi all’asse Bari-Napoli, tagliando fuori la città di Foggia”. A tal fine, CGIL, CISL e UIL fanno appello ad una più forte mobilitazione territoriale di tutte le parti politiche, sociali ed istituzionali della provincia.
Secondo il sindacato, “è necessario riportare la Stazione del capoluogo dauno al centro del progetto di Alta Capacità, che deve essere Bari-Foggia-Napoli, e dell’intero sistema ferroviario del Mezzogiorno, nel quale la nostra Stazione ferroviaria è sempre stata uno strategico crocevia”.
Una bella sfida, che si vincerà o si perderà nella misura in cui il territorio (istituzioni, partiti, forze sociali) saprà raccogliersi attorno a quella che  potrebbe essere una grande opportunità di sviluppo, ma anche una cocente beffa. Il sindacato non è disposto a fare sconti: “si tratta di una battaglia fondamentale per lo sviluppo, l’occupazione e la qualità della vita del Sistema Capitanata, per la quale CGIL CISL e UIL di Foggia sono pronte ad ogni azione di lotta politica e sindacale”.

lunedì 26 ottobre 2009

Vertice in Regione: prioritario il raddoppio della Lesina-Termoli

Se ne parla da anni. Sarà la volta buona? Ci riferiamo al raddoppio della tratta ferroviaria Lesina-Termoli, che rappresenta ormai una delle poche tratte rimaste a binario unico sulla linea Adriatica, con conseguenti grosse penalizzazioni non soltanto per la provincia di Foggia, ma per tutto il sistema ferroviario.
Un comune riconoscimento della utilità e dell’urgenza dell’opera è giunto nel corso del “summit” tra le segreterie regionali CGIL CISL UIL regionali e RFI sugli investimenti in Puglia , convocato dall´assessore regionale ai Trasporti Loizzo. Positivo il giudizio espresso dai sindacati sul programma di Rfi. Secondo Cgil, Cisl e Uil,  la realizzazione delle opere previste  darà un forte impulso al “sistema regionale di trasporti e logistica”, e creerà sviluppo e lavoro.
Al confronto, ritenuto “utile, costruttivo e qualificato per aggiornare il quadro degli investimenti di RFI – Rete Ferrovie Italiane – nella nostra regione”, hanno partecipato oltre a CGIL CISL UIL Puglia, le rispettive categorie dell´edilizia e dei trasporti, l´Assessore regionale ai trasporti,  Mario Loizzo, l´Amministratore delegato di RFI,  ing. Michele Elia, unitamente allo staff nazionale e compartimentale di RFI e di Italferr.
Un tavolo ad alto livello che è servito a fare il punto sulla situazione degli investimenti in rapporto allo stato di realizzazione delle opere, per superare ostacoli e difficoltà e per accelerare iter e procedure utili al completamento delle infrastrutture.
Dalla descrizione effettuata si riscontra una disponibilità finanziaria esistente, per la realizzazione di opere infrastrutturali ferroviarie in Puglia, pari a circa 3 miliardi di euro. Cifra importante sia perché – secondo i sindacati – percentualmente alta rispetto alla dimensione nazionale delle risorse disponibili, sia perché pari (in aggiunta alla somma di 1 mld e 099 milioni di euro già spesi) a circa il 50% dell´intero fabbisogno necessario ( 8 mld e 303 milioni) per il completamento del programma di investimenti in Puglia.
Il pacchetto di Rfi si basa sulla realizzazione di una serie di priorità, tra cui: l´Alta capacità Bari – Napoli (sulla cui tratta Cervaro – Bovino sono in corso i lavori), per potenziare i collegamenti Est – Ovest nel Mezzogiorno e per un più agevole e veloce collegamento della nostra regione con Napoli, con Roma e con l´Alta velocità; la realizzazione del progetto del Nodo ferroviario di Bari, con interramenti dei binari a Nord e a Sud; il raddoppio della tratta Lesina – Termoli sulla Linea Bari – Pescara, per superare l´anacronistica strozzatura che penalizza tutta la regione e la dorsale Adriatica; il completamento della Bari – Taranto, con la bretella Bellavista – Cagioni in fase di realizzazione e la tratta Bari – Bitritto bloccata da un contenzioso al TAR che va rapidamente superato; il raddoppio della Taranto – Metaponto nella fase di programmazione; la realizzazione del raccordo ferroviario tra il porto di Taranto e la rete nazionale; l´intermodalità nell´area portuale di Brindisi; il completamento del potenziamento della Bari – Lecce, con nuove tecnologie e l´eliminazione di passaggi a livello.
Per CGIL CISL UIL, la realizzazione di queste – e delle altre opere previste dal programma di potenziamento ferroviario – riveste un duplice aspetto: dare un forte impulso alla costruzione del “sistema regionale dei trasporti e della logistica”, che è uno degli obiettivi strategici condivisi dal sindacato del piano regionale dei trasporti e creare sviluppo e lavoro.
La velocizzazione degli investimenti, in questa fase di crisi, è un obiettivo prioritario che il sindacato rivendica a tutti i livelli come azione concreta e anticiclica a sostegno dell´occupazione.Per questo, il sindacato pugliese torna a sollecitare con forza la realizzazione di ogni sforzo teso velocizzare l´iter dei progetti per cui vi sono finanziamenti stanziati. Superando incomprensibili ritardi autorizzativi come quelli ministeriali che ancora impediscono l´avvio dei lavori sulla Lesina – Termoli.
CGIL CISL UIL di Puglia sollecitano gli Enti Locali e i Ministeri competenti affinché questa fase di grave crisi venga superata con azioni virtuose, mettendo in atto tutte le procedure d´urgenza che portino a sbloccare investimenti, opere e lavoro.
* pubblicato su Il Quotidiano di Foggia

mercoledì 16 settembre 2009

I commercianti guadagnano i foggiani si spremono

I conti non tornano. E non è soltanto perché i dati dell'indagine Altroconsumo sui prezzi nelle maggiori italiane riservano un'amarissima sorpresa a Bossi ed a quanti altri vagheggiano le gabbie salariali. Allo stato delle cose, agganciare l'andamento salariale al costo delle vita favorirebbe i meridionali, e soprattutto i foggiani ed i palermitani, le cui città l'indagine indica come "maglia nera" quanto a possibilità di risparmio.
I conti non tornano, perché mentre tutti gli altri indicatori certificano che a Foggia e in provincia di Foggia la crisi economica generale si sta abbattendo in modo parecchio pesante (ricordiamo, per tutti, l'aumento esponenziale delle ipoteche legali, che sono cresciute del 471 per cento nei primi mesi del 2009), i prezzi non si arrestano, ma salgono. Il tutto nel più totale disinteresse della politica. Ci saremmo aspettati di fronte ad un dato così impietoso una levata di scudi da parte di amministratori comunali e provinciali, ed invece niente.
Paradossalmente, ma non troppo, i foggiani sono costretti ad ipotecarsi la casa per pagare i debiti; in città ed in provincia circola meno danaro, anche per effetto della drammatica crisi occupazionale, tra licenziamenti e continuo ricorso alla cassa integrazione, che erodono i redditi. I consumi calano, ma i prezzi crescono, alla faccia di ogni regola e di ogni logica di mercato.
Perché accade tutto questo?
Naturalmente è difficile trovare delle risposte a partire dai dati, nudi e crudi, di Altroconsumo, ma qualche considerazione si può fare lo stesso. L'indagine è condotta essenzialmente sulla base di due parametri: lo scostamento, maggiore o minore, dei prezzi medi praticati in una certa città rispetto alla media nazionale, e la forbice tra i prezzi massimi e minimi che si registrano all'interno della stessa città. Il primo dato si riferisce ai prezzi in quanto tali, il secondo alla concreta possibilità che i consumatori hanno di risparmiare, scegliendo tra un punto vendita e l'altro.
Per la spesa annuale, i foggiani sono costretti a sborsare circa 6.800 euro l'anno, mentre la spesa media nazionale delle famiglie è di circa 6.600 euro l'anno. Secondo quanto afferma Altroconsumo "a Foggia e Palermo va la maglia nera visto che sono le città in cui, anche scegliendo il punto vendita più conveniente, non è possibile risparmiare rispetto alla media nazionale."
C'è dunque una risposta abbastanza precisa alla domanda che abbiamo posto prima, a Foggia: non soltanto a Foggia i prezzi sono alti, ma anche scegliendo quelli più bassi, restano sempre superiori alla media nazionale.
La conclusione non può che essere una: a Foggia il libero mercato non esiste; non c'è quella concorrenza che avvantaggia i consumatori, che restano dunque vittima di un mercato che propende da una parte sola.
Per avere una conferma a questa tesi è sufficiente peraltro scorrere la graduatoria dei supermercati presi in esame da Altroconsumo. In ordine di convenienza sono: Esselunga, Panorama, Bennet, Iper e Carrefour. Dei cinque "marchi" più convenienti, soltanto uno è presente  nel  tessuto commerciale foggiano, e, se tanto mi dà tanto, par di capire che in assenza di una robusta concorrenza pratica prezzi ben superiori a quanto sarebbe se ci fosse una grande distribuzione più radicata, nel capoluogo dauno.
L'analisi conclusiva di Altroconsumo si addice perfettamente a Foggia: "il gioco virtuoso della concorrenza non funziona davvero in tutte le città. Ci sono capoluoghi di provincia, tra gli oltre 60 che abbiamo visitato, dove il risparmio annuale delle famiglie può essere molto alto (fino a 1.500 euro) scegliendo il supermercato meno caro e abbandonando il più esoso. In altre città però questa differenza è assai più lieve e non supera i 300 euro”.
Non è del resto un mistero che il settore della grande distribuzione è largamente latitante a Foggia che è tra i capoluoghi pugliesi di provincia quello che presenta la minore superficie di vendita destinata agli ipermercati. Una situazione che dovrebbe essere se non sanato almeno normalizzata con l'apertura del grande centro commerciale nell'ambito della riconversione del vecchio zuccherificio di Borgo Incoronata. Prospettiva che non piace neanche un poco alla Confcommercio foggiana che ha mobilitato i suoi iscritti per protestare contro la concessione dello spazio decisa dal Comune di Foggia.
Dell'argomento si è discusso molto anche in campagna elettorale. Il candidato del centrodestra si era apertamente schierato contro il centro commerciale di Incoronata, mentre Mongelli, poi divenuto sindaco, aveva auspicato una soluzione condivisa.
Ma bisogna far presto, perché i dati di Altroconsumo dimostrano che a rimettersi sono soltanto i consumatori, costretti a sborsare, per la spesa annuale, assai più che nel resto d'Italia.

lunedì 14 settembre 2009

Gargano: mare, sole e veleni

La Rai scoperchia il vaso di Pandora. Il Gargano potrebbe essere stato al centro di traffici internazionali di rifiuti tossici e nocivi. E potrebbe non essere isolato il caso della Eden V, la nave arenatasi sul litorale di Lesina. Di questo e di altro si è parlato nella inchiesta di Angelo Saso, trasmessa l’altra notte, “Quella nave insabbiata / La rotta della Eden Five perduta in Adriatico”
L’inchiesta comincia con la testimonianza dell’ex comandante della Capitaneria di porto di Manfredonia, Ubaldo Scarpati, che rievoca la notte del naufragio. La segnalazione fu effettuata dall’equipaggio di un elicottero della linea Foggia-Tremiti. “Cercammo di intervenire ma il comandante della nave per diverse volte rifiutò la nostra assistenza. Lui dichiarava di essere al sicuro e che non c’era pericolo né per la nave, né per l’equipaggio.Ma la nave era ormai già arenata.”
Nell’inchiesta di RaiNews 24 viene intervistato anche il giornalista Gianni Lannes, che da anni si occupa nelle sue inchieste di navi dei veleni o, comunque, dal dubbio carico. Angelo Saso racconta e fa vedere anche l’attentato subito da Lannes l’estate scorsa. Ma perché e a chi – si chiede Saso- la storia dell’Eden V può dare fastidio?

sabato 18 luglio 2009

Lo sviluppo di Foggia passa da Incoronata

incoronat6 
Che lo sviluppo prossimo venturo del capoluogo dauno passi da Borgo Incoronata? Sembra proprio di sì. Se l’apertura dello stabilimento A.R. viene a risolvere un’antica e drammatica contraddizione dell’economia provinciale (siamo la terra che produce più pomodoro, ma prima di oggi non c’erano industrie di trasformazione), altri progetti si agitano, altri fermenti. Mentre stamattina Antonino Russo presentava il suo “gioiello” ad giornalisti ed autorità, da Bari rimbalzano le confortanti notizie riguardanti la conferma degli investimenti decisi dall’Alenia, che sorge sempre nell’area industriale di Borgo Incoronata.
IL PROGETTO SFIR
Altrettanto ambizioso il progetto di riconversione dell’ex zuccherificio presentato dalla Sfir. Tra i diversi progetti, è quello che divide maggiormente, data la previsione di realizzare un’area espositivo-commerciale che, secondo i timori ripetutamente espressi dalla Confcommercio, altro non sarebbe che un mega centro commerciale della bellezza di 50.000 metri quadri di superficie.
La precedente giunta comunale ha approvato, qualche mese fa, un atto di indirizzo che ha determinato (coerentemente con i parametri regionali, va detto) in 60.000 metri quadrati la superficie massima che nel capoluogo dauno può essere adibita a grande distribuzione commerciale.
Dato che il solo centro attualmente esistente, l’Ipercoop presso la Mongolfiera, si estende su 10.000 metri quadrati, i numeri ci sarebbero. C’è comunque da ricordare che l’ambizioso progetto di riconversione e di riqualificazione dell’area non si limita soltanto alla eventuale realizzazione del centro commerciale. Il masterplan a suo tempo presentato (ed al centro di un’intesa tra la Sifr, la regione Puglia e gli enti locali) prevede la realizzazione di cinque aree: quella dello stabilimento Sfir dove si continuerà con l’impacchettamento dello zucchero, quella per le attività di servizio alla zona ASI dove sorgerà un albergo di 10mila mq e dove è previsto un edificio che ospiterà tutte le attrezzature di servizio per i mezzi meccanici (elettrauto, gommista, officine meccaniche); l’area di attività di servizio alle imprese dove saranno collocati anche un centro di gestione import-export di tutte le merci in transito da e per Foggia, centri di formazione professionale e asili nido; quella dedicata ad un Polo di logistica integrata che sfrutterà anche i binari della ferrovia che entrano nell’area Sfir ed infine la zona espositiva-commerciale, la più ampia ed anche la più discussa. Ma si tratta di un progetto che potrebbe cambiare volto all’intera area industriale, e dare un impulso notevolissimo all’economia cittadina. Proprio per questo sarebbe auspicabile un confronto leale,costruttivo, a carte scoperte.
IL CASELLO AUTOSTRADALE
Tutto questo fermento trova un ulteriore punto di riferimento nel nuovo casello autostradale, che sorgerà proprio in prossimità dell’area ASI. È stata una battaglia vinta, uno dei pochi fiori all’occhiello  di cui possa vantarsi la classe politica foggiana in questi ultimi anni. La mancanza di uno svincolo autostradale a servizio dell’area industriale di Incoronata ha creato problemi seri alle aziende della zona. Tanto per fare un esempio, pare che la decisione di trasferire a Grottaglie la lavorazione della fusoliera del Boeing Dreamliner 787 che avrebbe potuto essere realizzata presso l’Alenia di Foggia sia stata dettata proprio dalla inadeguatezza della viabilità di servizio dell’area industriale. I mezzi pesanti non avevano spazi sufficienti di manovra, qualora avessero dovuto trasportare parti del velivolo così ingombranti, come la fusoliera.
Il casello Foggia Sud è stato compreso tra le opere del piano di investimenti di Autostrade allegato alla Convenzione siglata con l’Anas stipulata nell’ottobre 2007, che di fatto ha sbloccato i finanziamenti. Il progetto ha un costo di 5 milioni di euro , e prevede la realizzazione una stazione autostradale innovativa, totalmente automatizzata al fine di contenere i costi di realizzazione e di gestione. è pensata come casello satellite di quello già esistente poichè prevalentemente al servizio dell’area industriale di Borgo Incoronata. In base alle caratteristiche del contesto territoriale e alle analisi di traffico si stima che la nuova stazione potrebbe assorbire un flusso medio fra i 4mila e i 5mila transiti giornalieri (di cui 2mila nuovi), con un’alta percentuale di mezzi pesanti. 11, 5 chilometri la distanza dall’attuale svincolo, che diventerebbe “Foggia Nord”.
SCALO MERCI A CERVARO
Quest’altra qualificata infrastruttura rientra nel progetto dell’alta capacità ferroviaria,sulle cui prospettiva di finanziamento e di cantierizzazione si è steso però un velo di pesante incertezza. Foggia  era rimasta in un primo momento tagliata fuori dall’alta capacità Napoli-Bari, con la previsione progettuale di un “by-pass” che avrebbe portato alla costruzione di una nuova stazione a Cervaro, con tutti gli inconvenienti per i viaggiatori che ne sarebbero derivati (distanza dal centro abitato, impossibilità di poter usufruire di “coincidenze” tra i convogli che viaggiano sulla Napoli-Bari e quelli che viaggiano sull’Adriatica).
Alla fine, l’ipotesi del by pass è stata sostituita dal progetto di un un nuovo scalo merci, indispensabile per decongestionare la stazione di viale XXIV maggio, che non sarebbe stata comunque in grado di sopportare i più consistenti volumi di traffico che deriveranno, appunto, dall’alta capacità ferroviaria, sembra soprattutto per quanto riguarda la movimentazione delle merci.
GLI ATTORI DELLO SVILUPPO SONO IN PIENA FORMA
Qualcuno, anche a Foggia, era del parere di non cestinare subito l’ipotesi di una nuova stazione passeggeri a Cervaro – zona molto vicina ad Incoronata -, proprio in considerazione delle nuove prospettive che si stanno schiudendo per l’area meridionale del capoluogo dauno, prospettiva tra cui vanno annoverati anche il trend positivo che tuttora sostiene lo stabilimento Alenia, che assieme a quello di Grottaglie sta diventando la punta di diamante del polo aeronautico pugliese, grazie alla megacommessa giunta dalla Boeing, e il recente protocollo d’intesa sottoscritto tra il Consorzio Zona Industriale di Padova, la Confindustria di Foggia, il Consorzio Asi di Foggia e Mip Engineering srl. L’intesa punta ad una più avanzata infrastrutturazione del territorio, con iniziative mirate alla promozione della logistica e delle telecomunicazioni. Al di là del valore intrinseco dell’accordo, il “tavolo” che lo ha partorito mostra che i cosiddetti “attori dello sviluppo” stanno attraversando uno stato di forma più che positivo, a cominciare da quel Consorzio ASI, che la lunga gestione commissariale sembra quasi aver fatto eclissare.
Tra le occasioni perdute, c’è invece da ricordare c’è da ricordare il progetto per la costruzione di una centrale termoelettrica: progetto discusso ed oggetto di numerose controversie, ma che era innegabilmente utile per “mettere le ali” all’area industriale.
LA CENTRALE TERMOELETTRICA, OCCASIONE PERDUTA
Nonostante ci fosse stata perfino la cerimonia della “prima pietra”  dell’opera si sono perse le tracce. Le ultime notizie si perdono tra Roma, dove il progetto non venne esaminato stante l’assenza dell’autorizzazione comunale (il consiglio comunale non ci occupò mai del progetto) e la lettera d’intenti inviata dall’allora sindaco Ciliberti alla Regione, in cui il progetto veniva approvato dalla civica amministrazione.
Proprio il tormentato iter del progetto della centrale termoelettrica (che vedeva impegnata anche l’Amgas) conferma la necessità che sui progetti di largo respiro che riguardano la città, vi sia un confronto più approfondito, senza furberie, e senza fughe in avanti, che alla fine non pagano.
Quanti pensarono di organizzare la fastosa cerimonia inaugurale dei lavori per la realizzazione della centrale termoelettrica, per mettere quanti non erano d’accordo di fronte al fatto compiuto, non possono certamente rallegrarsi. Il progetto si è arenato: come a dire che la furbizia non paga, e che forse sarebbe stato meglio che il progetto venisse effettivamente preso in esame nelle sue sedi competenti.
Lo stesso discorso vale per il presunto centro commerciale che sembra dovrà sorgere nell’area: una mega struttura di grande distribuzione che si estende su una superficie complessiva della bellezza di 50.000 metri quadrati provoca fatalmente scompensi, presenta i suoi vantaggi (per esempio sotto il profilo occupazionale), ed i suoi svantaggi. Ma nessuno può pensare di risolvere il problema semplicemente mettendo la testa sotto la sabbia a mo’ degli struzzi, oppure elevando steccati
La sfida, adesso, sta proprio nella capacità di prendere coraggiosamente in mano le redini dello “sviluppo possibile”, di governarlo, di cavalcare l’onda lunga che si sta profilando, una volta tanto dal punto di vista degli interessi generali della città, e non da quello del proprio orticello.


venerdì 1 maggio 2009

Se il lavoro è un costo, e non una risorsa


È un primo maggio amaro, amarissimo, quello che si festeggia oggi in Capitanata. Una terra in cui il lavoro - la risorsa lavoro - è del tutto svilita. Episodi su episodi che si affastellano a testimoniare, in questa primavera drammatica, che il valore del lavoro e della persona umana hanno raggiunto livelli. 
L'ultimo episodio in ordine del tempo si è verificato proprio ieri, scandendo il tempo di un'amarissima vigilia della festa dei lavoratori. Un carpentiere di 55 anni, Antonio Splendido, di San Severo è morto dopo essere stato travolto dai cavalletti di un ponteggio in allestimento, mentre lavorava al primo piano di una villetta in costruzione a Montenero di Bisaccia. L'uomo era intento a guidare, con l'ausilio di un telecomando, una gru che doveva depositare sul solaio i cavalletti: questi però sono precipitati, investendo il carpentiere che è caduto a terra sbattendo la testa.
Alla triste realtà degli ormai innumerevoli incidenti sul lavoro, si accompagna l'aberrante ripetersi di fenomeni di bieco sfruttamento, quando non di vero e proprio schiavismo: soltanto due settimane fa, a testimonianza del fatto che la realtà denunciata due anni fa dal settimanale L'Espresso è tutt'altro che superata, la polizia di Cerignola ha scoperto casualmente nei pressi di Borgo Tressanti un autentico lager: 40 rumeni (tra cui 15 donne) costretti a vivere in condizioni subumane, in un garage senza acqua e servizi igienici, senza finestre e con la fogna che scorreva sotto i loro piedi. 
Ma il dato che forse meglio fotografa l'impoverimento profondo della cultura del "lavoro come risorsa" è quello che riguarda i risultati, diffusi qualche giorno fa, dell' indagine dell´Istat sull´occupazione femminile nelle province e nelle regioni italiane. Da questi dati si apprende che la provincia di Foggia è al penultimo posto della graduatoria nazionale, e che solo per le donne di Caserta è più difficile trovare lavoro. 
Il dato relativo a questa classifica è stato ricavato analizzando il tasso di inattività (ovvero le persone che pur essendo in età da lavoro non ne hanno uno e non lo cercano) che evidenzia a livello nazionale una media del 37% - che varia tra il 51,3% della Campania e il 27,4% dell´Emilia Romagna. 
La provincia più attiva è Bologna (solo il 25,9% di inattivi) mentre Crotone è quella con il tasso di inattività più alto (56,9%). Ma le donne più "scoraggiate" sulla possibilità di trovare un lavoro sono a Caserta (72,3% di inattive) e a Foggia (71,6%). 
Per non parlare poi del diffondersi dei punti di crisi, e del precariato, che in provincia di Foggia, come e ancora di più che nelle altre province meridionali, è assai di più di un "ammortizzatore sociale": i precari a rischio sono tremila. Se non verranno stabilizzati, nella già drammatica dinamica del mercato del lavoro, si aprirà un altro buco nero.
Tutto questo nella terra di Di Vittorio, ovvero del segretario generale della Cgil che dette vita al "piano del lavoro" affidando proprio alla risorsa lavoro il compito di trainare la ripresa del Paese, e la sua ricostruzione, all'indomani della tragedia della dittatura e della guerra, che avevano messo in ginocchio l'economia.
L'aspetto geniale di quella idea era di guardare appunto al lavoro come una risorsa su cui investire, e far investire l'economia. Quella idea informò e scandì, anche aspramente, le relazioni sindacali negli anni della ricostruzione, ed alla fine fu uno dei fattori non secondari del boom economico che portò l'Italia agli anni Sessanta.
Nella cultura dominante il lavoro viene percepito come un "costo", come un problema, e non come una risorsa su cui investire per azionare il circolo virtuoso dello sviluppo.
Temi che risuonano con una certa eco nel tema che i sindacati hanno scelto per la festa del lavoro di quest'anno: “Il lavoro unisce – legalità, dignità, sicurezza, ambiente, diritti e solidarietà – per uscire dalla crisi” è lo slogan con il quale le segreterie nazionali di CGIL, CISL e UIL hanno deciso di svolgere unitariamente la manifestazione nazionale di oggi. Temi che, come  rilevano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Foggia, Nicola Affatato, Emilio Di Conza e Sante Ruggiero, “trovano nella nostra terra elementi di maggiore accentuazione che dovranno caratterizzare le iniziative della festa dei lavoratori, intensificando la lotta contro lo sfruttamento del lavoro e contro la negazione dei diritti umani nei confronti degli immigrati, impegni da sempre prioritari nelle proposte e nelle mobilitazioni del sindacato nella nostra provincia”. 
La speranza è che questa giornata di festa, sia anche una giornata di mobilitazione e di riflessione, com'è del resto da sempre nella cultura del sindacato. Il programma delle iniziative, in provincia di Foggia, prevede manifestazioni e comizi unitari che si terranno nei Comuni di Apricena, Ascoli Satriano, Lucera, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Paolo Civitate, San Severo, Sannicandro e Torremaggiore e Cerignola, dove terrà il comizio unitario il Segretario Confederale Nazionale della Cisl, Giorgio Santini. 
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