martedì 21 novembre 2017

Giuseppe Vaccariello e don Tonino Intiso, storie e incroci di sport e solidarietà

Trent’anni di attività. Generazioni di giovani calciatori forgiati in quella che è scuola di calcio più longeva e più radicata a Foggia. Cresciuti nei campi di periferia e poi finiti a tirare calci al pallone su quelli che contano, come Cristian Agnelli, l’attuale capitano rossonero. Ma tutti, campioni e non, educati ad essere sportivi veri, persone oneste, rispettose del prossimo, e ad amare la città.
Giuseppe Vaccariello festeggia i suoi primi trent’anni di insegnante e tecnico del pallone. Allenatore di calcio laureato in quel di Coverciano, il mister opera sul campo della parrocchia di Sant’Antonio, in via Sbano, dove il suo sodalizio, il Foggia Football Club, gestisce una scuola calcio tra le più apprezzate e frequentate della città.
L’esordio di Vaccariello tra i prof. del calcio, datato appunto trent’anni fa, è legato ad una delle pagine più belle ed intense della storia di Foggia solidale. Ebbe luogo sul campetto della parrocchia del SS.Salvatore, in via Napoli, che allora non c’era ancora.
La direzione della Parrocchia era stata da poco assunta da don Tonino Intiso, coadiuvato da don Bruno Bassetto, quale viceparroco. A San Salvatore don Tonino aveva avviato, assieme ad Ersilia Crisci, una delle più avanzate esperienze pedagogiche che siano mai state realizzate nel capoluogo dauno: La Casetta, una scuola materna ed elementare, fondata sulla valorizzazione della creatività individuale dei bambini che la frequentavano e, in armonia con lo spirito conciliare dei tempi, sul costante coinvolgimento dei genitori e delle famiglie, che in buona sostanza cogestivano la struttura. La retta non era prefissata, ma era determinata sulla base delle disponibilità economiche dei nuclei familiari che iscrivevano i propri bambini.
La realizzazione del campo di calcio e l’apertura della scuola calcio furono la logica conseguenza di questo progetto. Non solo una scuola dove s’insegnasse a tirare calci al pallone, ma qualcosa di più: un momento di crescita della persona e della comunità, all’interno della comunità parrocchiale. “Don Tonino mi ha insegnato tanto, e devo a lui se questi valori me li porto ancora dentro”, ricorda commosso Giuseppe Vaccariello.
Ma per fare la scuola, occorreva prima di tutto fare il campetto, opera per la quale si spese moltissimo don Bruno Bassetto. E così, dopo qualche mese, ecco il campo, ecco la scuola calcio, ecco i primi tornei, il tutto promosso, organizzato, e mandato avanti da Vaccariello, “con la fondamentale collaborazione - annota il mister - di Tonino Russo”, altro pezzo da novanta del mondo del calcio di periferia a Foggia.

“Quella scuola calcio - ricorda don Tonino Intiso - era parte organica della pastorale parrocchiale e del progetto educativo portato avanti dalla Casetta.”
Detto per inciso, l’amicizia con Vaccariello e Tonino Russo non è stato il solo punto di contatto di don Tonino con il calcio. Tra i suoi amici più grandi c’è stato l’indimenticabile Savino Russo, autore del logo dei Satanelli, mentre l’attuale presidente del Foggia, Lucio Fares, andò a scuola di solidarietà dal sacerdote foggiano, come obiettore di coscienza alla Caritas, allora diretta da don Tonino.
Sarà per tutte queste ragioni e tutto questo background che Giuseppe Vaccariello è un tipo un po’ speciale. Non soltanto lo sport foggiano lo ha visto protagonista in questi anni, ma anche la scena civile.
Vaccariello è stato tra i pochissimi insegnanti e tecnici di calcio ad essere stato insignito, ancora molto giovane, del Premio Coni che andò a ritirare, pensate un po’, assieme a Sdeneck Zeman, come lui premiato quell’anno con il prestigioso riconoscimento del massimo ente sportivo italiano (lo vediamo nella foto mentre ritira il premio dalle mani dell’allora presidente del comitato provinciale del Coni, Franco Galasso). Ma non c'è solo il pallone nella sua vita: non c’è giorno che il suo diario su Facebook non annoti prese di posizione, bacchettate a chi comanda, appelli a migliorare la città.
Giuseppe ha fatto crescere tanti ragazzi, sottraendoli ai rischi della strada. Ma proprio per questo sogna e crede fermamente in una città migliore, più rispettosa delle persone.
Geppe Inserra

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