Domenico Maria Cimaglia, illuminista sovversivo, che sognò per primo la grande Capitanata
Michele Eugenio Di Carlo ha la rara capacità, pur quando racconta eventi lontani nel tempo, com'è giusto che faccia chi scrive di storia, di farti capire il presente. Quando si riportano alla luce fatti ed eventi locali, si corre sempre il rischio di indulgere a quella storia événementiel tanto criticata da March Bloch e Lucien Febvre. Di Carlo esorcizza questo rischio, conducendo per mano il lettore a vivere l'epoca che narra, a fargli respirare quell'atmosfera, fino a fargli scorgere il filo che annoda quei fatti remoti all'oggi. Il nocciolo sta nell'abilità con cui Michele maneggia i documenti, utilizzandoli quali descrittori di un humus, d'un modo d'essere e di pensare. Tanto per dire, devo al suo saggio “Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti” una più puntuale comprensione di quella stagione drammatica che comportò, in nome dell'unità d'Italia, l'occupazione manu militari del Mezzogiorno. Il suo ultimo lavoro, fr...