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Visualizzazione dei post con l'etichetta integrazione

Quando una città diventa mondo (di Marcello Colopi)

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Le cose che fa in quel di Cerignola Marcello Colopi, sociologo, attore e regista, sono belle quanto quelle che scrive. Una volta tanto, tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, ma la vita quotidiana, con i suoi impegni, i suoi sacrifici. Per questo, gli amici e i lettori di Lettere Quotidiane sono lieti che il buon Marcello abbia derogato alle scelta di non parlare delle cose che fa. Leggete, mi darete ragione (g.i. ) * * * Quando ho iniziato la mia piacevole collaborazione con “Lettere meridiane” mi sono dato una piccola linea di condotta, una sola; non scrivere delle cose che faccio, del mio lavoro e delle mie iniziative. Questa volta, cari amici mi scuso se violo la “regola” parlando di una iniziativa che, con altri, abbiamo sostenuto nel corso di questi mesi: vi parlo dell’ Orchestra dei Braccianti che ha debuttato a Cerignola in anteprima nazionale il giorno 9 novembre. Ma soprattutto ho deciso di raccontarvi la mia emozione. Anzitutto vi spiego cos’è l’Orches...

Il liberismo è il nuovo feudalesimo (di Michele Eugenio Di Carlo)

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I fatti di Macerata dimostrano che la nostra società sta scivolando pericolosamente verso una nuova deriva xenofoba. Non è il caso di soffermarsi in piena campagna elettorale sui mandanti morali di quel gravissimo episodio. Ma fanno paura, e pertanto vanno perseguiti, i commenti di consenso verso un atto criminale, compiuto probabilmente da un folle. Così come non vanno più tollerate quelle trasmissioni televisive che dalla mattina alla sera sembrano aver l’unico scopo di fomentare odio e di contrapporre, ad esempio, i terremotati italiani ai migranti, mentre alcune multinazionali indisturbate continuano la loro azione di accumulazione capitalistica ai danni dei paesi del terzo mondo da cui provengono gli stessi migranti. Ed è ancora possibile e accettabile che sia tanto consenso intorno al concetto di “razza bianca” da difendere dall’invasione dei migranti? Una concezione dell’uomo e dei suoi valori  che ha portato storicamente l’umanità sull’orlo del baratro. Possibile che i...

Migranti, non solo numeri e sbarchi, ma persone e storie

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Raramente un film mi aveva fatto sentire uno  spettatore inadeguato come l'ultimo documentario di Antonio Fortarezza ,  Le barche sono come i corpi: testimonianze di viaggio migrante . L'ho visto oggi pomeriggio, nell'aula magna dell'Ateneo, dove l'opera del filmaker foggiano, prodotto con il sostegno della Caritas della diocesi di Foggia, ha introdotto i lavori dell'importante due giorni che il Dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo foggiano sta dedicando al tema Politiche migratorie, protezione internazionale e lavoro (ne parlerò in un un'altra, specifica lettera meridiana). Non era la prima volta che Antonio mi sorprendeva, ma questa volta lo spiazzamento è stato totale. Il documentario racconta - o più precisamente fa raccontare - le storie di donne ed uomini africani ospiti del Centro di accoglienza straordinaria di Foggia in attesa di essere avviati, se saranno fortunati, allo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rif...

La storia di Walimohammad Atai, profugo afgano, garganico d'adozione

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Walimohammad Atai Gli sbarchi, l'accoglienza, l'integrazione tra chi arriva in un posto e chi vi è nato, non sono soltanto una questione politica, o sociologica, come siamo abituati ormai a ritenere.  Dietro ogni volto c'è una persona. E dietro ogni persona c'è una storia da raccontare e da ascoltare, perché arricchisce il nostro patrimonio di conoscenze, la nostra esperienza del mondo. Quattro anni fa, quando ne aveva appena 17, Walimohammad   Atai  scappò dall'Afghanistan dov'era nato. Sul suo capo pendeva una condanna a morte dei talebani. È riuscito ad arrivare avventurosamente in Italia, e attualmente vive in Puglia, nella provincia di Foggia, a Rodi Garganico. Lavora in un centro SPRAR per i minori non accompagnati, e regala agli Amici e ai lettori di Lettere Meridiane la sua storia, di cui gli sono molto graton. Ricordate La Vita è bella di Benigni? Cosa sarà accaduto a Giosuè, il bambino che ne è protagonista, dopo essere scampato al campo d...

Don Tonino Intiso: "Osare più solidarietà è possibile, ma dobbiamo tornare a prenderci cura"

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Don Tonino Intiso Tirato in causa da don Fausto Parisi che su l’Attacco lo ha definito “a suo tempo campione dell’assistenza a nomadi ed extracomunitari”, don Tonino Intiso dice la sua sulla pacifica occupazione della Cattedrale ad opera di alcune decine di lavoratori immigrati che chiedevano il ripristino dell’erogazione dell’acqua nel Grand Ghetto del Tavoliere, sottoposto mesi fa a sequestro penale, e sgombrato per ragioni di ordine pubblico e per il fondato sospetto di infiltrazioni della criminalità organizzata. Nonostante lo sgombero e il sequestro, un gruppo di immigrati è tornato a insediarsi nel Grand Ghetto, dove però manca l’acqua. I lavoratori hanno chiesto la mediazione della Chiesa foggiana e dell’Arcivescovo, mons. Vincenzo Pelvi , che li ha accolti ed ha interessato il Prefetto, che a sua volta ha sensibilizzato l'Acquedotto Pugliese, suscitando le ire del governatore regionale pugliese, Michele Emiliano . Il ripristino dell’erogazione idrica sarebbe illegal...

Cause e concause del malessere di Foggia (di Vincenzo Concilio)

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Vincenzo Concilio interviene a proposito del post Ecco come Foggia muore , con un forbita, acuta e interessante analisi sulle cause e le concause del profondo malessere che travaglia Foggia. Condivido molte delle opinioni sostenute da Concilio, altre no. Per quanto riguarda gli immigrati, pur dando atto che il processo d'integrazione presenta aspetti critici che producono malessere sociale, anche acuto, non credo che il problema si possa ridurre a semplici calcoli di convenienza ed opportunità. Apprezzo molto la lucidità e la profondità dell'analisi, la cui lettura suggerisco caldamente ad amici e lettori di Lettere Meridiane. Concilio aveva pubblicato il suo ampio commento sia nell'apposito spazio che il blog riserva agli interventi dei lettori. Per comodità di lettura e per condividerli col più ampio pubblico del social, li ho concentrati in un singolo articolo, che potete leggere di seguito. Ringrazio molto l'amico Vincenzo Concilio per il suo intelligente e pacat...

Il Grand Ghetto tra bufale e silenzi

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Mettiamola sul ridere. Per i giornalisti sembra proprio difficile collocare il Grand Ghetto dov’era realmente (nel Tavoliere, in agro di San Severo, non a Rignano Garganico, né a Foggia). Anche Bruno Vespa ci è cascato, situando il Grand Ghetto nel capoluogo. Almeno non ha infierito sulla povera Rignano Garganico, da anni esposta al pubblico ludibrio per un ghetto che non è mai esistito. Almeno, non a Rignano e neanche a Foggia. L’errore non è sfuggito ad osservatori attenti come Giuseppe Vaccariello , notissimo tecnico di calcio, ma anche cittadino molto affezionato alla sua città, in prima persona impegnato in iniziative che favoriscono l’integrazione tra i foggiani e gli immigrati. Vaccariello ha pubblicato sulla sua bacheca l’immagine della puntata di Porta a porta andata in onda la sera del grave incendio. “Ennesima figuraccia della nostra città a livello nazionale - commenta Giuseppe -, ennesima stortura giornalistica. Nessuno interviene, nessun politico difende questo terr...

In un film la verità sul Grand Ghetto (e gli altri)

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Sul ghetto - o più precisamente sui ghetti - che punteggiano il Tavoliere c’è un enorme problema di corretta informazione. Che non riguarda soltanto l’erronea localizzazione del Grand Ghetto (che non è a Rignano, come tutti si ostinano a dire….) ma, più in generale, tutte le dinamiche che attraversano il fenomeno. Indubbiamente complesso da capire, e di conseguenza difficile da raccontare. Sfuggente, perfino per quanto concerne il suo corretto dimensionamento. Chi pensava che smantellato il Grand Ghetto tra Foggia e San Severo il problema fosse risolto ha di che ricredersi. Tonio Scopelliti , medico che milita nelle organizzazioni umanitarie cattoliche, l’altra sera in una intervista a Rai News ha avvertito: “Di ghetti ce n'è almeno un’altra ventina nell’intera provincia di Foggia.” Una mappa dell’immigrazione pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano Repubblica ha messo in evidenza che la provincia di Foggia è quella dove si concentra il maggior numero di immigrati, dopo ...

Ghetto di Rignano, la bufala del secolo

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Il Grand Ghetto prima di essere sgomberato e bonificato Fino a ieri pensavo si trattasse di sciatteria. Oggi non più. È protervia. Intollerabile supponenza di chi sbaglia sapendo di sbagliare e mente sapendo di mentire, ma è troppo pigro o troppo arrogante per ammetterlo. In ogni caso, è una vergogna che tratteggia i contorni della più grande bufala mai propalata dai mass media del Bel Paese. Solo che nessuno lo dirà mai, anzi - sono pronto a scommetterlo - c’è chi ergendosi a maestro difenderà i bugiardi e mi accuserà di pedanteria o di facile moralismo o di prossimità con chi, come i grillini, nutre qualche (fondato) dubbio sulla serietà dei media. Qui c’entra solo la verità. Anche ieri, da Sky a Mediaset, passando per i maggiori quotidiani nazionali, le vicende che hanno ancora una volta infiammato ed insanguinato il Grand Ghetto del Tavoliere (che sorge nella campagna di San Severo, tra San Severo e Foggia e che nulla ha da spartire con Rignano Garganico) è stato impropriame...

Del Carmine: "Emiliano e Landella scongiurino la chiusura del Centro interculturale Baobab"

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Soltanto qualche settimana fa, il 1° settembre, il Centro Interculturale “Baobab-Sotto la stessa ombra” aveva festeggiato il suo primo decennio di vita. Qualche giorno fa, la doccia fredda: stante l'incertezza dell'erogazione del contributo della Regione Puglia, il Comune di Foggia che del progetto è cofinanziatore assieme alla stessa Regione ha sospeso il progetto. Nato con lo scopo di facilitare l’integrazione sociale e culturale dei cittadini stranieri immigrati nelle comunità locali, il Centro era diventato nel corso degli anni un punto di riferimento e di incontro per gli immigrati, in cui le diverse culture presenti in città si sono conosciute e confrontate, valorizzando le ricchezze di ciascuna.  Sulla chiusura del Centro Michele Del Carmine , che quando era assessore all'integrazione del Comune di Foggia fu tra i promotori dell'iniziativa, ha scritto una nota, che di seguito pubblichiamo. * * * Cara redazione, sono tante le domande che mi pongo soprattutto...

Cinedessai | Quando il cinema trasuda solidarietà e gioia di vivere

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OGGI Mi piace il cinema che parla di solidarietà e di speranza, e nelle sale se ne vede sempre meno. Vi consiglio caldamente, domani sera alle 21.05 su  TV 2000 ,  Mar Nero  di  Federico Bondi , coproduzione italo-franco-rumena, uscita nel 2009. Racconta la storia di due donne Gemma, rimasta da poco vedova (una stupenda  Ilaria Occhini ) e Angela, giovane rumena che le fa da badante ( Doroteea Petre ). Tra le due nasce a poco a poco un’autentica amicizia, che viene messa alla prova quando ad Angela non giungono più notizie dal marito, che si trova in Romania. La pellicola ha ottenuto un ottimo riscontro dalla critica in occasione del Festival internazionale del film di Locarno dove Ilaria Occhini è stata premiata con il  Pardo  per la Migliore Interpretazione Femminile. “Alla sua opera prima - ha scritto del film  MyMovies  - il giovane regista toscano rivela già una notevole propensione alla sobrietà stilistica e, al contempo, si mostra...

Cinemadessai | Gran Torino, il cinema epico di Clint Eastwood

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OGGI IN TV Gran Torino  è la solare dimostrazione di come anche una storia di ordinaria quotidianità - un ragazzo che cerca di rubare un’auto, una sfavillante  Gran Torino ,  per entrare in una gang, il derubato  che piano piano gli si affeziona, rivede i propri rapporti con la vita e col mondo e cerca di dargli un futuro - possa assurgere ad una dimensione epica. Perché la vita è essa stessa  epos . Non c’è mai niente di banale o scontato nel cinema di  Clint Eastwood  e questo film ne è la più spettacolare conferma. È una storia di redenzioni parallele: quella del protagonista,  Walt Kowalski , reduce di guerra, vedovo e razzista, interpretato dallo stesso Clint Eastwood) ed è stata la sua ultima apparizione sul grande schermo),  e del suo giovane amico cinese Thao. Una storia attraversata  da una profonda e inquietante riflessione su molti temi caldi dell'identità americana: la guerra, la violenza, l'integrazione, la solidari...

La filiera non etica. Anzi immorale.

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Il Grand Ghetto è l’effetto, non la causa. La forza de La filiera non etica , documentario di Antonio Fortarezza, cineasta non nuovo a sguardi scomodi ma approfonditi sulla complessa realtà dell’immigrazione in provincia di Foggia, sta proprio in questo ribaltamento di prospettiva. A partire dalla filiera più importante, che ruota attorno al pomodoro, Fortarezza racconta davvero a 360° svelando intrecci complessi e scenari a volte torbidi, da cui emerge la sua sostanziale non eticità (immoralità?). Non solo caporali, dunque, ma anche industrie di trasformazione e catene di supermercati che si comportano peggio dei caporali, in una spirale perversa di sfruttatori e sfruttati in cui l’agricoltura e l’indotto agricolo rappresentano probabilmente l’anello più debole. Grande assente è il lavoro, il rispetto per il lavoro, la dignità del lavoro. Restituendo al lavoro la sua dignità e la sua centralità sarebbe possibile correggere tanti degli squilibri che Fortarezza denuncia con coraggio...

L'ultima intervista di Guglielmo Minervini

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Guglielmo Minervini Ci sono due modi per affrontare il problema dell’immigrazione. Con gli scoop, le scomuniche, come fa certa stampa di (pseudo)sinistra e certi politici di destra. Oppure provandoti a cambiare il mondo. La forza del progetto Capo Free, Ghetto Off , sognato, vagheggiato, inseguito da Guglielmo Minervini sta proprio nella sua capacità visionaria. Rivoluzionaria nel senso nonviolento di questa parola, ben conosciuto da chi sa commuoversi davanti al mistero della Croce. Non si può smantellare il Grand Ghetto soltanto con l’esercito e con la polizia. E neanche soltanto con il supporto della solidarietà. Occorre una visione. Occorre smantellare l’economia illegale che trae profitto sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati e delle piccole imprese agricole che muoiono di fame come i braccianti. Bisogna cambiare la logica della grande distribuzione, dell’industria agroalimentare. In una parola bisogna cambiare l'economia, farla diventare migliore. Rimetterla al ...

Scivoli che fanno scivolare (di Nico Baratta)

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Non è detto che barriere architettoniche vuol dire imbattersi in un ostacolo fisso. A volte l’ostacolo può essere mobile, forse più pericoloso. Ma può essere anche temporaneo e rischioso più di uno fisso o uno mobile. Per la maggior parte di noi spesso passa inosservata, ma una pozzanghera di acqua, a volte piovana, a volte fognaria, a volte causata dalla cattiva educazione di cittadini inosservanti del buon e civil vivere, può diventare un ostacolo insormontabile per chi è costretto a muoversi in carrozzella. Una barriera architettonica che irrita perfino i normodotati, costretti a evitarla per non bagnarsi. Mentre chi è in carrozzella non può farlo giacché l’unica via di transito è quella. Uno scivolo come accesso al marciapiede, o come uscita. Meglio dire una pozzanghera con scivolo che limita l’accesso e che potrebbe celare altre brutte sorprese. Foggia ne è piena.

Il Ghetto di Foggia approda al festival di Nuova Delhi (e sul Google Cultural Institute)

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Grazie al Ghetto (si fa per dire, ovviamente) Foggia sbarca al Dehli Photo Festival e la foto dell’immigrato dal volto volutamente oscurato ed assente, finisce sulla galleria Art Project del Google Cultural Insitute .  L’immagine, che nell’autunno del 20125 è stata esposta assieme ad una serie di altre foto scattate in quello che viene definito il “Grand Ghetto” del capoluogo dauno, nel prestigioso festival indiano, uno dei più importanti del mondo, è provocatoriamente intitolata On the Identity of a Tomato Picker “Sull’identità di un raccoglitori di pomodori”.  Ma è proprio l’identità quella che manca: il bracciante immigrato è fotografato senza volto, in un provocatorio tentativo di rivelarne l’identità più vera e profonda. L’autore è Dario Bosio , giovane fotografo genovese, laureato in Giornalismo e media all’Università di Firenze. “Questa serie di fotografie è stata scattata  presso il ' Grand ghetto ' di Foggia, dove migliaia di immigrati africani lav...

Donne, motore dell'integrazione (e di un mondo migliore)

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Storie esemplari che si intrecciano, vissuti positivi che indicano concrete situazioni in cui l’integrazione e l’incontro tra culture e fedi diverse è possibile. Grazie alle donne, grazie alla speciale sensibilità femminile. Coglie nel segno, la provocazione lanciata da Spi Cgil, Coordinamento Femminile Spi-Cgil e Auser di Foggia , che hanno dedicato la festa della donna ad una riflessione a più voci sull’immigrazione. Storie di donne emigrate a Foggia a confronto, sulla base dell’idea che il motore della integrazione possibile è colorato soprattutto di rosa, grazie alla speciale attitudine al dialogo delle donne. A coordinare la serata è stata Samantha Berardino , molto brava a privilegiare la narrazione rispetto all’opinione: ne è venuto fuori un confronto sincero, vero, ed una riflessione una volta tanto scevra da qualsiasi pregiudizio ideologico. A raccontare le loro storie sono  state Magdalena Jarczack sindacalista della Flai-Cgil che viene dalla Polonia, Ana Shani...

Uomini e caporali

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Il punto di vista, lo sguardo di Rinascita Flash sul fenomeno dell’immigrazione, dello sfruttamento dei lavoro nei campi, del caporalato sono molto particolari. Il bimestrale di informazione che viene pubblicato in lingua italia in Baviera racconta le tristi storie connesse alle drammatiche conseguenze della globalizzazione, con l’occhio e con la passione di chi in qualche modo ha vissuto in prima persone storie del genere, e dimora in un Paese, come la Germania, che sta a sua volta affrontando il problema dell’immigrazione e dell’integrazione dei lavoratori immigrati. Al problema è dedicata buona parte dell’ultimo numero del 2015. Per quanto riguarda l’Italia si parla di Foggia, laboratorio in positivo ed in negativo, della difficoltà di estirpare il caporalato, ma anche di coraggiosi tentativi di integrazione come Capo Free Ghetto Off e l’apostolato di padre Arcangelo Maira . Partendo dal convegno sulla Filiera (non) etica che si è svolto a Foggia nello scorso mese di sette...

Da Peschici, una struggente storia di solidarietà, integrazione e tolleranza

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Raramente mi è capitato di leggere una storia così bella, struggente ed attuale quanto quella che Giuseppe Libetta racconta, in versi, a proposito dell'origine del Santuario della Madonna di Loreto, che sorge ad un paio di chilometri dall’abitato di Peschici, in una posizione strategica, a moì di sintenella del promontorio sull'Adriatico. Il peschierano Libetta è un personaggio singolare. A Roma gli hanno dedicato una strada centralissima, ma è praticamente sconosciuto in terra di Capitanata. La sua fama è legata al fatto che, primo alfiere di vascello della Real Marina borbonica, ebbe il comando del primo battello a vapore mai costruito, il Ferdinando I , guidandolo nel suo viaggio inaugurale, da Napoli a Marsiglia. Libetta non fu soltanto un valente marinaio, ma anche un apprezzato scrittore e poeta, oltre che un politico di spessore: antiborbonico e liberale, fece parte del primo Parlamento Sabaudo. Quella che Libetta racconta a proposito del Santuario della Madonna di...

L'addio di padre Arcangelo, la sua eredità spirituale

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Padre Arcangelo Maira se ne va. La sua missione in terra di Capitanata è finita: nei prossimi giorni lascerà Foggia e il ghetto di Rignano per trasferirsi in Svizzera. Il sacerdote di origine siciliana ha fatto della missione scalabriniana di Siponto un punto di riferimento per l'integrazione dei lavoratori immigrati nel Tavoliere, lavorandovi per otto anni. Il dover andare dopo un certo periodo di tempo, il non mettere radici in uno stesso posto per troppi anni, fa parte del dna e della cultura più profonda di Padre Arcangelo, che durante la sua permanenza  a Foggia ha anche fondato l'associazione di volontariato "Io ci sto": "Siamo frutto delle persone che incontriamo", dice il sacerdote, in una intervista confessione resa ad Antonio Fortarezza, il filmmaker che più di ogni altro ha raccontato il ghetto di Rignano. Il messaggio affidato a Fortarezza rappresenta un po' anche l'eredita che padre Arcangelo ci lascia. Ecco le sue parole ed ecco il ...