mercoledì 28 giugno 2017

San Marco in Lamis a colori, com'era cent'anni fa

Ecco come si presentava San Marco in Lamis (non saprei dirvi da quale punto di vista, chiedo aiuto agli amici sammarchesi...) quasi un secolo fa.
Anche oggi Lettere Meridiane regala ad amici e lettori una foto "colorizzata" utilizzando una piattaforma di intelligenza artificiale.
L'immagine di oggi, come sempre appartenente alla collezione fotografica del Fondo Ester Loiodice, custodito presso la Biblioteca Provinciale di Foggia, è stata scattata da un anonimo fotografo, negli anni Trenta del secolo scorso.
Gli antichi panorami regalano suggestioni profonde, e testimoniano in maniera diretta ed evidente quanto fosse contenuto il consumo di suolo nei tempi passati, quando il progresso non era ancora scandito dal cemento.
Allora a San Marco in Lamis vivevano più abitanti di oggi. I censimenti del 1931 e del 1936 certificano poco meno di 20.000 abitanti, scesi oggi a 14.200. Eppure il paese era più piccolo, le sue dimensioni più a misura d'uomo.
Certo va considerato che allora un solo vano ospitava un nucleo familiare di quattro o cinque persone: il risultato era un paese più raccolto, un abitare più comunitario.
Per scaricare l'immagine del panorama di San Marco in Lamis "colorizzata" o in bianco e nero, utilizzare i collegamenti sottostanti.

Foggia, città che implode (di Maurizio De Tullio)

Lo splendido "atto d'accusa visivo" realizzato dal bravo Michele Sepalone, è solo un piccolissimo spaccato della triste realtà urbana di Foggia. Da oltre due anni sto raccogliendo tanto di quel materiale da stupire lo stesso Padreterno…
Un atto d'accusa, quello pubblicato su LM, che chiama in causa cittadini e amministratori anche se, a fine percorso, vien da chiedersi se siano più colpevoli i primi o i secondi, in una gara che, come lasciano intendere i frammenti di Sepalone, sembra non avere mai fine.
Ho solo un rimprovero da fare al bravo fotografo: perché chiamare in causa la giungla, cioè la natura?
La giungla è un ecosistema perfetto, per quanto pericoloso per gli uomini che vi si avventurino, e la natura fa sempre e solo il suo mestiere. Sono gli uomini, tutti noi, che di fronte alle responsabilità ce ne infischiamo, e preferiamo giocare, in questo nostro terreno urbanizzato che è Foggia, alla stregua di un vecchio Far West, dove ognuno usa la legge a proprio piacimento.
Quel lordume nel nuovo terminal, quei vetri infranti in locali pubblici, quelle panchine divelte, quelle scritte che vandalizzano ogni parete o spazio disponibile, quelle strade maltrattate da funzionari e tecnici incompetenti sono il risultato del "patto di ferro" tra cittadini (con licenza di vandalizzare) e pubblici amministratori (incapaci a gestire la cosa e "le cose" pubbliche).
Parco San Felice (escluso lo spazio di ParcoCittà, autogestito da quattro associazioni e da volontari) è tornato preda di motorini, spacciatori e giovani vandali. Ma i neofascisti della vecchia e della nuova ora vedono in città solo "invasioni" di extracomunitari, quando la maggior parte di quelli stanziali sono quelli che, grazie allo sfruttamento di "civilissimi" e "arianissimi" foggiani consentono le buone pratiche domenicali a base di sughi di pomodoro per milioni di italiani...
Né vedono le floride attività paninare (con una media-scontrini vicine allo "zero assoluto"!!), abbinate alla vendita di ettolitri di birre, svolte dal calar della sera fino a notte fonda e le cui conseguenze (sporcizia, bottiglie rotte e lattine vuote, musica ad alto volume, gazzarre ecc.) trovano sfoghi episodici e fini a se stessi sui social o sul muro del pianto di "Foggia Today".
Anzi, colgo sempre più un atteggiamento 'paraculista' di quanti (e sono tanti) a Foggia amano pubblicare foto-denunce sui social o su "Foggia Today" sperando che, poi, una fatina buona o qualche anima pia operante nelle stanze di Palazzo di Città si trovi a leggere tali denunce e magari, preso da uno slancio di umana sensibilità, intervenga per porre fine al disturbo, allo sconcio o al malaffare. Ma questo, come si evince dalle notizie di cronaca, non accade quasi mai.
Mi ha molto colpito un caso, recentissimo, denunciato proprio su "Foggia Today" da un sensibile cittadino che, tra le aiuole di via Ester Lojodice (zona San Pio X) si è imbattuto, ha fotografato un bello scorpione, nemmeno tanto piccolo, inviando la segnalazione a FGT: "Chissà come sarà arrivato lì!", "Sarà certamente pericoloso!", "Speriamo che qualcuno intervenga!", "Lì ci passano i nostri bambini!".
Che bella gente che anima questa città, cari Geppe e Michele! Invece di recarsi subito alla ASL e presso i Vigili Urbani (con la foto, ovviamente), il nostro "nativo digitale" ha pensato bene di trasmettere denuncia e foto solo a "Foggia Today", liberando la coscienza da possibili responsabilità.
E i redattori di quel giornale telematico - fossimo stati in un'altra città e con ben altre qualità giornalistiche - avrebbero immediatamente ringraziato il lettore e fatto intervenire chi di competenza.
Ma di che stupirsi più?! Foggia è quella descritta nel passaggio finale firmato da Geppe Inserra, che condivido tranne per il fatto che se continuo a viverci non è per i ricordi che mi legano ad essa. Quelli restano con noi per sempre, a prescindere dal luogo ove si viva.
Ribadisco, quindi, quanto scritto alcuni anni fa proprio su 'Lettere Meridiane': Foggia è una città destinata a implodere. Questione di tempo, purtroppo.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

Foggia, cesso dell'alta velocità Napoli-Bari

Agli altri le megastazioni, come quella di Afragola o di Bari. Agli altri, come a Benevento e ancora una volta a Bari, i treni comodi, che non ti costringono a levatacce. A noi? Neanche le briciole. Il Tavoliere si è trasformato in un cesso. I cantieri dell'alta velocità hanno fatto scempio del territorio, nell'indifferenza generale. Foggia è diventata il cesso della ferrovia ad alta velocità Napoli-Bari. Che bypassa il capoluogo, ma in compenso regala brutture che gridano vendetta. Come la trasformazione di quel gioiello di architettura rurale che è (o sarebbe meglio dire era...) Borgo Cervaro in una riserva indiana.
Proprio come successe nel Far West con l'arrivo della ferrovia, le nuove infrastrutture dell'alta velocità hanno praticamente assediato la borgata. confinando gli abitanti in una sorta di riserva. E non è tutto. La bretella di Incoronata che consente il bypass di Foggia ha come costo aggiuntivo il "congelamento" del ponte di via Bari, che non potrà mai essere raddoppiato, mentre qualche chilometro più avanti sono stati costruiti inutili, faraonici ponti e bloccate strade.
Una periferia compromessa, come viene puntualmente documentato nel filmato di Lettere Meridiane che potete vedere sotto.
Ma la cosa peggiore è che questo scempio ambientale e culturale si è consumato in silenzio, senza che nessuno alzasse un dito. Guardatelo, incazzatevi. E ricordatevene quando andrete a votare.

martedì 27 giugno 2017

Da settembre il diretto per Roma. Ma il sindacato continua la protesta

Il treno diretto si farà. Parola di Trenitalia, che comunica ufficialmente che a partire dal 4 settembre prossimo verrà istituito il tanto agognato treno diretto tra Foggia e Roma, estendendo quello che attualmente collega alla Capitale Benevento. In sostanza, anziché dal capoluogo sannita, la Frecciargento del mattino partirà da Foggia (con fermata anche a Caserta) in modo da consentire ai viaggiatori pugliesi e campani di raggiungere Roma in tempo utile per poter aver a disposizione l'intera giornata.
L'orario di partenza è fissato alle 5 del mattino, con arrivo a Roma Termini alle 7.42. Il ritorno alle 16.55, con arrivo a Foggia alle 19.45. Salire su quel treno implica una levataccia, ma è anche una concreta risposta alle necessità di quanti devono trovarsi a Roma di buon mattino, e far ritorno a casa il giorno stesso.
I tempi di percorrenza sono inferiori alle tre ore: 2 ore e 42 minuti per la Frecciargento Foggia-Roma, 2 ore e 50 per quella Roma-Foggia.
L'azienda ferroviaria puntualizza che "il nuovo collegamento è realizzato interamente a rischio d'impresa da parte di Trenitalia" il che significa che il servizio dovrà essere remunerativo per le casse aziendali. Se non verranno venduti abbastanza biglietti, potrebbe venire sospeso.
Non si tratta dunque di un regalo di Trenitalia e neanche di un riconoscimento delle istanze "sociali" del territorio. I foggiani dovranno pagarsi da soli il costo del servizio, e vale la pena sottolinearlo viste invece le numerose concessioni di cui hanno goduto Rfi e Trenitalia, spesso disattendendo gli stessi accordi istituzionali.
Fanno dunque bene le organizzazioni  sindacali Cgil, Cisl e Uil a mantenere lo stato di agitazione proclamato qualche settimana fa, e culminato con un sit in nel piazzale della stazione. Il sindacato ha fatto sapere che non parteciperà, in segno di protesta, alla cerimonia di inaugurazione per l’attivazione della tratta ferroviaria Cervaro – Bovino, che si terrà domani, mercoledì 28 giugno, alla presenza del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Il sindacato intende così protestare "contro la mancata attenzione da parte del Governo e di RFI nei confronti del territorio provinciale di Foggia e della sua utenza ferroviaria, posizione espressa nella manifestazione unitaria di CGIL, CISL e UIL del 31 maggio 2017."
In quella occasione, le organizzazioni sindacali scesero in piazza chiamando alla mobilitazione territoriale unitaria tutti gli attori sociali, politici ed istituzionali della provincia, per contrastare le politiche regionali dei trasporti messe in atto da RFI e Trenitalia, considerate penalizzanti per gli utenti foggiani.  Le segreterie territoriali di CGIL, CISL e UIL di Foggia contestavano, in particolare, la decisione di Trenitalia di escludere la Stazione di Foggia dal transito dei treni veloci verso Roma.  Per queste ragioni, CGIL, CISL e UIL di Foggia hanno quindi deciso non solo di non partecipare alla inaugurazione della tratta Cervaro – Bovino ma anche di proseguire la mobilitazione territoriale.
“Chiamiamo a raccolta tutti i cittadini della provincia di Foggia – affermano i segretari generali territoriali di CGIL, CISL e UIL di Foggia, Maurizio Carmeno, Emilio Di Conza e Gianni Ricci - perché bisogna far sentire con forza al Governo, al Ministero dei Trasporti, a RFI ed a Trenitalia, la voce di un territorio ormai stanco di essere umiliato e che non accetta di essere bypassato dal sistema ferroviario senza alcuna valida giustificazione e senza il minimo e doveroso confronto con le rappresentanze sociali ed istituzionali. In questa direzione, invitiamo tutti i cittadini e tutti i rappresentanti istituzionali e sociali a disertare quella che è una sterile passerella in un territorio che merita ben altre e concrete attenzioni”.



San Severo, il fascino dell'abitare antico

Le foto d'epoca dei centri storici hanno un fascino particolare, perché ci restituiscono l'immagine di un abitare antico, non ancora contaminato dalla speculazione edilizia che ha reso anonime le nostre città e i nostri paesi. Allora non c'erano neanche la luce elettrica e la televisione, a ingombrare il paesaggio con le loro propaggini tecnologiche, ovvero cavi, antenne che nei decenni a venire avrebbero costituito una costante deturpante.
Ero curioso di vedere l'effetto che avrebbe fatto su una foto simile la tecnica della colorizzazione. Mi sembra molto significativo...
L'originale, in bianco/nero, è tratto dalla collezione fotografica del Fondo Ester Loiodice, custodito presso la Biblioteca Provinciale di Foggia. Raffigura uno dei centri storici più interessanti dei paesi del Tavoliere, quello di San Severo, così com'era negli anni Trenta del secolo scorso. L'autore è anonimo, ma sul retro della fotografia qualcuno, probabilmente il catalogatore, ha annotato, a matita: San Severo, suggestiva con le sue torri e campanili.
Ed è indubbiamente vero. L'avvicendarsi serrato di torri e campanili, luoghi del potere civile e luoghi della fede, rende questo panorama urbano particolarmente suggestivo.
Per scaricare le foto ad alta risoluzione, cliccare sui corrispondenti collegamenti, qui sotto.


Foggia, benvenuti nella giungla

Michele Sepalone, fotografo ed artista, si è sempre sforzato attraverso le sue fotografie ed i suoi video di raccontare la bellezza nascosta di Foggia, spesso colta in momenti e situazioni particolari, come la nebbia o la notte.
Nel suo ultimo video ha cambiato nettamente registro, mettendo a nudo un’altra dimensione della città: la bruttezza provocata dall’incuria, dall'inciviltà, dal vandalismo, dall’incultura. Una bruttezza con la quale ci stiamo abituando convivere, così che giorno dopo giorno non ce ne accorgiamo più.
Welcome to the jungle, Benvenuti nella giungla s’intitola il video, onesto, duro, per alcuni versi inquietante, che potete guardare alle fine del post.
Immagini perentorie, che non hanno bisogno di commenti, sapientemente montate. Si comincia da quelli che dovrebbero essere due luoghi simbolici della città, come il nuovissimo terminal intermodale Vincenzo Russo e piazza Mercato. Posti che dovrebbero rappresentare ed esaltare le due vocazioni della città, la Foggia dei trasporti e quella del commercio, e che sono invece diventati luoghi di nessuno.
L’obiettivo di  Sepalone dà quindi conto di una delle tante, piccole esperienze quotidiane che a Foggia si trasformano, da una cosa normale, in una esperienza horror, o quasi: una corsa su un mezzo dell’Ataf. Il fotografo fa parlare anche i suoni prodotti dagli autobus, costretti a viaggiare sulle centinaia di buche che coprono le strade della città, non c’è bisogno di effetti speciali per documentare una esperienza assai poco entusiasmante, che può trasformarsi in incubo.
E quindi la narrazione di tante altre piccole e grandi brutture che si consumano quotidianamente sotto i nostri occhi: la statua di Umberto Giordano che regge una bottiglia di birra, residui di cibo lasciati sulle panchine, il fregio che adorna la piazza omonima, transennato perché pesantemente danneggiato da un atto vandalico, le auto parcheggiate, dovunque anche davanti alle passerelle riservate ai disabili, le erbacce che crescono incontrollate nelle aiuole, i rifiuti abbandonati sistematicamente fuori dai cassonetti, la sporcizia che regna sovrana.
Foggia sembra davvero, sempre più una giungla, una città in cui la bellezza è stata bandita, assieme a quella dimensione comunitaria che, dove funziona, fa in modo che i cittadini amino e rispettino il posto nel quale vivono, sentendolo come loro, come parte di se stessi.
Michele Sepalone conclude il suo amaro video con una citazione di Lettere Meridiane, scritta a proposito del frettoloso abbattimento dei pini del Deposito Cavalli Stalloni:
“Diciamo la verità fino in fondo. Vivere a Foggia non è una delle cose più gratificanti che possano capitarti nella vita. E, nonostante tutto questo mio scrivere sulla necessità di restare, anche io certe volte vorrei arrendermi, scappare, togliermi dalle scarpe la polvere di questa città sempre più brutta. Mi tengono legato ancora qui i ricordi.” 
Il video di Sepalone dimostra che, purtroppo, stanno facendo a pezzi, assieme alla bellezza, anche i ricordi. Siamo arrivati al punto di non ritorno?
Qui sotto il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo come denuncia. Indignatevi.


lunedì 26 giugno 2017

Gino Longo: "Ripartire dalla Grande Foggia"

Il silos granario di viale Fortore, il più grande d'Europa
Con Gino Longo abbiamo idee politiche assolutamente divergenti, il che non ci ha impedito, negli anni, una reciproca stima e un confronto franco e sincero, che ci ha portato, e ci porta, a condividere analisi sui problemi che ostacolano lo sviluppo di Foggia e della Capitanata.
Attento lettore di Lettere Meridiane, che quotidianamente ospita nel gruppo La Daunia e la Foggia che vogliamo, Gino Longo ha postato l'interessante commento che segue, in uno dei tanti articoli che il blog ha dedicato alla "leggerezza" della classe dirigente di Capitanata. Le considerazioni di Gino Longo - che rievoca quella importante prospettiva progettuale che è stata rappresentata dalla idea della "grande Foggia" mi sembrano meritevoli di lettura, riflessione e discussione.
Siete d'accordo? Che ne pensate?
* * *
Caro Geppe,
i problemi della Capitanata vanno addebitati esclusivamente all'incapace classe politica che abbiamo espresso, dall'amministrazione comunale, alla Regione, Camera e Senato. Poi gli uffici stampa e "giornalistini" che si prestano a fare gli utili idioti, scaricando e diffondendo responsabilità l'un con l'altro schieramento. A confortare gli incapaci, c'è un nucleo di elettori molto simili alla tifoseria, i quali ragionano per partito preso e non con la realtà e la logica.
Un aeroporto funzionante, il completamento della SS16 Foggia-San Severo, l'apertura del secondo casello autostradale, il ripristino dei treni soppressi, è interesse di tutta la comunità, e non di quel o l'altro schieramento politico. Poniamo il caso che la Capitanata passi in Molise, la classe politica locale diverrebbe per questo magica capace e attiva? Oppure poi ci inventeremo "il campobassocentrismo"?

Il Gargano prima della Garganica (colorato come non l'avete mai visto)

Lettere Meridiane continua a regalare ad amici e lettori le immagini "colorizzate" della collezione Ester Loiodice, custodita presso la Biblioteca Provinciale "La Magna Capitana" di Foggia. Nello scatto proposto oggi, la piattaforma di "colorizzazione " fondata sulla intelligenza artificiale riesce a dare veramente il meglio di se stessa, restituendo colore e poesia ad una fotografia che racconta una pagina del passato (e un paesaggio del passato) di cui si è persa ormai la memoria.
Particolarmente suggestiva e significativa la didascalia originale, che recita: Spiaggia di Rodi - S. Menaio prima che si snodassero le lucenti lingue della Garganica.
Una parte cospicua della collezione Loiodice riguarda scatti che documentano i notevoli processi di trasformazione che il territorio e il paesaggio conobbero, in provincia di Foggia, negli anni Trenta del secolo scorso, essenzialmente per le opere idrauliche di bonifica e dell'Acquedotto, per la costruzione della Ferrovia Garganica, ma anche per la qualificazione della viabilità con la costruzione o l'ammodernamento di numerosi ponti.
In questo rarissimo scatto (autore anonimo) vediamo come si presentavano la spiaggia di San Menaio e di Rodi Garganico, prima della costruzione della strada ferrata e della stazione. Un paesaggio di rara poesia.
Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione, utilizzando i collegamenti qui sotto:


sabato 24 giugno 2017

Com'era verde la valle del Cervaro

"Questa è la vera poesia della nostra terra" scrive l'amico Giuseppe Zuffrano, commentando la foto di ieri della valle di Castelpagano, attraversata dalla ferrovia Garganica.
Quel che colpisce dell'immagine è l'armonia che pare stabilirsi tra il manufatto dell'uomo - la ferrovia - e l'ambiente che lo circonda. Sembra quasi che lo spirito della montagna dica alla strada ferrata: "Va bene, ti accolgo. Ma in cambio tu devi rispettarmi."
E' la stessa impressione che si ricava scorrendo altere immagini della ricca collezione del Fondo Ester Loiodice, custodita presso la Biblioteca Provinciale "La magna Capitanata". Se da un lato è evidente l'intenzione, per così dire, politica, di documentare le notevoli trasformazioni che avvenivano in quegli anni, sul paesaggio e sul territorio, con la creazione di una massiccia rete di infrastruttura, dall'altro è da ammirare l'approccio scelto sia dai progettisti che dai fotografi: custodire e preservare il rapporto tra l'opera della natura o quella dell'uomo.
Questa l'impressione che si ricava guardando l'immagine che documenta lo stato della Valle del Cervaro nei primi decenni del secolo scorso. C'è un equilibrio profondo, un'armonia alta che produce quella ineffabile poesia di cui si diceva all'inizio.
E visto che gli esperimenti di colorizzazione (anche in questo caso l'applicazione della tecnica esalta l'assdieme) piacciono così tanto ad Amici e lettori di Lettere Meridiane, da oggi per tutta l'estate reagiremo una immagine della collezione Loiodice colorizzata.
Potete scaricare le immagini ad alta risoluzione cliccando sui collegamenti qui sotto:

Torna a sorridere l'anima federiciana di Foggia

L’assassino, si sa, torna sempre sul luogo del delitto. E così Fabrizio “Jamie” De Lillo, il giovane videoblogger foggiano i cui video su Foggia e la Capitanata dall’alto girati con il drone sono divenuti un fenomeno virale sul web, ci riprova. Ha pilotato il suo nuovissimo Unboxing Mavic Pro, un drone professionale con a bordo una video camera in grado di girare filmati in alta risoluzione a 4k, con 25 fotogrammi per secondo, proprio là dove era nata la sua passione: Masseria Pantano, luogo simbolico della città di Foggia, bellezza, identità e memoria del passato ormai accerchiate dal cemento.
La raggiunta maturità di Fabrizio nella guida del drone, la grande qualità delle immagini, le eccellenti condizioni di luce, il bel montaggio rendono il video un autentico, piccolo gioiello, che invito calorosamente gli amici e i lettori di Lettere Meridiane a guardare, amare e diffondere.
Le indagini storiche ed archeologiche più recenti sembrano escludere che Masseria Pantano possa coincidere con la Masseria di Federico II. Gli studiosi sono propensi a collocarla in un altro sito su cui si è posato lo sguardo che vola del videoblogger: San Lorenzo in Carmignano.
Nel suo video d’esordio, Fabrizio De Lillo confessava di essersi commosso accorgendosi che, durante le riprese, un falcone, volatile caro all’imperatore svevo, volteggiava tra i ruderi della Masseria.
Se ci fate caso, un falcone fa capolino anche durante le riprese dell’ultimo video, che potete guardare qui sotto.
È come se l’anima federiciana della città, supplita dall’abbandono, dall’incuria e dall’oblio avesse ripreso a sorridere e a sperare.
Qui sotto i video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

venerdì 23 giugno 2017

Il Gargano e la sua ferrovia. Che poesia.

Commentando il post Quando il passato si illumina di colore (con relativo filmato su Manfredonia, Siponto e il Gargano negli anni Trenta, basato su fotografie “colorizzate” attraverso tecniche di intelligenza artificiale) Francesco Salvemini scrive: “Ottimo lavoro. Sarebbe interessante ri partire da quelle immagini. ps: la tecnica di colorazione è di notevole pregio.”
Ringraziandolo per il giudizio lusinghiero, e sentendomi particolarmente intrigato dalla ri-partenza evocata nel suo commento, gli ho chiesto cosa intendesse con l'espressione “ripartire da quelle immagini”.
La risposta, che potete leggere più avanti, è una lucidissima e stimolante riflessione sulle immagini della memoria, sul loro potere evocativo, ma anche sulla loro utilità rispetto all’oggi, anche quando si riferiscono ad un paesaggio e un territorio che ormai non esistono più. È sorprendente come Salvemini abbia colto l’essenza stessa della colorizzazione: il voler dar colore al passato ma nella maniera meno artificiosa ed artificiale possibile. Ritessendo i fili cromatici spezzati, potremmo dire.
Ho cercato una immagine che meglio di altre si prestasse a rendere tangibile il discorso di Salvemini. Mi è sembrata perfetta quella che apre il post. È stata  scattata dal fotografo di San Severo Antonio Luigi Venditti, negli anni Trenta del secolo scorso. La location è Castelpagano. Venditti ritrae da un punto di vista squisitamente cinematografico, il “trincerone” settentrionale di valle Maltempo. È un momento nevralgico dell’antropizzazione del Gargano, che sta per spezzare il suo endemico isolamento con la ferrovia. Eppure, guardate con quanta delicatezza il binario si insinua nel trincerone, sommesso e discreto, rispettando la sacralità della valle che prorompe dopo la curva.
È raro trovare in una foto che mostra solo un paesaggio antropizzato tanta poesia.
Ed ecco le belle considerazioni di Salvemini. Trovate alla fine del post i link per scaricare le immagini in alta risoluzione.
[Ri partire da queste immagini significa] Cercare di traslare quelle immagini sul piano delle categorie politiche, quel piano razionale, dialettico che attiene alla polis.

Tra Malavita e Malamend: da Giordano ai Tavola 28 (di Pasquale Longo)

L'autore della ricerca con suo fratello e Cisky e Guaiè
Devo ammetterlo. Se non fosse stato per i miei nipotini difficilmente avrei conosciuto ed apprezzato i Tavola 28. Sono stati loro a farmeli amare, nonché a portarmi per la prima volta, un paio d'anni fa, a Stornarap, la grande kermesse hip hop che si svolge l'estate nella cittadina dei Cinque Reali Siti, ormai divenuta un punto di riferimento in Puglia per la sua notte bianca all'insegna del rap.
In occasione della recente conferenza stampa in cui il duo foggiano ha presentato il suo ultimo videoclip Malamend, ho pensato di ricambiare, portando con me Pasquale e Giuseppe. Guardate che cosa ne è venuto fuori. 
I Tavola 28 sono diventati oggetto di una ricerca scolastica, che ha particolarmente interessato i docenti dell'Istituto Comprensivo Catalano-Moscati. (G.I.)
* * *
L’idea di questa ricerca mi è venuta dopo che mio nonno (Geppe Inserra, n.d.r.) mi ha portato ad una conferenza stampa in cui si presentava l’ultimo videoclip dei Tavola 28, un gruppo hip hop foggiano che a me piace molto, perché lo sento molto vicino ai problemi che riguardano noi ragazzi.
Il brano del videoclip si chiama Malamend, termine che in dialetto foggiano indica le persone che vivono in modo sbagliato, ma che spesso - questo sembra almeno di capire dai versi della canzone - sono costretti dalla società a vivere così, perché non hanno possibilità di riscatto e di emancipazione.
Malamend - come scrive il blog foggiano Lettere Meridiane - sono i ragazzi della periferia di Foggia, mai come in questo caso ombelico del mondo, perché in effetti la Foggia quasi sempre oscura, notturna, opaca fotografata dal giovane filmaker foggiano Vincenzo Romagnoli che del clip è anche regista e montatore, è cifra di tutte le periferie del mondo, da Scampia ad Harlem, anzi forse più Harlem che Scampia. Malamend sono i vinti di ogni tempo, costretti dal destino, che oggi indossa le vesti della finanza e del capitale, ad una vita ai margini, dove il confine tra legalità ed illegalità è sempre più labile, e il salto nel crimine sempre più frequente, per molti versi inevitabile, quasi sempre irreversibile. Non c'è speranza perché alla fine, dicono Cisky e Guaiè con il coraggio e l'onestà intellettuale che me li ha fatti amare, si perde sempre, e perdono tutti.”
Mio nonno mi ha spiegato che questo tema è stato affrontato non soltanto dalla musica moderna come il rap o l’hip hop, ma anche dalla musica lirica, e che due delle opere principali di quella Giovane Scuola Italiana che negli anni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento rivoluzionò il melodramma, sono nate proprio a Foggia o vicino Foggia.
Allora mi sono proprio incuriosito e ho deciso di approfondire la cosa.

giovedì 22 giugno 2017

Don Tonino Intiso: "La rabbia farà esplodere la ribellione dei poveri”

Non ho alcuna nostalgia del partito cattolico nel quale, d'altra parte, non ho mai militato. Ma allo stesso modo credo che i cattolici non possano disimpegnarsi dalla politica intesa come esercizio civico (dell'essere cittadino), e che per la stessa ragione non possano cedere alle lusinghe dell'antipolitica e del qualunquismo.
Non credo si possa essere buoni cristiani sposando le tesi di quanti non vogliono riconoscere il diritto di essere cittadini italiani a tutti i bambini che nascono in Italia. E allo stesso modo, non credo si possa essere buoni cristiani adorando il dio danaro, quel capitalismo finanziario che detta tempi e regole al mondo dell'economia e del lavoro. Soprattutto in un momento in cui Papa Francesco restituisce centralità e pregnanza "religiosa" a grandi questioni come la dignità del lavoro, il rispetto della persona, la custodie e la tutela dell'ambiente.
E allora, cosa significa, oggi, essere un buon cristiano? Vi suggerisco una utile lettura. Ecco quanto don Tonino Intiso, all'epoca segretario di quell'indimenticabile pastore di anime che è stato mons. Giuseppe Lenotti, arcivescovo di Foggia scriveva sulla sua quotidiana esperienza di ascolto dei tanti disoccupati disperati che bussavano alla porta della Curia per chiedere aiuto. L'articolo è uscito nel 1975, sul periodico cattolico Il Nuovo Risveglio, diretto da Gaetano Matrella.
Buona lettura (G.I.)
* * *

La rabbia farà esplodere la ribellione dei “poveri”

Ho tra le mani una vecchia agenda, la sfoglio e scopro che essa non mi serviva per segnare gli impegni del Vescovo o scrivere il diario per tramandare ai posteri la storia della segreteria vescovile di questi anni, né per rileggere, compiaciuto, nella mia vecchiaia il tempo della giovinezza vissuto per i fratelli...!
Mi serviva solo per scrivervi dei nomi con l'indirizzo, l'età ed una richiesta.
Dietro ogni nome c'è una storia in genere drammatica, una storia di rifiuti, di promesse non mantenute, di speranze deluse, di diritti conculcati, di povertà, di emarginazione.

mercoledì 21 giugno 2017

Quando il passato si illumina di colore / Manfredonia, Siponto e il Gargano negli anni Trenta

Le fotografie in bianco nero hanno un loro indubbio fascino. Sanno di antico, di passato. Però ci consegnano una immagine fatalmente distorta e limitata rispetto a quello che vedeva chi li ha scattate, e che percepiva la realtà a colori.
Restituire colore alle fotografie in bianco e nero è un po’ come andare indietro nel tempo, recuperando (seppure, ovviamente, in parte minima, le atmosfere cromatiche del momento in cui l’attimo bloccato dalla foto s’impresse sulla pellicola).
Vale la pena sottolineare  che la tecnica utilizzata per generare la colorizzazione delle antiche foto, messa a punto dai docenti giapponesi della Waseda University  di Tokio, Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa si fonda su dati di fatto, più che su artifici. Il calcolo digitale entra massicciamente nella procedura, ma più per cercare di recuperare informazioni dai dati di realtà, che non per produrre una realtà artefatta.
Al cuore dell’ingegnoso algoritmo c’è la classificazione preventiva dalla fotografia da trattare, attraverso un complesso sistema di Neural Network che riesce ad individuare le diverse forme esistenti nella immagine, e a dar loro colore.
Nel video qui sotto, potete vedere cosa è venuto fuori dall’applicazione di questa tecnica su una serie di belle fotografie in bianco nero tratte dal Fondo Ester Loiodice e dal Fondo Rosario Labbadessa, custoditi nella Biblioteca Provinciale “La magna Capitana” di Foggia, e che prendono per la prima volta colore.
Quando il passato si illumina di colore vi mostra una sequenza di venti scatti su Manfredonia, Siponto e il Gargano negli anni Trenta, quando questa porzione del territorio pugliese si trovava al centro di uno dei più grandi processi di trasformazione della sua storia. Si costruiva infatti la nuova stazione ferroviaria che giungeva fino al porto, esso stesso ampliato e potenziato, mentre la zona paludosa di Siponto veniva sottoposta ad una radicale azione di bonifica, e cominciavano timidamente ad affacciarsi le prime attività turistiche.
Le immagini sono ad alta risoluzione, e sono state preventivamente trattate e restaurate digitalmente, prima del processo di colorizzazione.
Trovo il risultato interessante, e spero che piaccia anche agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane. Se l’esperimento è di vostro gradimento potrei ripeterlo anche su immagini riguardanti altre località. Fatemi sapere. E così pure fatemi sapere (inviandomi eventualmente una mail dove possa spedirvele) se siete interessati ad ottenere qualcuna delle foto che animano la sequenza.
Buona visione.

martedì 20 giugno 2017

L'assordante silenzio dei cattolici del Pd (e del loro Gran Mogol)

Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, non si è lasciato pregare e alla prima occasione utile ha rotto l’assordante silenzio dei cattolici sulle polemiche che stanno accompagnando il dibattito sullo Ius Soli, stigmatizzato dal Gran Mogol qualche giorno prima. (Per chi non ha mai letto Topolino: il Gran Mogol è il capo del gruppo di boy scout, le Giovani Marmotte, frequentato da Qui, Quo e Qua; ogni riferimento a Matteo Renzi è tutt'altro che casuale).
Parole dure e chiare, quelle pronunciate  dal presule di Cerignola, invitato da Repubblica a discutere sugli aspetti rivoluzionati del pontificato di Francesco:
"Siamo preoccupati per come si sta affrontando questo problema, persino con gazzarre ignobili in Aula. Sono temi molto importanti. Ci sta che qualcuno sia contrario. Ma vedo che c'è chi ha cambiato idea. E ora fa politica unicamente per rincorrere il proprio successo, perché vuol fare solo il proprio interesse. Tre italiani su 4 sono d'accordo ma c'è chi usa la polemica per paura di perdere voti. Fare politica per rincorrere il proprio successo, non è fare politica. E tutti sanno chi ha cambiato posizione, idea, qui non è questione di appiccare l'etichetta di italiano, ma di dare un senso di appartenza, non ci si deve prendere a botte per questo, ma discutere".
Mi piacerebbe adesso sapere dal Gran Mogol Matteo Renzi e da quanti come lui militano nel Pd e sono cattolici, cosa pensano di alcune cose che papa Francesco in persona ha detto, a Genova, parlando di lavoro:

lunedì 19 giugno 2017

Proclamato venerabile padre Castrillo, il frate eroe dei bombardamenti a Foggia

padre Agostino Castrillo
Nelle tragiche giornate della estate del 1943, straziata dalle ripetute incursioni aeree dei bombardieri alleati che distrussero la maggior parte degli edifici e provocarono la morte di migliaia di persone, i foggiani impararono a conoscere ed amare una persona che seppe non arrendersi all’orrore della guerra e si sforzò assieme ai suoi confratelli di soccorrere i feriti, di assistere chi era rimasto senza tetto, senza acqua e senza cibo, di regalare loro un sorriso e un barlume di speranza: padre Agostino Castrillo. Era il parroco di Gesù e Maria, la cui chiesa-convento sorge nella parte della città più devastata dalla furia dei bombardamenti.
A volte il confine tra santità ed eroismo è davvero labile, ed è forse questo il caso di padre Agostino, frate minore francescano, che qualche giorno fa è stato dichiarato “venerabile” dalla Congregazione delle cause dei Santi. Il decreto, la cui promulgazione è stata autorizzata da papa Francesco, riconosce “le virtù eroiche del Servo di Dio Agostino Ernesto Carrillo”.
Il titolo di venerabile è riconosciuto dalla Chiesa cattolica ai Santi, per i quali si è già concluso il processo di canonizzazione e a quanti vengono considerati degni di venerazione da parte dei fedeli appunto dopo il riconoscimento delle loro virtù eroiche. Ovvero, sono a un passo dalla santità.

Andrea Scarpa ritorna alla vittoria e ribadisce: "100% foggiano"

Andrea Scarpa è tornato alla vittoria, battendo ai punti sul quadrato del Casino  di Saint-Vincent in Valle d'Aosta il giorgiano Giorgi Abramishvili, che si è confermato un avversario piuttosto ostico, come d'altra parte faceva presagire il suo palmares, ricco di 18 vittorie ed 11 sconfitte.
Il pugile foggiano, che da ragazzo vive assieme alla sua famiglia a Torino, ma che è rimasto sempre profondamente legato alla sua città natale, riprende così la scalata ai vertici del pugilato internazionale rallentata, ma non certo interrotta, dalla sconfitta patita nello scorso mese di novembre ad opera dell’imbattuto e più giovane sfidante britannico Ohara Davies.
La sera del 26 novembre dello scorso anno Scarpa si era presentato nel leggendario scenario della Wembley Arena per la prima difesa del titolo Silver dei superleggeri Wbc che aveva conquistato soltanto cinque mesi prima, sempre a Londra (ma alla O2 Arena del Greenwich Village) il pugile di casa John Wayne Hibbert, per kot, dopo poche riprese che lo avevano visto protagonista assoluto.
Nella seconda sfida londinese, Andrea si presentava oltre che con la cintura silver con un altro record da difendere: da qualche giorno era il solo pugile iridato italiano, ma purtroppo l'opaca prestazione, assieme probabilmente anche ad una condizione fisica non eccelsa, non hanno permesso che la difesa del titolo andasse in porto e il record continuasse.
Con la tenacia e l'umiltà che lo contraddistinguono, Andrea ha ripreso a lavorare in palestra e a guardare avanti. E in alto.
Il match di sabato sera, sottoclou della sfida per il titolo europeo dei medi tra Blandamura e Gotti, ha lasciato sensazioni positive, come già era successo il 13 maggio scorso, quando al Palaeinaudi di Moncalieri, Andrea si era sbarazzato del messicano Juan José Ocura, battendolo anche in questo caso ai punti, sulla distanza delle sei riprese. Quel che conta è che l'atleta foggiano abbia comunque ripreso a scalare posizioni nel ranking internazionale, riprendendosi da quella che può essere ritenuta una battuta d'arresto. Da dimenticare in fretta.
E com'è successo nelle altre occasioni, sabato sera nella prestigiosa cornice del Casino  di Saint-Vincent Andrea ha festeggiato la vittoria indossando la maglia che ricorda la sua foggianità e il suo attaccamento a Foggia.
Che continuerà a tifare per lui e a stargli accanto, in questo momento particolare della sua carriera.
G.I.

domenica 18 giugno 2017

La gavetta (e la moglie) foggiana di Mino Raiola

Personaggio vulcanico, coloratissimo, puntuale protagonista delle estati italiane e non, che incendia con i suoi colpi di calciomercato, Mino Raiola si concede poco e malvolentieri ai cronisti, ma quando lo fa, le sue battute restano scolpite negli annali del giornalismo: “Quando scrivete che facevo il pizzaiolo, sbagliate. Facevo il cameriere”. Oppure: “Parlo molte lingue, la peggiore è l’italiano”. 
Qualcuno si è divertito a fargli i conti in tasca, concludendo che quest’anno quello che è ormai ritenuto il maggior protagonista del calcio mercato internazionale intascherà la bellezza di 50 milioni, e senza neanche giocare al pallone.
“Era un cameriere, non sa parlare, ma guadagna quanto una multinazionale” scrive di lui in un bell’articolo su Il Foglio, Beppe Di Corrado.
Il cameriere che guadagna come una multinazionale ha vissuto una parte significativa della sua carriera a Foggia e conserva di quella esperienza un bel ricordo, tanto da parlarne ogni volta che può.
Giovanni Cataleta dedica un intero capitolo del suo bel libro “Il distintivo dalla parte del cuore” alla storia di Mino Raiola che era ai suoi primi passi come procuratore sportivo. Siamo ai tempi del Foggia di Zeman e di Casillo. Il patron rossonero si era rivolto al suo conterraneo Raiola, campano di Angri, per portare in rossonero Bryan Roy. In effetti il contratto dell’asso olandese fu il primo stipulato da procuratore da Raiola. La sua sfavillante carriera è cominciata proprio da Foggia.
E sentite come. Nelle sue prime partite Roy sembrava svogliato, si integrava poco e male con i compagni. Preoccupato, Casillo mandò a chiamare Raiola: “Devi restare qui a Foggia, a fianco del giocatore, insegnargli a parlare l’italiano, fino a quando non lo recuperiamo.” Senonché, come argutamente racconta nel suo libro quell’impareggiabile storyteller che è Giovanni Cataleta, sia il mister che Raiola l’italiano non lo parlavano benissimo, Zeman per ragioni geografiche, Raiola per sua esplicita ammissione, sicché il talento olandese sembrava fare molta fatica a comprendere il “verbo” dell’allenatore.
Pasquale Casillo inventò allora un’originale catena: Zeman diceva a Casillo, che si rivolgeva in napoletano a Raiola, che traduceva per Roy. Sta di fatto che l’attaccante si mise e giocare bene e a far gol entrando nel cuore dei foggiani e contribuendo in maniera decisiva a Zemanlandia 2.

sabato 17 giugno 2017

Quando Carmeno fece vedere i sorci verdi a De Michelis e Forattini gli dedicò una vignetta

Commentando ieri mattina ad Agorà, i disordini scoppiati al Senato nella discussione sullo Ius Soli, Marcello Sorgi ha rievocato un clamoroso episodio che vide protagonista un parlamentare foggiano, Pietro Carmeno. Dopo aver detto che l’aula di Palazzo Madama è stata spesso teatro di bagarre del genere, L’editorialista de La Stampa, ha ricordarono gli incidenti che - cito quasi testualmente - costarono al senatore Carmeno la frattura di un piede.
Se si pensa che da quel giorno sono passati ben 33 anni, si ha l’idea precisa di quanto clamore suscitò il clamoroso gesto di Pietro "Pierino" Carmeno, indimenticabile e straordinario personaggio della sinistra pugliese e meridionale. I fatti conquistarono la prima pagina di tutti i quotidiani e l’apertura di tutti i telegiornali anche perché, al di là dell’importanza dell’argomento in discussione, fu prima volta che comunisti e socialisti, i cui rapporti si erano progressivamente incrinati con l’avvento al potere di Bettino Craxi, arrivarono alle vie di fatto.
Era la mattina del 19 marzo 1984, il Senato era chiamato a discutere sul decreto del Governo che tagliava la scala mobile. Quella scelta segnò in effetti il punto più alto di rottura e lacerazione tra i due partiti della sinistra.
Il Governo avrebbe dovuto rispondere, attraverso il Ministro del Lavoro Gianni De Michelis, socialista, ai 78 ordini del giorno presentati sul decreto. Il senatore comunista Rodolfo Bollini sollevò una (sacrosanta) eccezione procedurale chiedendo che si discutesse preventivamente sulla mancata  copertura finanziaria del decreto.
Trattandosi di una questione regolamentare doveva avere la precedenza. Ma la presidente di turno, la socialista Delia Briotta rispose che se ne sarebbe discusso al pomeriggio, dando la parola ai rappresentanti del governo per la loro relazione. Dai banchi del Pci si levarono urla di protesta che proseguirono per tutta la durata del discorso del ministro De Michelis.   Ed ecco quanto successe subito dopo, nel racconto di Alberto Rapisarda, su La Stampa del 20 marzo 1984.
“De Michelis stava per sedersi quando veniva raggiunto alle spalle, sul banco del governo, dal comunista Pietro Carmeno che si era infilato di corsa nel corridoio che viene utilizzato per le operazioni di voto con le palline. Carmeno si lanciava su De Michelis e gli toglieva dalle mani il pacco degli emendamenti. Per far questo, compiva un salto e cadendo si slogava una caviglia. Dolorante, usciva zoppicando dall’aula con il trofeo in mano. Ma a quel punto scoppiava il putiferio.”
I socialisti reagirono con veemenza e, forti anche dell’età media più giovane di quella dei loro colleghi comunisti, aggredirono i senatori del Pci. Per fortuna non ci furono altri feriti, oltre Carmeno, che in lettiga venne trasportato fuori dall’aula, in un’ambulanza fino all’ospedale dove gli venne diagnosticata una frattura. Ma il giorno successivo, proprio a Palazzo Madama, mentre proseguiva il dibattito venne colto e stroncato da un infarto il senatore comunista Dario Valori.
Il giorno dopo, mentre sulla copertina de La Stampa Forattini faceva assurgere il senatore foggiano agli onori della sua vignetta quotidiana, un socialista lucido e intelligente come Rino Formica invitava a suoi a frenare: “Il paese ha bisogno di un governo autorevole, non autoritario”. Non successe, e da quel giorno iniziò per la sinistra una diaspora che non si è più ricomposta.
A Foggia la notizia venne accolta con un misto di soddisfazione ma anche di stupore. Soddisfazione perché Pierino, come lo chiamavano i compagni e gli amici più stretti, gliel’aveva fatta vedere a quel De Michelis e ai socialisti che stavano trascinando il Paese verso il liberismo (forse allora non si diceva proprio così ma il concetto è più o meno quello).

Anche Internazionale ci casca sul Gran Ghetto e Rignano, ma poi si corregge

Ci è cascata anche Internazionale, prestigiosa rivista che settimanalmente pubblica una selezionata raccolta di servizi ed articoli tratti dal meglio della stampa democratica di tutto il mondo, attribuendo, erroneamente, la collocazione del Grand Ghetto a Rignano Garganico. È accaduto nella didascalia della foto e nella cartina che accompagna l’eccellente saggio di Sergio Goffredo e Susi Meret, tratto da Open Democracy, di cui ci siamo occupati qualche giorno fa, in un’apposita lettera meridiana.
L’articolo è corretto, ma risulta sbagliata la didascalia della foto, che potete vedere qui sopra, e di conseguenza è arbitrario anche il coinvolgimento di Rignano nella cartina, pubblicata a fianco della foto.
Ho scritto a Internazionale la mail che segue:
“Sono un vostro lettore affezionato. Vi seguo fin dal primo numero della rivista, e considero Internazionale un modello di obiettività, autonomia e correttezza dell'informazione.
Sono pertanto rimasto sorpreso rilevando anche anche Internazionale è incorsa nello stesso errore di tante altre testate, collocando erroneamente il Grand Ghetto del Tavoliere (didascalia della fotografia alle pagine 32 e 33 di Internazionale 1207) a Rignano Garganico.
La baraccopoli sorge nelle campagne di San Severo, e nulla c'entra con Rignano Garganico, come lascia invece trasparire anche la cartina pubblicata a pagina 33.
Ho segnalato l'errore all'indirizzo di posta elettronica indicato sulla rivista. Per completezza di informazione, mi permetto di invitarvi a leggere quanto ho scritto sull'argomento sul mio blog, Lettere Meridiane.
Cordiali saluti, Geppe Inserra
http://letteremeridiane.blogspot.it/2017/03/ghetto-di-rignano-la-bufala-del-secolo.html
La risposta di Internazionale non si è fatta attendere, e la correzione è stata pubblicata nel numero in edicola in questi giorni, come potete vedere dalla immagine.
Condivido questa esperienza con i tanti cittadini di Rignano e del Gargano che hanno stigmatizzato la bufala propalata dai giornali in questi anni, con un’evidente danno d’immagine per il bel paesino della Montagna del Sole.
Più che con risolgere diffide erga omnes, sarebbe tuttavia il caso di organizzare un monitoraggio sistematico delle notizie sul Grand Ghetto che chiamano impropriamente in causa Rignano Garganico, in modo da poter intervenire presso le testate giornalistiche, caso per caso, con la richiesta opportune rettifiche e precisazioni.

venerdì 16 giugno 2017

Se il passato ritrova i suoi colori

La foto dell'Ovile Nazionale a colori
Chi di noi non ha sognato almeno una volta di colorare il passato, spargendo una mano di colore sulle vecchie fotografie in bianco e nero? Adesso è più facile, grazie ad un workflow messo a punto da Lettere Meridiane, che consente appunto di colorare le fotografie in bianco nero, utilizzando e producendo anche foto ad alta risoluzione.
Per la verità, esistono diverse applicazioni che già fanno ciò, perfino on line. La novità del processo sperimentato da Lettere Meridiane sta nel fatto che è possibile effettuare la colorazione anche su fotografie ad alta risoluzione, in modo da poterle stampare ed eventualmente ricavarne artistici poster da appendere al muro.
L’applicazione di base utilizza sofisticatissimi algoritmi che si fondano sull’intelligenza artificiale. In sostanza, il software è in grado di comprendere cosa ci sia nella fotografia da colorare, interpretandone le diverse forme (terreno, cielo, erba, ecc.) e successivamente colorandole. Il problema è che l’applicazione genera un’immagine sensibilmente più piccola rispetto a quella originale: è necessario che sia così, per ottimizzare la memoria e salvaguardare i dettagli.
Dall’immagine colorata "piccola" così ottenuta, viene estratta la mappa cromatica che, opportunamente ingrandita, viene nuovamente applicata sull’immagine originale in bianco nero, e il gioco è fatto.
I risultati? Giudicateli voi.
La foto che abbiamo colorato per questo primo esperimento è tratta dal  Fondo Ester Loiodice, custodito dalla Biblioteca Provinciale di Foggia (e disponibile on line nella Teca Puglia). È stata scattata da un autore ignoto, tra il 1900 e il 1933, e ritrae l’Ovile Nazionale ubicato a Segezia.
Vedete in alto la foto colorata utilizzando il workflow descritto prima  e in basso quella originale.
La foto dell'Ovile Nazionale nell'originale in b/n
Per poterle scaricare ad alta risoluzione, clic sui collegamenti sotto. Vi è piaciuto? Lo spero, e state in campana perché nei prossimi giorni Lettere Meridiane regalerà ad amici e lettori altre immagini del genere.

Foggia-Roma, possibilista il sottosegretario Manzione: Trenitalia ci sta pensando

Trenitalia sta riesaminando la questione Foggia. E non si tratta più soltanto di un rumor. Il crisma dell’ufficialità è giunto questa mattina a Montecitorio, alla Camera dei Deputati, quando il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Domenico Manzione, ha risposta in aula all’interpellanza urgente che, prima firmataria l’on. foggiana, Colomba Mongiello, era stata presentata su questa ed altre questioni riguardanti la critica situazione del trasporto ferroviario in Puglia.
Com’era facile aspettarsi, il sottosegretario si è soffermato in modo particolare sugli investimenti e sui lavori in atto del progetto di alta capacità ferroviaria tra Napoli e Bari.
Ha riservato alla questione che sta maggiormente a cuore all’on. Mongiello e agli altri sottoscrittori dell’interpellanza (Massa, Grassi, Cera, Marroni, Vico, Chaouki, Ventricelli, Dambruoso, Mariano, Pelillo, Boccia, Palma, Sannicandro, Capone, Valiante, Monaco, Distaso, Taranto, D'Ottavio, Duranti, Carra, Famiglietti, Carella, Fucci, Matarrelli, Di Gioia, Ginefra, Michele Bordo, Buttiglione, Galati, Binetti) solo poche frasi, alla fine della sua risposta. Ma quanto basta per autorizzare qualche speranza.
“Trenitalia sta valutando - ha detto Manzione - di potenziare il servizio per venire incontro alle esigenze manifestate dalle locali realtà pugliesi, nonché la possibilità di rendere ordinario il collegamento ferroviario Roma-Lecce, idoneo per orario e caratteristiche tecniche, e oggi effettuato con cadenza periodica. Trenitalia ha inoltre allo studio l'attivazione di un servizio Alta velocità, evitando così l'utilizzo dei treni IC, considerati i tempi di percorrenza e la tipologia delle fermate tipiche di tali servizi.”
Foggia non viene citata e viene ridotta al rango di una “realtà locale”, però l’annuncio del sottosegretario conferma quanto aveva già detto il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, che ieri ha incontrato l’AD di Trenitalia, Barbara Morgante, ponendo le questioni del Lecce-Roma e del Foggia-Roma. “Su queste due proposte – si legge in una nota diramata dalla Regione - Trenitalia si è riservata di darci il suo punto di vista: ma siamo ottimisti, nel senso che pensiamo che la strategia possa essere cambiata”.
Presentando in aula l’interpellanza Colomba Mongiello ha usato un tono particolarmente accalorato e appassionato. Erano davvero anni che in quel di Montecitorio non si levava una voce così alta a difesa degli interessi del territorio.
Potete leggere integralmente l’intervento dell’on. Mongiello cliccando qui.

Colomba Mongiello: il Nord viaggia in serie A, noi in serie C

Era davvero tanto tempo che a Palazzo Montecitorio non si ascoltava un intervento tanto lucido, caloroso ed appassionato nella difesa degli interessi del territorio foggiano. Ne è stata protagonista questa mattina l'on. Colomba Mongiello (Pd), che ha presentato nell'aula parlamentare un'interpellanza urgente sottoscritta con altri trenta colleghi per sollecitare Trenitalia ad istituire il collegamento Foggia-Roma (ne riferimento in altra parte del blog: per leggere cliccate qui).
Come abbiamo detto negli scorsi giorni, il Freccia Argento che viene utilizzato per il collegamento del mattino da Benevento a Roma, parte da Foggia, ma senza fermarsi alla stazione per far salire i viaggiatori. Un'autentica beffa che ha suscitato feroci polemiche a Foggia e in provincia di Foggia. Per la passione civile e politica che lo distingue, l'intervento di Colomba Mongiello merita di essere letto tutto. Eccolo.
* * *
non è la prima volta che faccio questo intervento in Aula sul potenziamento delle linee, sulla implementazione delle corse, sulle carrozze fatiscenti, sui perenni ritardi, sui bagni che non funzionano. Ma si sa: noi siamo il Sud, noi siamo il Mezzogiorno, spezzato in due dall'alta velocità. È colpa nostra se viaggiamo così lenti? È colpa nostra se viaggiamo in carrozze vecchie, sporche e fatiscenti? È sempre colpa nostra se il gap infrastrutturale nord-sud si allarga? Nel nord-ovest ci sono 7,2 chilometri ogni 100 chilometri quadrati; al sud solo 4,7 chilometri. Nel nord-ovest la rete dell'alta velocità è pari al 9,6 della rete totale; al sud il 2,4: eppure paghiamo lo stesso biglietto del nord-ovest. La differenza è che loro viaggiano in serie A e noi viaggiamo in serie C.

giovedì 15 giugno 2017

Stasera a Foggia Massimo D'Alema: si parla di lavoro e democrazia

Quanta acqua è passata da sotto i ponti da quando la Puglia e la Capitanata erano una incrollabile roccaforte dalemiana. Un giusto premio per il leder maximo, che in Puglia aveva svolto la parte più importante del suo noviziato politico. Di fatto, quel laboratorio pugliese inventato da D’Alema per costruire un nuovo centrosinistra, è stato il trampolino di lancio per una carriera politica che nessun altro esponente della sinistra italiana può vantare.
Massimo D’Alema torna oggi a Foggia, dove mancava da poco più di un anno. Venne a maggio dell'anno scorso, per presentare la monografia dedicata dalla sua fondazione ItalianiEuropei ai Settant'anni della Repubblica.
L’ultima volta squisitamente politica accadde invece nel dicembre del 2014, nell’auditorium di Santa Chiara, affollato come s’addiceva all’occasione importante. Assieme a Peppino Caldarola, l’ex premier commemorò Enrico Berlinguer, inaugurando una mostra che ricordava tutte le volte di Berlinguer in Capitanata.
D’Alema torna oggi nel capoluogo dauno come promotore di quell’Articolo 1, Movimento Democratico e Progressista che sta cercando di ritagliarsi uno spazio significativo, in una sinistra sempre più orfana dei suoi valori tradizionali e fondanti. Dopo aver apertamente sostenuto il “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, D’Alema è stato il primo a capire i fermenti nuovi che si muovevano sul fronte della sinistra, dopo il voto referendario e la pesante sconfitta di Renzi.
Aveva fondato l’associazione ConSenso, per poi confluire, dopo l’abbandono del Pd, nel neonato Articolo 1, che mette assieme le diverse famiglie della sinistra uscite dal Pd e da Si.
L’appuntamento di stasera (ore 19.00, presso la sala Rosa del Palazzetto dell’Arte) si preannuncia di particolare interesse, perché è la prima volta di D’Alema a Foggia dopo la scissione nel Pd e il terremoto politico che ha sconvolto la sinistra, e perché si discuterà proprio sui valori che la nuova sinistra rimprovera ai dem di avere dimenticato: lavoro e democrazia che rappresentano da sempre i valori fondanti della sinistra, ma che, davanti alle sfide della società globale, vanno ripensati e rilanciati, facendone le pietre angolari della nuova sinistra.
Massimo D’Alema sarà intervistato su questi temi dal giornalista del Corriere della Sera Tommaso Labate, in un incontro promosso dal Gruppo Parlamentare di Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista.
Attualmente presidente della Fondazione Italianieuropei, l’ex primo ministro Massimo D’Alema è tra i promotori del nuovo movimento democratico e progressista, nato con l’obiettivo di dare vita ad un nuovo centrosinistra per il paese.
“Lavoro e democrazia - La Sinistra nel mondo nuovo” è il tema dell’incontro, cui interverranno  anche Arcangelo Sannicandro, deputato di Articolo Uno, e il capogruppo del movimento nel consiglio regionale pugliese, Ernesto Abaterusso.

mercoledì 14 giugno 2017

Foggia e la Daunia beffate, tradite, oltraggiate

Il Freccia Argento che "nasce" da Benevento, ma che
parte in realtà da Foggia. Vuoto.
Foggia beffata. Tradita. Oltraggiata. Con l’entrata in vigore del nuovo orario estivo di Trenitalia si è consumato il temuto, ma in fondo scontato, tradimento. L’azienda ferroviaria non ha rispettato i patti che prevedevano che il “baffo” di Incoronata (costruito con i soldi pubblici proprio a questo scopo) sarebbe stato utilizzato soltanto per il traffico merci, e non anche per quello passeggeri.
Il Freccia Argento veloce che collega Bari a Roma utilizza proprio quella bretella, con buona pace di quanti - sindaco Landella in testa - avevano promesso che si sarebbe incatenati sui binari per impedire che il misfatto fosse compiuto.
Ma non è tutto, perché al danno si è aggiunta la beffa.
Avete presente il Freccia Argento veloce che collega Benevento a Roma e che il governatore regionale Michele Emiliano aveva chiesto di far partire da Foggia? Bene, si è appreso che il convoglio parte proprio da Foggia, perché la stazione di Benevento non dispone di strutture idonee allo stazionamento del vettore.
Così quel Freccia Argento parte da Foggia senza tuttavia far salire alcun passeggero. Non transita dalla stazione del capoluogo dauno, utilizzando anch’esso la famigerata bretella.
Tutto ciò dà l’esatta misura della considerazione in cui vengono tenuta le istanze della cittadinanza dauna, e della sua classe dirigente.
“Qualcuno ha almeno bussato alla porta di Trenitalia?”, si era chiesto qualche giorno fa il capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, Filippo Santigliano, lamentando che alla mobilitazione delle settimane scorse non avessero fatto seguito azioni conseguenti di pressing sui vertici dell’azienda ferroviaria.
Non soltanto alla porta di Trenitalia non ha bussato nessuno, ma pochi si sono accorti che i treni veloci per Roma sono ormai un dato di fatto: bypassano Foggia, alla faccia e sulla testa dei soli foggiani (perché alla fine è stato preso in giro anche il sindaco di Bari, Decaro, in quanto il cosiddetto veloce per Roma non è poi così tanto veloce, in quanto ferma anche a Benevento e Caserta…).
Tra i pochi ad incazzarsi il segretario provinciale della Cisl, Emilio Di Conza: “Malgrado la mobilitazione del territorio, culminata nella manifestazione di Cgil, Cisl e Uil del 31 maggio davanti alla Stazione FS di Foggia, il pronunciamento di tutte le principali rappresentanze istituzionali e politiche della Capitanata e della Puglia, la richiesta formale di chiarimenti inviata dal partenariato sociale ed istituzionale di Foggia al Ministero dei Trasporti - ha scritto in una nota il dirigente sindacale -, Trenitalia non ha battuto ciglio, confermando la sua scelta unilaterale ed ingiustificata di penalizzare il territorio di Foggia all’interno del servizio pubblico dei trasporti su rotaia, servizio che dovrebbe invece garantire parità di condizioni a tutti gli utenti italiani”.
Purtroppo, sottolinea ancora la Cisl territoriale, “questo non accade per i cittadini della provincia di Foggia, il cui territorio viene utilizzato come area di sosta, poco più di un parcheggio, per i treni veloci che vanno a servire le zone di Benevento e Caserta, dove evidentemente riescono a farsi sentire, in maniera più efficace ed incisiva, nei confronti non solo di Trenitalia ma anche del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e dello stesso Governo nazionale”.
Come la si volti e come la si giri, questa vicenda fornisce l’esatto peso della classe politica e dirigente foggiana. Leggera come una piuma. Prossima allo zero.

Pio e Amedeo vincono il Premio Margutta

I critici, quelli che arricciano il naso di fronte ai successi e alla “foggianità” di Pio e Amedeo sono serviti. I due comici hanno vinto il Premio Margutta, che quest’anno ha come presidente onorario il premio Oscar, Gabriele Salvatores. Si sono aggiudicati il prestigioso riconoscimento nella sezione tv, e lo riceveranno durante una cerimonia che si svolgerà nella Galleria Monogramma di via Margutta, alle 20.30 di venerdì 16 giugno prossimo.
Una bella soddisfazione per i due attori foggiani, che nelle loro primissime gag a Telefoggia indossavano i panni di due tifosi del Foggia, in trasferta al seguito dei satanelli, che passeggiavano per le strade di Roma del tutto spaesati, ostentando immancabilmente la loro beata ignoranza.
Giunto alla sua venticinquesima edizione, il Premio Margutta è da sempre simbolo di creatività e fecondità intellettiva. Pio e Amedeo sono in eccellente compagnia: assieme a loro, ritireranno l’artistica scultura di Angela Pellicanò, Camillo Bona per la moda, Alfiero Alfieri per il teatro,  Mauro Masi per la sezione “istituzioni”, Alessandro D'Alatri per il cinema,  Eugenia Albini per l’arte, Caterina Guzzanti per la fiction, Ladyvette per la musica, Alessandro Spiezia, Isabel Russinova e Marc Mességué rispettivamente per centro storico, solidarietà e arte & benessere.
La manifestazione di consegna del premio si svolge contemporaneamente ad eventi di moda e di arte, che trasformano la storica strada capitolina in un autentico museo a cielo aperto.
Pio e Amedeo non sono i primi foggiani ad aver conquistato l’ambito riconoscimento. Prima di loro era toccato infatti a  Vladimir Luxuria e a Michele Placido. In passato sono state insignite del Premio Margotta personalità di primissimo piano del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo come Dario Fo, Maurizio Costanzo, Asia Argento, Pippo Baudo, Pupi Avati, Gabriele Salvatores, Carlo Verdone, Walter Veltroni, Philippe Daverio, Santo Versace, Anna Falchi, Franco Di Mare, Eleonora Giorgi, Mara Venier, Fiorello, Michele Santoro e Teresa de Sio.

martedì 13 giugno 2017

La resa del guerriero alla bruttezza dilagante

Non so se gli alberi hanno un’anima. Ma a guardare quel che resta di questo cedro del libano che si ergeva nel giardino dell’Arpa (l’agenzia regionale preposta alla tutela ambientale…) verrebbe fatto di dire sì. Sembra quasi che i rami si trasformino in braccia, che si aprono in un gesto amaro di resa.
Un guerriero che, stanco di combattere, alza le mani e si arrende alla cultura della bruttezza che dilaga a Foggia. Un muto grido di dolore.
Ma questa volta pare che a determinare la drastica potatura non siano state le ragioni di sicurezza invocate per l’abbattimento dei pini pericolanti ai Cavalli Stalloni, in via Guglielmi e a Parco San Felice.
In un post pubblicato sul suo profilo facebook, Giuseppe Messina ricostruisce la sconcertante vicenda:
Il "guerriero" stilizzato e lo "stucchio" - scrive Messina, riferendosi ad
un secondo albero, che potete vedere nell'immagine a fianco - appartengono alle buonanime di due splendidi cedri del Libano, alti non meno di venti metri, non pini e dritti come fusi, lo si capisce bene.
Ebbene, circa un mese fa, un vento molto forte ha spezzato un ramo di un albero adiacente, sul quale non erano state evidentemente fatte le tempestive potature (a sinistra della foto) che ha danneggiato un'auto: è bastato per scatenare la furia piantomicida degli addetti ai lavori. I tronchi rimasti troppo diritti per essere pericolosi sono inequivocabilmente riparati dai venti su tutti e quattro i lati. Ditemi se non è una vergogna tale pressapochismo! Sul lato a sinistra sono stati fatti altri interventi "salutari" su sei o sette pini non proprio diritti; sugli altri due lati sono stati "stozzati" quattro o cinque tigli, diritti e protetti, a poco meno di tre metri d'altezza. L'area è tutta "ben curata": alla base dei tigli "un bosco" di polloni ha formato quasi un siepe!

Santino Caravella: l'orgoglio e la bellezza di essere pugliese

Ricordate Santino Caravella, il precario foggiano che “sta messo male male male”, che ha furoreggiato a Made in Sud? Immaginate cosa succede se decide di partecipare ad un contest di ballo, però non sa ballare, deve prendere lezioni, e a fargli da maestro è nientemeno che il grande attore comico foggiano Giovanni Mancini, negli inediti panni del Maestro Miyagi (quello di Karate Kid, che insegna le arti marziali a botte di “metti la cera, togli la cera”).
Succede che si ride a crepapelle dal primo all’ultimo secondo di Piglia la Puglia Mi Amor, il nuovo inno alla Puglia del bravissimo comico foggiano-lucerino, che conferma la sua capacità di strappare risate e sorrisi mantenendo sempre un garbo che gli evita di cadere in stereotipi e luoghi comuni.
Il risultato è divertentissimo ma anche di assoluta serietà. In un momento in cui la Puglia soffre di un'esasperata competizione tra i diversi territori provinciali ed è attraversata da venti scissionistici, Caravella è tra i pochi a declinare l’immagine della Puglia “una”, e mettere unitariamente in vetrina la sua struggente bellezza, dal Gargano al Salento. Da consigliare ai tanti politici che con i loro comportamenti campanilistici alimentano baruffe tra i pugliesi. E forse non è un caso che in un verso della sua canzone, giocando sul doppiosenso, il buon Santino inviti a "gettare la maglia" e mettersi a ballare, tutti insieme.
Il brano inneggia ad una regione dove “nonostante i suoi difetti, si sta che è una meraviglia” e “nonostante quello che in fondo ci manca, nessuno piange, anzi si fa festa perché la nonna - canta Santino con un riuscito ossimoro - c’ha l’iPhone ma in mano c’ha la teglia di pasta al forno.”
Geniale la storia che racconta le diverse fasi della preparazione al contest con l’allievo Caravella a sudare sette camice e a “mettere la cera, togliere la cera” mentre il maestro Mancini-Miyagi s’ingozza all’inverosimile di leccornie tipiche pugliesi (scherzando gli ho chiesto quanti chili avesse preso durante le riprese, mi ha risposto che girare è stato invece molto faticoso, al punto da perdere tre chili...).
Santino si allena con scrupolo, ma i risultati non arrivano fino a quando a dare a Caravella la dritta giusta è altro maestro pugliese doc, Lino Banfi che gli svela il segreto: se vorrà imparare a ballare Viva la Puglia dovrà bere un bicchiere di vino rosso del nonno. Detto fatto, Caravella diventa un provetto ballerino. Riuscirà il nostro eroe a vincere il contest? Per saperlo, guardatevi il video al termine del post, e non dimenticatevi di acquistare il brano sulle principali piattaforme musicali (iTunes, Google Play, Spotify, Amazon e Deezer): parte del ricavato sarà devoluta all' A.G.A.P.E. (Associazione Genitori e Amici Piccoli Emopatici).
Ottima la regia del lucerino Michele Creta (Miglior opera prima al Festival del Cinema Indipendente di Foggia, con Caccemmitt). Da oscar l'interpretazione di Giovanni Mancini, affiancato nel cast da Antonio Montuori, Roberta Mancini e Roberto Caravella. Il videoclip è impreziosito da tutta una seria di partecipazioni amichevoli tra cui spicca quella del noto chef di Orsara, Peppe Zullo, e quindi Daniele Condotta, Amalia Ponziano, Piero CIAKKY, Pepito, Dj pedro, Gmr Dj, Giovanna d'Angelo, Antonella Brudaglio, Moustax ba, Paolo Citro, Gli Inseparabili, Antonio Pace.
E adesso gustatevi Piglia la Puglia Mi Amor. E poi cantatelo, ballatelo, condividetelo.

Galante: "L'importante contributo della stampa alla democrazia in Capitanata"

Michele Galante e Vito Antonio Leuzzi
C’è di tempo fino a domani per visitare l’interessante mostra documentaria sul tema "La rinascita della stampa libera in Puglia. 1943-1945", organizzata da Anpi, Fondazione Foa, Ipsaic e Corecom Puglia, in collaborazione con la Biblioteca Provincia di Foggia “La Magna Capitana” che la ospita nella sua area mostre (primo piano).
Enzo Siesto ha realizzato una interessante intervista ai curatori della mostra: il direttore dell’Ipsaic (Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea), Vito Antonio Lezzi e il presidente dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Michele Galante, che si è occupato dei materiali documentari riguardanti la provincia di Foggia, in larga parte conservati proprio alla Biblioteca Provinciale.
Durante la manifestazione inaugurale, Galante ha sottolineato come la Puglia sia stata un crocevia importante nella costruzione dell’opinione pubblica democratica, grazie anche alla straordinaria presenza rappresentata da Radio Bari, che fu uno dei pochi strumenti di informazione che non subì la censura del governo Badoglio.
Galante ha motivato il fatto che la stampa democratica sorse in Capitanata qualche mese dopo rispetto alle altre province pugliesi con i pesanti danni provocati dai bombardamenti e dalla guerra, che avevano portato d un’autentica rarefazione della presenza dello Stato.
Ha quindi ricordato che il primo giornale dauno dopo il fascismo fu Azione Democratica a Lucera, diretto da Pasquale Soccio. Successivamente il dibattito politico fu sostenuto massicciamente dalla stampa: ben 5 dei 6 partiti antifascisti avevano il loro giornale. La prima testata di Foggia città fu Juvenilia, diretta da Maurizio Mazza. Tra i temi maggiormente trattati, la ricostruzione postbellica, l'irrigazione, il regionalismo della Regione Dauna.
La provincia di Foggia fu la quarta nel Mezzogiorno per numero di voti dati alla Repubblica.
Potete guardare qui sotto l’interessante intervista.

lunedì 12 giugno 2017

Pulsano e gli eremi colti dallo sguardo che vola di Fabrizio De Lillo

Fabrizio Jamie De Lillo regala ai suoi sempre più numerosi fan una deliziosa chicca. Questa volta porta l’occhio del suo drone e della sua videocamera in uno dei luoghi più belli e suggestivi della Puglia e del Gargano: Santa Maria di Pulsano a Monte Sant'Angelo. Lo sguardo che vola di Fabrizio cattura immagini di stupefacente bellezza, finora esclusivo appannaggio degli uccelli. C’è poco da dire: guardatevi il video, gustatelo fino in fondo. Questa volta il giovane videoblogger foggiano si supera.
Antica abbazia edificata sulle rovine di un tempio dedicato al culto di Calcante, Santa Maria di Pulsano sorge su uno degli “orridi” più spettacolari del Gargano, a strapiombo sul golfo di Manfredonia. Nelle rupi sotto il tempio, antichi eremiti scavarono delle grotte dove trascorrevano il loro tempo pregando. Insomma, un luogo d’incanto come pochi, dove il fascino della natura più primitiva e incontaminata incontra la spiritualità e la fede. Gli eremi sono stati riconosciuti qualche anno fa dal FAI, “Luoghi del cuore”.
La lunga salita da Manfredonia che, sulle ripide balze del vallone, porta in alto fino a Pulsano fu percorsa da San Francesco d’Assisi (Lettere Meridiane ha pubblicato qui, il racconto di Giovanni Tancredi). L’ascesa di un gruppo di pellegrini in tempi moderni è invece raccontata mirabilmente da Gianfranco Pazienza, in Voli Ascetici, anche questi oggetto di pubblicazione da parte di Lettere Meridiane. Potete trovare e scaricare qui l'e-pub..
Le atmosfere incantante narrate da Tancredi e da Pazienza diventano immagini pulsanti, nello stupendo video di Fabrizio De Lillo. Guardatelo qui sotto. Amatelo. Condividetelo.

Elezioni in Capitanata, bene il Pd e il centrosinistra. Ma votanti in calo.

La tornata delle elezioni comunali, che interessavano in Capitanata quattordici amministrazioni, ha confermato la tendenza alla disaffezione del corpo elettorale. Con il 64,6% di elettori, Foggia è tra le province pugliesi che ha votato meno. Peggio ha fatto solo Taranto (63,77%). La media regionale si è attestata sul 66,74%. Rispetto al precedente turno l’affluenza dei votanti ha perduto quasi due punti percentuali. L’ultima volta aveva votato infatti il 68,42% degli aventi diritti. La disaffezione non colpisce soltanto l’elettorale attivo, ma anche quello passivo: a Faeto non si è votato perché i due candidati sindaci non sono stati in grado di comporre le liste per il consiglio comunale.
Il risultato del test premia in generale il Pd ed il centrosinistra.
Il comune più atteso alle urne era Monte Sant’Angelo, dove si votava dopo due anni di gestione commissariale provocata dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
La vittoria è andata al candidato del Pd, Pierpaolo D’Arienzo.  Con la sua lista civica Cambiamonte, D’Arienzo ha conquistato 4.383 voti, pari al 61,6%. Alla lista anche gli 11 seggi spettanti alla maggioranza. L’altra lista di centrosinistra, capeggiata da Luigi Mazzamurro, ha totalizzato 1.954 voti (27,5%) e 4 seggi. Al terzo posto Donato Troiano, ex sindaco Pds ed ex presidente dell’Asl, con la lista civica Verso il futuro, appoggiata dal centrodestra, con 773 voti (10,9%) e un seggio.
Non esaltante, l’affluenza alle urne: soltanto il 61,3% degli aventi diritto.
A Rodi Garganico, dove non si era candidato il sindaco uscente Nicola Pinto, l’ha spuntata l’ex sindaco Carmine D’Anelli, sostenuto dal Pd, che con la sua lista ha conquistato 1.454 voti (61,7%) battendo la candidata del centrodestra, Giovanna Amedei (903 voti, 38,3%).
A Rignano Garganico l’ha spuntata il giovane Luigi Di Fiore che capeggiava la lista civica Rignano che vorrei. Ha conquistato la fascia tricolore battendo con il 59,6% dei consensi Michele Ciavarella (Patto per Rignano) che si è fermato 40,4%. Vittoria del Pd anche a Carpino: con 1.490 voti (53,8%) Rocco Di Brina, stimato urologo foggiano, ha battuto l’avversario Nicola Trombetta (46,4%).
Nel Gargano erano chiamati alle urne anche i cittadini di Ischitella e Isole Tremiti. Nel comune che ha dato i natali a Giannone erano in corsa quattro candidati sindaci: ha vinto nettamente Carlo Guerra, sostenuto dal Pd e dall’Udc (1.491 voti, 57%) che ha nettamente staccato il vicesindaco uscente, Giuseppe D’Errico (676 voti, 25,9%). Al terzo posto la lista guidata dall’ex vicesindaco Leonardo La Malva, con il 13%. Il quarto candidato, Eustachio Caputo, ha totalizzato il 4,1%.
Come da tradizione, gli elettori di Isole Tremiti si sono recati in massa alle urne (85,43%) affidando la fascia tricolore ad Antonio Fentini, vincitore della competizione elettorale con il 68% dei consensi. Nettamente staccati gli altri due candidati sindaci, Basso Martella (27,6%) ed Arturo Santoro (4,4%).
Tre i comuni del Tavoliere chiamati al rinnovo del consiglio comunale. A Stornara, dove ha votato l’82,73% degli aventi diritto) si è confermato sindaco Rocco Calamita che ha largamente battuto, con l’80,15% dei voti l’avversario, Michele Mandriani (19.9%). Antonio Del Priore, a capo della civica "Innovazione", sostenuto da Capitanata Civica, è stato riconfermato sindaco a Castelluccio dei Sauri con il 53,1%. Dietro di lui, Carmela Ciotti (Cambiamenti) con il 39,4%, e la candidata del Movimento 5 Stelle, Alessandra Augelli (7,6%). A Chieuti, gli elettori hanno affidato la fascia tricolore a Diego Iacono, che con il 57,7% ha battuto la sua sfidante Antonietta D'Ardes che si è fermata al 42,3%.
Vediamo come sono andate le cose nei Monti Dauni. A Orsara si registrava una situazione particolarmente effervescente con la netta spaccatura del centrosinistra, da molti anni alla guida del Comune. L’ha spuntata sul filo di lana il sindaco uscente Tommaso Lecce che con 888 voti (43,9%) ha sconfitto il candidato del Pd, Pierluigi Caraglia (780 voti, 38,6%). Terzo Michele Belluscio di Primavera Orsarese, con 353 voti (17,46%).
Nei Monti Dauni erano chiamati alle urne anche Motta Montecorvino, Panni, Roseto Valfortore e Celenza Valfortore. A Motta l’ha spuntata nettamente Domenico Iavaniglio che ha ottenuto quasi l’80% dei voti, battendo Roberto Calabrese (20.6%) e Massimo Salandra, protagonista di un autentico “caso”: ha ottenuto soltanto un voto!
A Panni Pasquale Circolo, con il 70,7% dei voti ha battuto Vito Montecalvo (29,3%). Cambio della guardia in municipio a Celenza Valfortore, dove con il 55,1% Luigi Iamele ha sconfitto il sindaco uscente Massimo Venditti (44,9%).
A Roseto Valfortore si è recato alle urne soltanto il 38,17% degli aventi diritto. L’ha spuntata Lucilla Parisi, già più volte sindaca in passato del piccolo centro subappenninico, che si è imposta sul rivale Matteo Caldarella con il 55,2% dei voti. L’avversario ha totalizzato invece il 44,8%.
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