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Libro cartaceo o e-book? Dipende...

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Ho letto qualche tempo fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno , un articolo sul consumo di libri,  mediamente piuttosto basso nel Belpaese, ma addirittura disastrato nel Mezzogiorno e in Puglia. Per la serie  "ma che c'accocchia", per una buona metà l'articolo era una lunga filippica contro gli ebook, ribadendo la tesi trita e ritrita, che mai i libri digitali potranno sostituire la bellezza del libro di carta ecc.ecc. E' di solare evidenza che il buon vecchio libro "analogico "di carta e il suo corrispettivo digitale sono due cose assai diverse tra di loro. Varia la  loro natura di oggetto; varia il rapporto sensoriale con "la cosa", ma anche in questo caso la distinzione  è meno netta di quanto non appaia sulle prime. Entrambi gli oggetti si affidano alla vista per poter essere utilizzati, e sicuramente il libro di carta è più performante, sotto questo aspetto. Pensate a certi libri d'arte, a come la stampa tradizionale sia in grado di far ...

La bellezza dell'amanuense

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Ricopiare testi di grandi autori per proporli e donarli ad amici e lettori di Lettere Meridiane mi procura un piacere profondo. Credo di provare le stesse emozioni degli amanuensi medievali: copiare un testo consente di accostarsi alla scrittura del suo autore assai più di quanto non renda possibile la semplice lettura. Copiare permette in qualche modo di sentire il gesto creativo che sprigionò quelle parole, e dunque avvicinarsi alle stesse emozioni, ai ritmi dell'anima che esse suscitarono nell'autore che le partorì. Ho provato quasi un brivido copiando Gargano terra dimenticata  di Anna  Maria Ortese (se volete leggere il reportage , trovate qui la prima parte , e qui la seconda parte ). La scrittura della grandissima autrice napoletana è così densa, piena che per comprenderla (nel senso etimologico del termine che è prendere dentro di sé, intertiorizzare) la pura lettura non basta. Copiare si è rivelato uno strumento utilissimo alla comprensione più profonda. Un altro a...

Scrivere e scriversi, per esorcizzare rimpianti e rimorsi

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“Un Natale all’inizio dei tuoi vent’anni, tua madre ti regalerà un cappotto che le è costato mesi di risparmi. Non guardarla con aria scettica quando ti dirà che pensava che quel cappotto fosse perfetto per te. Non dirle che è troppo lungo, troppo imbottito e forse troppo caldo. Tua madre morirà a primavera. Quel cappotto sarà il suo ultimo regalo per te. Rimpiangerai per il resto della vita di non aver detto quella piccola cosa. Di’ grazie”. Finisce così la lettera che l’autrice americana Cheryl Strayed , ormai quarantenne, scrive a se stessa ventenne. Il passo viene citato nello splendido editoriale di Giovanni De Mauro nel numero di Internazionale in edicola a Ferragosto di qualche anno fa (2014), dedicato come succede ad ogni Ferragosto, ai viaggio e ai viaggi. Le parole di Chery Strayed mi hanno colpito molto. Per De Mauro lo scrivere a se stessi più giovani è un modo di viaggiare nel tempo. Ma viaggiare nel tempo, per cercare di non commettere gli errori cui ci hanno indott...