venerdì 31 agosto 2018

L'economista Viesti: "no alla secessione dei ricchi"

Si scrive "regionalismo differenziato", si legge secessione. La trattativa tra lo Stato e le Regioni (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) che hanno sottoscritto la preintesa per il riconoscimento di nuove funzioni e nuovi margini di autonomia, in attuazione dell'art.118 della Costituzione, sta imboccando una strada pericolosa. Che potrebbe portare alla fine della unità e della coesione nazionale e di conseguenza aggravare in modo irreversibile la crisi del Mezzogiorno, e il divario che lo separa dal ricco centro-nord.
In una petizione avviata su Change.Org, che ha raccolto in due giorni l'adesione di oltre tremila persone, tra docenti, intellettuali, studiosi meridionali e popolo della rete, l'economista Gianfranco Viesti ha punta senza mezzi termini il dito contro la Regione Veneto, che negli scorsi giorni ha formalizzato al Governo la sua proposta attuativa della preintesa, per ottenere dallo Stato maggiori poteri e risorse.
Nella petizione, che è stata sottoscritta anche da Lettere Meridiane (invito amici e lettori a fare altrettanto, per le ragioni che trovate diffusamente spiegate di seguito, potete farlo su questa pagina web) Viesti definisca la proposta veneta "eversiva e secessionista".

L'economista Viesti: "No alla secessione dei ricchi"

Si scrive "regionalismo differenziato", si legge secessione. La trattativa tra lo Stato e le Regioni (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) che hanno sottoscritto la preintesa per il riconoscimento di nuove funzioni e nuovi margini di autonomia, in attuazione dell'art.118 della Costituzione, sta imboccando una strada pericolosa. Che potrebbe portare alla fine della unità e della coesione nazionale e di conseguenza aggravare in modo irreversibile la crisi del Mezzogiorno, e il divario che lo separa dal ricco centro-nord.
In una petizione avviata su Change.Org, che ha raccolto in due giorni l'adesione di oltre tremila persone, tra docenti, intellettuali, studiosi meridionali e popolo della rete, l'economista Gianfranco Viesti ha punta senza mezzi termini il dito contro la Regione Veneto, che negli scorsi giorni ha formalizzato al Governo la sua proposta attuativa della preintesa, per ottenere dallo Stato maggiori poteri e risorse.
Nella petizione, che è stata sottoscritta anche da Lettere Meridiane (invito amici e lettori a fare altrettanto, per le ragioni che trovate diffusamente spiegate di seguito, potete farlo su questa pagina web) Viesti definisca la proposta veneta "eversiva e secessionista".

giovedì 30 agosto 2018

Arriva a Parcocittà l'irresistibile Mr. Ove, l'uomo che metteva in ordine il mondo

La letteratura svedese non produce soltanto avvincenti thriller, ma anche romanzi di notevole spessore letterario. Come  “L’uomo che metteva in ordine il mondo” del giornalista e blogger Fredrik Backman. Un capolavoro - com’è stato scritto - nato per caso dalle pagine di un blog e divenuto un autentico caso internazionale:  in America ha venduto 1,3 milioni di copie ed è stato nella top ten dei best seller per oltre 70 settimane.
Dal romanzo di Backman è tratto il film Mr. Ove, che il pubblico dell’area di Parco San Felice potrà godersi venerdì 31 agosto (ore 21.00 - ingresso 3 euro) nell’ambito delle proiezioni di D’Estate D’Autore, la rassegna in memoria del compianto don Paolo Cicolella, promossa da Parcocittà, Laltrocinema, Circuito Cinema Cicolella, Apulia Felix, Cinemafelix e Lettere Meridiane, con il patrocinio di Apulia Film Commission e del Comune di Foggia.
Candidata agli Oscar come miglior film straniero e per il miglior make up e vincitrice del Premio Eefa come miglior commedia europea, la pellicola, scritta e diretta da Hannes Holm, racconta la storia di Ove, un burbero cinquantanovenne che molti anni prima ricopriva il ruolo di Presidente dell'Associazione dei condomini il personaggio è interpretato da Ross Lassgård, la voce italiana è di Massimo Lopez). A lui però non importa niente di essere stato sollevato dall’incarico e continua a sorvegliare con piglio poliziesco tutto il quartiere. Operaio da 43 anni presso le industrie Saab, Ove viene mandato in pensione e da quel momento, senza nulla da fare, con il suo atteggiamento molesto finisce per causare ancora più ostilità nel vicinato.

Gli uomini sono tutti uguali: portatori sani di vita (di Marcello Colopi)

Marcello Colopi in uno spettacolo teatrale
Nel dna di Lettere Meridiane c è l'obiettivo di promuovere e sostenere, sempre e comunque, la circolazione delle idee. Viviamo in un'epoca che sembra avere dichiarato guerra al pensiero, sempre più spesso sostituto dal pregiudizio, portato avanti come opinione unica e totalizzante, e sostenuto con urla, rabbia cieca.
A partire da oggi, Lettere Meridiane ospiterà settimanalmente le riflessioni di Marcello Colopi, sociologo, regista, attore, da tempo impegnato sul fronte della solidarietà.
Gli odierni pensieri di Marcello sono dedicati proprio alla solidarietà, ed esorto amici e lettori del blog a leggerli, appunto, senza pregiudizi, mettendo per un attimo da parte le opinioni personali, o il giudizio su fatti d'attualità come quelli connessi all'accoglienza degli immigrati extracomunitari.
Ringrazio Marcello, con cui condivido lunghi anni di amicizia e di affinità culturali, per aver scelto Lettere Meridiane per la pubblicazione. (g.i.)
* * *
In passato, con molta ingenuità, credevo che ogni uomo avesse un istinto naturale che lo portasse ad aiutare il prossimo ; noi la chiamiamo empatia ovvero , sentire dentro", e "mettersi nei panni dell'altro", ed è una capacità che fa parte dell'esperienza umana ed animale. Nella realtà di oggi, piena di egoismo e rancore, purtroppo si tende a respingere questo istinto perché l'ottica è puntata solo su noi stessi. Io  credo che sia venuto meno il senso di responsabilità sociale, ovvero quel sentirsi in qualche modo responsabili non solo della propria sorte ma anche della sorte degli altri, della sorte di chi con me condivide un percorso di vita sociale, culturale, affettivo. In sostanza la responsabilità di essere umani.
Il senso della solidarietà si fonda in primis sulla responsabilità di mettersi assieme per condividere percorsi ed esperienze, per cercare soluzioni che includano e non escludono gli altri ( chiunque essi siano) . Ovviamente questo mettersi insieme non avviene “ unendo dei singoli” ma avviene grazie ad un agire complesso e dinamico. Non si agisce in modo solidale perché si è insieme (sovente proprio la folla è l’emblema dell’individualismo), si agisce insieme perché si condivide un progetto ideale di comunità, di società e di umanità. Spesso questa condivisione è il primo germe della solidarietà. Oggi questo, purtroppo non accade più in modo diffuso. Accade in piccole aree e in alcuni pezzi di mondo: il tempo che viviamo è un tempo
individualista, tutto schiacciato sui piccoli problemi individuali che cercano soluzione di breve periodo.
Il valore della solidarietà , contestualizzando il tutto in un oggi terribile sul piano dei sentimenti di altruismo, è il valore del soccorso reciproco. Insomma, il sostegno quando un altro essere umano è in difficoltà. Aggiungo con forza: qualsiasi essere umano. La drammaticità del nostro presente è pensare che gli esseri umani sono solo i nostri simili ( italiani possibilmente) e poi nel caso ne avanza ci sono gli altri (europei), infine ci sono quelli che arrivano. Il dramma è non riconoscersi tutti esseri umani. Portatori sani di vita.
Sì, c’è poco da essere allegri oggidì: prevale il risentimento, l’odio, il disprezzo, l’anatema costante contro il diverso da noi. Centinaia di commenti su Facebook che vanno dalla minaccia fisica, all’anatema che ritorna, ciclico, fatti di rancori e di paure che prendono subitamente le forme dell’odio diretto.
Provate ad esprimere una vostra opinione sui migranti, sul fatto che siete favorevoli all’accoglienza e vedrete cosa accade sulla vostra bacheca. Un fiume di odio per una legittima opinione. Un mare di cattiverie e gratuita crudeltà.

mercoledì 29 agosto 2018

Grande evento a Parcocittà: La forma dell'acqua, il più bel film della stagione

Definire la cinematografia di Guillermo del Toro, è impresa difficile, e nel contempo fascinosa. Perché ci sono tanti modi di far cinema, e il buon Guillermo li padroneggia tutti. Il fatto è che la capacità, la potenza narrativa di quest'autore sono così superbe da esigere tecniche, linguaggi, generi diversi per poter venire espresse in tutta la loro superba imponenza.
La sola possibile definizione del cinema di del Toro è arte totale. Lo testimonia in modo incontrovertibile la sua ultima opera, La forma dell'acqua, forse la più bella, un capolavoro che non appartiene soltanto alla settima arte, ma a tutta l'umanità.
I sempre più affezionati spettatori di D'Estate D'Autore, la rassegna cinematografica estiva che si svolge nell'arena di Parco San Felice in ricordo del compianto don Paolo Cicolella, decano degli esercenti cinematografici pugliesi, potranno vedere il film sabato 1 settembre (ore 21.00, ingresso 3 euro). L'evento non era inizialmente previsto nel folto programma: ma il film più bello e più premiato della scorsa stagione cinematografica non poteva mancare, e gli organizzatori sono riusciti ad inserirlo nella programmazione. Non poteva esserci modo migliore per inaugurare il settembre cinematografico di Parcocittà: all'insegna del grande cinema, com'è già successo a luglio e ad agosto.

martedì 28 agosto 2018

Il Gargano tra ‘700 e ‘800: la Valle Carbonara e il suo prezioso grano (di Michele Eugenio Di Carlo)

La Valle Carbonara, in uno scatto di Dirk Bakowies
L'identità di un territorio, o se preferite il suo genius loci, è determinata da ciò che quella terra è stata nel passato, da ciò che ha fatto e prodotto, e che ha trasmesso. Ne fornisce una impareggiabile e molto efficace dimostrazione Michele Eugenio Di Carlo, che, per vocazione e inclinazione, quando parla delle produzioni agro-alimentari del Gargano, veramente riesce a dare il meglio di se stesso. Studioso, saggista, agronomo, "il racconto della terra e dei suoi prodotti" raggiunge in Di Carlo livelli veramente ragguardevoli. Ma anche particolarmente utili a leggere la realtà di oggi, a comprenderla meglio, e quindi ad immaginare il futuro con maggior consapevolezza.
Dalle prossime settimane, un pastificio artigianale di Monte Sant'Angelo, Casa Prencipe di Domenico Prencipe, metterà in produzione una linea di pasta esclusiva dal grano di valle Carbonara. Dietro questa coraggiosa scelta c'è una storia antica, che Michele ha ben pensato di raccontare. Gli sono grato per aver scelto Lettere Meridiane per la pubblicazione.
Dietro questa storia, ci sono tante altre possibili storie che potrebbero essere raccontare se il Mezzogiorno ritroverà, come sembra stia accadendo, l'orgoglio del suo genius loci
(g.i.)
* * *
Ad est di San Giovanni Rotondo, oltrepassati il lago di S. Egidio, oggi prosciugato,  e l’altipiano di Campolato, sorgeva su un’altura Monte Sant’Angelo, circondata da «ripe, da balze, e da valloni»,  dove solo i montanari sapevano avventurarsi con destrezza, accompagnati dalla presenza alpestre dei corvi.
Monte S. Angelo era passata dai 146 fuochi del 1532 ai 556 del 1669 [1], alle 2508 anime indicate da Giovan Battista Pacichelli nel suo primo viaggio in Puglia del 1682 [2]. Agli inizi dell’Ottocento Manicone la trovava «talmente popolata» da contare 11.500, quindi la città più abitata del Gargano all’epoca [3].
Secondo la dettagliata relazione di Lorenzo Giustiniani, Monte S. Angelo produceva grano, legumi, vino, olio, carrube, oltre che miele, manna e pece [4].

Napoli velata, Foggia disvelata

Napoli Velata è tra i film di Ferzan Ozpetek che mi hanno maggiormente colpito e conquistato. Perché amo profondamente Napoli e la sua identità profonda, e perché è la città partenopea, a suo modo e qui ancora di più, simbolo di un Mezzogiorno velato, da disvelare -  la vera protagonista della pellicola.
Per il pubblico foggiano stasera c’è una stupenda opportunità di guardarlo, nella magia della notte di Parco San Felice, assaporandone certi legami con la nostra terra, di cui vi dirò più avanti. La proiezione è un evento speciale (con ingresso gratuito) di D’Estate D’Autore, rassegna cinematografica in onore del compianto don Paolo Cicolella, promossa da Parcocittà, Laltrocinema, Circuito Cinema Cicolella, Apulia Felix, Cinemafelix e Lettere Meridiane, con il patrocinio di Apulia Film Commission e dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia.
In Napoli velata niente è come appare: lo capisci guardando i femminielli che rappresentano la figliata, ovvero il parto maschile, dove vedi attori e spettatori separati da un telo semitrasparente, perché lo spettacolo va solo intravisto, come nella Napoli misteriosa e profonda di Raimondo di Sangro e del Cristo Velato che questo straordinario personaggio commissionò a Giuseppe Sanmartino.
Ozpetek elegge questa statua misteriosa e leggendaria a simbolo di tutto il film: “proprio coprendole, il velo rivela ancora meglio le forme del volto. Non occulta ma svela. Questo inno all’ambiguità mi sembrava una sintesi perfetta di una città in cui convivono, quasi in un perfetto amalgama, religione e scienza, paganesimo e cristianesimo, superstizione e razionalità.”

lunedì 27 agosto 2018

Lo Zaccheria come Wembley

La gioia di Cicerelli dopo il gol del 4-0.
Lo Zaccheria tempio del calcio. Come Wembley. Domenica sera sul rettangolo verde di viale Ofanto è andata in scena una partita come se ne vedono poche in Italia: 6 gol, 31 tiri di cui 18 in porta, squadre che non si sono risparmiate ed hanno ampiamente soddisfatto i circa 13.000 tifosi paganti.
Uno spettacolo senza se e senza ma, che ha permesso ai satanelli di festeggiare con una vittoria la prima partita del campionato e di dare una consistente sforbiciata alla penalizzazione di otto punti che devono scontare per la vicenda dei pagamenti in nero delle passate stagioni.
Difficile dire possa arrivare questa squadra, ma bisogna scavare nella memoria per ricordarsi di un Foggia tanto bello, rutilante, e capace di produrre un gioco tanto moderno. Diciamolo sottovoce: per impeto, per capacità di occupare tutte le zone del campo, e soprattutto per le frequenti scorribande dei difensori che non offrivano punti di riferimento agli avversari, il Foggia di ieri sera ha ricordato più quello di Zeman che non quelli, pur belli ed entusiasmanti, di Stroppa e di De Zerbi.
Sono bastati novanta minuti a Gianluca Grassadonia per conquistare il cuore dei tifosi foggiani dopo i mugugni del precampionato e della partita di Coppitalia.
E pensare che il mister era stato costretto a schierare una formazione d’emergenza, con ben sette titolari assenti, cui si era aggiunto nelle ultime ore Zambelli. Ad essere falcidiata soprattutto la prima linea, con tutti i titolari del tridente dei sogni confezionato da Nember (Mazzeo, Galano, Iemmello) costretti a disertare la partita.
Assenti gli attaccanti titolari (ma hanno fatto vedere ottime cose Gori e Chiaretti) ci hanno pensato i difensori a fare la differenza: sono andati in gol nell’ordine Camporese, Loiacono che ha nobilitato nel migliore dei modi la fascia di capitano e Tonucci. Il solo attaccante a mettere la firma allo splendido poker confezionato dai satanelli è stato Emanuele Cicerelli, giunto in prestito dalla Salernitana ma manfredoniano doc.

Cin cin a Parcocittà: cinema sul vino, e vino al cinema

Cinema sul vino, e vino al cinema. Questo l'originale esperimento che verrà ospitato giovedì 6 settembre alle 21 nell'Arena di Parco San Felice. D'Estate D'Autore, la rassegna cinematografica dedicata alla memoria del compianto don Paolo Cicolella, decano degli esercenti cinematografici pugliesi, ospita il terzo ed ultimo film del miniciclo dedicato al Cinema diVino: la proiezione di Ritorno in Borgogna - inizialmente prevista per lunedì 27 agosto e poi rinviata per il maltempo - sarà accompagnata dalla degustazione di vino Aglianico offerto dalla Cantina Gallo di Ascoli Satriano.
Un originale e promettente gemellaggio, tra il vin de Bourgogne che è forse il più famoso del mondo (trae origini da due vitigni come il Pinot Nero e lo Chardonnay, che dalla Francia si sono poi diffusi dappertutto) e un vino particolarmente radicato nel Mezzogiorno, come l'Aglianico che presso l'Azienda Gallo viene prodotto con i metodi antichi della tradizione enologica, di cui Potito Gallo, fondatore dell'azienda, è stato un antesignano in Puglia.
A celebrare l'incontro tra due storie così diverse, ma in fondo così simili, Ritorno in Borgogna, un film di Cédric Klapisch, che racconta una storia di attaccamento alla terra e al vino, ma anche di rapporti tra generazioni diverse, legate dallo stesso amore per la terra.

domenica 26 agosto 2018

Tutta la verità su Asia Argento e Jimmy Bennet

Come promesso, ecco la seconda parte della striscia settimanale del nostro disegnatore satirico in versione solo testo.
Non solo il crollo del ponte di Genova, tra gli argomenti su cui oggi Madetù delizia amici e lettori di Lettere Meridiane, ma anche altri argomenti d'attualità che hanno appassionato e diviso l'opinione pubblica, come la controversa relazione tra Asia Argento e il più giovane attore Jimmy Bennet. Buona domenica e buona lettura.
* * *
PEDAGGI
- Con la revoca della concessione ad Autostrade, lo Stato rischia di pagare un 'pedaggio' ancora più alto.
- Toninelli ha già aumentato la tariffe?
ATTENTI AI PONTI
- Gli italiani prima di attraversare un ponte adesso ci pensano due volte...
- La prima per chiedersi se ce la faranno ad attraversarlo. La seconda, in caso di problemi, se devono prendersela sempre con Renzi o possono incazzarsi anche con Di Maio e Salvini.
TURBAMENTI
- Jimmy Bennett accusa Asia Argento di aver abusato di lui quando era minorenne...
- Le disse: "Tu Me Too-rbi".
BENNETT-ON
- La difesa di Asia Argento è crollata in un attimo...
- Per colpa di... Bennett-on.
PRETI PEDOFILI
Negli Stati Uniti scoperti oltre mille casi di abusi sessuali sui bambini da parte di oltre 300 preti.
- Papa Francesco ha detto che i sacerdoti devono stare più vicino ai bambini...
- Ma loro stanno vicino ai bambini. Specie dalla cintola in giù.
TIRARE LA CORDA
- Salvini si rende sempre più conto che tirare la corda conviene...
- Dipende a quale corda si riferisce. Ce n'è una anche attorno al collo dell'Italia.
IL RITORNO DI IEMMELLO
Iemmello è tornato a Foggia. Ma non si sa se firmerà altri...poker. Di gol

sabato 25 agosto 2018

La settimana politica raccontata da Madetù

Il crollo del ponte e la tragedia di Genova continuano a tenere banco, com'è giusto che sia, nella striscia settimanale del nostro disegnatore satirico in versione solo testo, Madetù. Maurizio coglie da par sua il crescente e pericoloso scollamento tra il paese "quotidiano" e reale, ed una politica più attenta alle polemiche e alle contumelie, spesso condite da bugie, che non a restituire al Paese orizzonti di futuro più sereni.
Questa settimana, la striscia è suddivisa in due parti. Eccovi la prima, la seconda vi terrà compagnia domani, domenica. E comunque, buona lettura, e buon fine settimana.
* * *
FISCHI E FIASCHI
- Ai funerali per le vittime di Genova, molti presenti hanno fischiato gli esponenti del PD.
- Hanno preso fischi più fiaschi.
GOVERNO DEL CAMBIA-E-MENTO
Quando ancora il PD non era nato, fu la Lega a prendere 150.000 euro dai Benetton... Ed è stato il M5S a dire che quel ponte non sarebbe mai crollato opponendosi, così, alla realizzazione della Gronda per limitare il traffico.
- Eppure gli unici imputati sono sempre il PD e Renzi...
- È il Governo del cambia-e-mento.
SCRICCHIOLII
- Avvertiti scricchiolii sul residuo del ponte crollato.
- Nessun problema. Adesso governano Di Maio e Salvini.
PONTE CEDUTO
Il ponte è "ceduto".
Da Autostrade per l'Italia a l'Italia per le Autostrade.
SALVAGENTI
Terminato finalmente, dopo anni, il Piano di Salvataggio della Grecia.
Per festeggiare l'evento, la Troika ha regalato ad ogni cittadino greco un salvagente.
LO STATO SIAMO NOI
Ogni tanto qualcuno si ricorda che "lo Stato siamo noi"...
- Perciò Di Maio e Salvini vogliono nazionalizzare le autostrade!
CONSIGLIO PROVINCIALE
Il 31 ottobre si voterà per il rinnovo del Consiglio Provinciale.
- Resta il problema della distanza delle altre realtà locali.
- Già. La politica era prodotta a... Miglio zero.
SELFIE
- Salvini durante i funerali di Genova si è fatto dei selfie col pubblico...
- Era un modo come un altro per esprimere la sua solidarietà. Ai telefonini.


venerdì 24 agosto 2018

Filiere ed intermodalità per il riscatto del Mezzogiorno (di Franco Antonucci)

Filiere per raccordare le attività industriali che si svolgono sul territorio alle sue vere vocazioni, ed alle produzioni agroalimentari. E poi logiche intermodali per ottimizzare l'altra grande, ed inespressa, risorsa della Capitanata: la sua centralità geografica. Sono queste le proposte che sommessamente avanza Franco Antonucci, meditando su quanto Domenico Iannantuoni e Michele Eugenio Di Carlo hanno scritto a proposito della filiera meridionale dell'olio d'oliva e sui tragici accadimenti di Genova.
Un intervento come sempre lucido e puntuale che vi invito a leggere e a commentare. (g.i.)
* * *
Sono queste le proposte  Se volessimo individuare alcuni fondamentali interventi di nuovo (?) raddrizzamento della situazione economica produttiva del Mezzogiorno, fermo restando la generale necessità di un riallineamento meridionale al sistema infrastrutturale nazionale, si dovrebbe, in primo luogo, ritornare al congeniale e logico completamento “in loco” della intera filiera produttiva primaria e naturale del Mezzogiorno, evitando che i cicli di valore aggiunto vadano altrove e lontano (nord).
Attraverso, quindi, sostanziali e mirati incentivi e contributi, si dovrebbe procedere ad innovativi interventi di reindirizzamento “di ritorno” dei segmenti produttivi successivi a quelli primari, necessariamente originati da specifiche vocazioni e risorse territoriali in loco.
Per esempio, assumendo il caso del settore agricolo di Capitanata, l'“Agroindustria” meridionale, direttamente legata alle produzioni agricole locali, deve riavvicinarsi al suo territorio, affiancando senza soluzioni di continuità il primo livello di produzione agricola interna.
L’Industria manifatturiera generica, calata al sud come generico ristoro di presunto sviluppo indotto dall’alto, diventa solo sostituzione impropria, e, quindi, non è di aiuto vero al Meridione.
I sistemi di “commercializzazione e distribuzione” alla media e grande scala devono comunque ritornare al Sud e da qui avere inizio in parte preponderante, perché questo è il territorio dove nasce l’Agricoltura.
È anche un modo per evitare le distorsioni di sfruttamento del lavoro elementare di base, per allontanamento eccessivo degli altri segmenti produttivi, comunque appartenenti allo stesso ciclo.
La “logistica territoriale” deve diventare una prerogativa essenziale del territorio meridionale, che è il vero baricentro e naturale piattaforma strategica-logistica dell’intero Mediterraneo.
Diversamente ogni azione portata altrove diventa uno scippo a danno del Mezzogiorno, che, inevitabilmente, continuerà in un percorso di sviluppo apparente, sempre contingente.
Eustacchiofranco Antonucci
P.S.: Lascio intatto in una zona del mio cuore il senso di grande dolore, che la tragedia di Genova ha generato in tutti noi e per un momento penso che tutto questo dovrebbe alla fine convincerci che non è possibile affidare prevalentemente alle strade (stressate) la maggior parte del traffico. Con particolare riguardo a quello pesante delle merci. Sarà questa la circostanza in ragione della quale cominceremo a pensare in termine di traffico integrato intermodale?
Gomma, ferro, aria, acqua...

Quando andar per vino ti fa trovare l'amore

Benoît Delépine e Gustave Kervern sono tra i più insoliti e talentuosi registi francesi. I loro film non sono mai banali, anche quando hanno al centro temi, come quello del vino, affrontati sempre con un certo sussiego dai loro colleghi, soprattutto transalpini, che vi si accostano con un certo timore reverenziale. Cosa che non succede in Saint Amour, road movie per le campagne francesi che vede protagonisti Gérard Depardieu (Jean), Benoît Poelvoorde (Bruno) e Vincent Lacoste (Mike).
È questo il film in programmazione venerdì 24 agosto a Foggia, nell'arena di Parco San Felice (ore 21.00, ingresso 3 euro). La proiezione ha luogo nell'ambito del programma di D’Estate D’Autore, rassegna cinematografica in memoria del compianto don Paolo Cicolella, il decano degli esercenti cinematografici pugliesi recentemente scomparso. Saint Ampur è il secondo film del miniciclo che la rassegna dedica al cinema... Divino: una selezione di pellicole che parlano di vino e della cultura che vi si muove attorno.
La storia raccontata da Benoît Delépine e Gustave Kervern, è inizialmente ambientata nel Salone dell’Agricoltura di Parigi, cui ogni anno partecipa Bruno, un demotivato allevatore di bestiame. Quest’anno lo accompagna suo padre Jean: vuole finalmente vincere la competizione grazie al loro toro Nebuchadnezzar e convincere Bruno a prendere le redini della fattoria di famiglia.
Ogni anno, Bruno fa il giro degli stand dei produttori di vino, senza però mettere piede fuori dai padiglioni del Salone e senza nemmeno terminare il percorso. Quest’anno, suo padre lo invita a farlo insieme, ma un vero tour, attraverso la campagna francese. Accompagnati da Mike, un giovane e stravagante taxista, partono alla volta delle maggiori regioni vinicole di Francia. Insieme, non solo andranno alla scoperta delle strade del vino, ma ritroveranno anche quella che porta all’Amore.
Curiosa la genesi del film: “Circa quattro o cinque anni fa - racconta Benoît Delépine - , avevamo avuto un colpo di genio: un film interamente girato in pochi giorni nel Salone dell’Agricoltura di Parigi, un tour del vino senza mettere mai piede fuori dal Salone. Già allora, la storia girava intorno a una relazione padre-figlio. Avevamo contattato Jean-Roger Milo per il ruolo del padre e scritturato Grégory Gadebois per il ruolo del figlio. Era un film più duro e drammatico che finiva con un suicidio. Inspiegabilmente il Salone ce lo rifiutò. Ma noi volevamo di nuovo lavorare con Gérard Depardieu, così abbiamo resuscitato il progetto e riscritto l’intera storia.”
Appuntamento all'arena di Parco San Felice dunque, per gustare insieme un film intenso, divertente, commovente, ma soprattutto intelligente. (Più sotto il triler).
D’Estate D’Autore è promossa da Parcocittà, Laltrocinema, Circuito Cinema Cicolella, Apulia Felix, Cinemafelix e Lettere Meridiane, con il patrocinio di Apulia Film Commission e del Comune di Foggia.

lunedì 20 agosto 2018

Storie di vino: a Parcocittà "Finché c'è prosecco c'è speranza"

Il vino occupa un posto importante nella cultura nazionale, non adeguatamente valorizzato dalla letteratura, dal cinema e dall’arte in generale. D’Estate D’Autore, la rassegna cinematografica che si svolge nell’arena di Parco San Felice, in memoria del compianto don Paolo Cicolella, il decano degli esercenti cinematografici pugliesi recentemente scomparso, propone a partire da giovedì 23 agosto (l’evento era stato inizialmente programmato per lunedì 20, ma è stato rinviato per il maltempo), un miniciclo dedicato al… cinema diVino, con tre pellicole sull’argomento.
La prima è italiana, ed è un’efficace dimostrazione di come, a partire dal vino, dal terroir (termine che designa non solo il territorio, ma la comunità, il substrato, la cultura che produce un certo tipo di vino) si possano raccontare storie intense. Opera prima di Antonio Padovan Finché c’è prosecco c’è speranza è tratto dall’omonimo romanzo di Fulvio Ervas, e racconta le indagini che il neo-ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano, si trova a svolgere per venire a capo di una serie di omicidi commessi nelle campagne padovane, zona di produzione e terroir del Prosecco.
Il maggiore indiziato è il conte Ancillotto, estroso produttore di questo vino nobile e pregiato, che però si è tolto la vita con uno spettacolare suicidio e non è dunque nelle condizioni di poter dare risposte alle domande che l’ispettore vorrebbe porgli.

domenica 19 agosto 2018

Una filiera dell’olio d’oliva tutta meridionale (di Domenico Iannantuoni e Michele Eugenio Di Carlo)

Sono particolarmente grato (e li ringrazio anche a nome dei tantissimi amici e lettori di Lettere Meridiane che seguono con passione e interesse la questione meridionale) a Domenico Iannantuoni e
a Michele Eugenio Di Carlo per aver voluto che il nostro blog ospitasse questo loro prezioso articolo sulla produzione meridionale probabilmente più tipica e più profondamente e intimamente legata al territorio: l'olio d'oliva.
Iannantuoni è presidente del Comitato tecnico-scientifico No Lombroso, Di Carlo è socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia e agronomo. I due autori vagheggiano la possibilità di una filiera dell'olio d'oliva tutta meridionale (il titolo originale dell'articolo, che ho abbreviato per ragioni di leggibilità sul social era Avanti con una filiera dell’olio d’oliva tutta meridionale).
Il loro contributo è tanto più prezioso perché tiene assieme l'aspetto tecnico ed economico con quello culturale e sociale.
Il riscatto del Mezzogiorno non può che partire dal territorio, che è probabilmente la ricchezza e la risorsa più grande che il Sud possiede.
La filiera tutta meridionale dell'olio di oliva potrebbe essere un ottimo inizio.
(g.i.)
* * * 
Il 90% della produzione di olio d’oliva extra vergine si concentra  nel Sud Italia con Calabria e Puglia che raggiungono quasi sempre il 70 %. Ma la commercializzazione e la distribuzione dell’oro giallo segue i circuiti imposti dalla grande distribuzione e dalle grandi aziende con sede legale ben oltre la linea di demarcazione del Sud. Ai produttori locali spesso non resta che svendere il prodotto ad un prezzo sottocosto che va da 3 a 5 euro al kg.

Uniti per l'autonomia della Daunia (di Gennaro Amodeo)

Gennaro Amodeo
La lettera meridiana sul referendum che si svolgerà in autunno nella provincia piemontese di Verbano-Clusio-Ossola (VCO) per il suo eventuale passaggio in Lombardia e sulle evidenti assonanze che questa vicenda possiede con le iniziative pugliesi della Moldaunia (l'annessione della Capitanata al Molise) e di Taranto Futura (l'annessione della provincia di Taranto alla Basilicata) ha provocato com'era lecito attendersi un vivace dibattito.
Purtroppo, la discussione è stata caratterizzata, com'è la regola sul social, più da insulti, veleni e reciproche offese, che non da una disamina serena dei fatti che quel post voleva mettere in evidenza: e cioè che mentre in Piemonte sono bastate 5.000 firme e pochi mesi per giungere alle urne e consultare i cittadini, in provincia di Foggia non sono stati sufficienti 17 anni di impegno del comitato che si batte per il passaggio al Molise e le delibere di 16 consigli comunali, tra cui quello della città capoluogo.
Piaccia o meno ai detrattori e ai sostenitori del progetto, la notizia è questa.
Nel post non avevo espresso alcuna opinione nel merito della Moldaunia, limitandomi ad osservare che iniziative "centrifughe" come questa e Taranto Futura certificano un certo malessere di talune popolazioni pugliesi a sentirsi tali. Punto.
A leggerli tutti assieme, molti dei commenti negativi sul progetto moldauno lasciano intravedere un fenomeno, una tendenza che aveva sinceramente sottovalutato: i tanti che ostentano con orgoglio la propria pugliesità (e fin qui tutto bene, ci mancherebbe altro) ma non si sentono dauni o per dirla fuori dai denti non si sentono rappresentati da una provincia che ha come capoluogo la città di Foggia.
Argomento sul quale varrà la pena di tornare (anche a costo di prendere altri insulti).
A conclusione del dibattito, sulla vicenda si esprime anche il promotore e coordinatore del comitato che si batte per la Moldaunia, l'ing. Gennaro Amodeo, con un intervento apprezzabile per moderazione. Eccone il testo.

sabato 18 agosto 2018

Genova, il pomodoro, gli incidenti sulle strade: il ritorno di Madetù

Il nostro disegnatore satirico in versione solo testo rientra dalla vacanze estive, per regalare ad amici e lettori di Lettere Meridiane una edizione della striscia quasi monografica.
Le maggiori attenzioni di Madetù vanno, com'è ovvio, alla tragedia di Genova, rispetto alla quale la satira serve. Non certo a sorridere, ma a cercare di capire. Non mancano battute su questioni di casa nostra che hanno tenuto banco in questa estate calda, e non soltanto dal punto di vista meteo. Notevoli quelle che riguardano la raccolta del pomodoro, contrassegnata da gravi episodi come il tragico incidente d'auto in cui hanno perso la vita 12 immigrati, o l'elevato numero di vittime della strada, che getta inquietanti timori sullo stato di salute della rete stradale in provincia di Foggia. Questa volta leggete, senza sorridere. Ma riflettete.
* * * 
ASSUNTA...A TEMPO INDETERMINATO
15 agosto. Oggi si ricorda Maria Assunta in cielo.
Per sua fortuna...a tempo indeterminato.
IL CORDOGLIO DI TONINELLI
La tragedia del ponte crollato a Genova ha sconvolto tutti. Anche gli uomini del Governo hanno inviato messaggi di straziante commozione. Soprattutto il Ministro Toninelli si è distinto con splendide parole di sincero cordoglio. Nei confronti dei colpevoli.
PONTE FINITO MALE
Genova. Finisce male il "Ponte" di Ferragosto.
L'ACUME DI SALVINI
- Salvini, col suo consueto intelligente acume, ha già spiegato chi sono i colpevoli del Ponte crollato a Genova...
- La colpa è degli immigrati irregolari che, impunemente, consumano i pilastri.
GIANNI L'AVEVA DETTO...
- Crollato il "Ponte Morandi" a Genova...
- Gianni però lo aveva detto: "Uno su 1.000 ce la  fa".
LANDELLA ANNULLA IL CONCERTO
Nobile gesto del Sindaco di Foggia, Landella.
- Ha annullato il concerto in piazza e i fuochi pirotecnici di mezzanotte...
- Dopo aver visto il dramma di Genova?
- No. Dopo aver visto ilMeteo.it
GOVERNO DEL (S)CAMBIAMENTO
- Il segretario del PD ha detto che anche in occasione della tragedia di Genova, certi ministri hanno scambiato il Governo per un Social...
- È il Governo del (s)cambiamento.
TAGLIATI IN DUE
La tragedia del ponte crollato ha tagliato Genova in due. Ha tagliato la Liguria in due. Ha tagliato l'Italia dalla Francia in due...
Ed anche la cocaina con cui si fanno certi ministri è stata tagliata in due.
TROPPI MORTI SULLE NOSTRE STRADE
Triste record. Sono già 21 i morti per incidenti sulle nostre strade dall'inizio di agosto.
- La Capitanata ha bisogno di riparare le proprie arterie...
- Già. Più difficile, invece, riparare le 'arterie' che portano alcol e droga in chi guida...
L'AEROPORTO ASSEDIATO
Nonostante i divieti si continua a costruire ai margini dell'area del "Gino Lisa".
- Ma questa gente non capisce che c'è un problema di 'sicurezza'?
- Forse perché hanno la 'sicurezza' che non volerà mai più nessun aereo!
TUTTI CONTRO BENETTON
La tragedia del ponte crollato a Genova.
I ministri del Governo giallo-verde uniti contro Benetton.
"United Colors Vs Benetton".
POMODORO
Fabrizio Gatti è tornato in Capitanata e sull'ultimo numero del settimanale "l'Espresso" ha descritto il decadimento dei valori nella raccolta del pomodoro.
- Tene arraggione stu giurnaliste. 'Nze magne chiu' u pummadore de na vote.
CRISI
La crisi economica e sociale ha così toccato milioni di italiani che molti hanno pensato di finire a vivere sotto ad un ponte.
Ora non pensano più nemmeno a questo.
TELEPASS
- Nonostante il crollo del ponte sull'autostrada, i Benetton non si sono fermati nemmeno un minuto...
- Hanno usato il Telepass.

Il Foggia e Kragl conquistano la top ten dei gol cadetti di Dazn

Cominciano bene, anzi benissimo, i satanelli su Dazn, la piattaforma digitale che trasmetterà quest’anno le sfide del campionato cadetto.
È infatti il Foggia la squadra più rappresentata nella top ten dei gol più belli della stagione 2017-2018, con cui Dazn ha inaugurato la parte del sito dedicata alla serie B. Delle dieci reti che la redazione della piattaforma ha scelto come più belle della scorsa stagione, tre sono state segnate da giocatori rossoneri, e due portano la firma di Oliver Kragl, che risulta pertanto il capocannoniere di questa speciale top ten.
Si tratta in particolare delle reti che il difensore tedesco, giunto nel mercato autunnale dal Crotone (e poi autore di 6 reti e 5 assist, mica poco…) , ha messo a segno a Palermo e a Chiavari, consentendo alla compagine rossonera di aggiudicarsi le partite esterne con i rosanero e con l’Entella per 2-1.
Le due marcature sembrano la fotocopia l’una dell’altra: potenti tiri da fuori area con il sinistro, che si insaccano nel sette della rete avversaria, lasciando di stucco i portieri.
I due gol d’autore sono stati classificati dalla redazione di Dazn al 7° e al 4° posto della top ten, mentre il gol più bello della scorsa stagione rossonera è quello messo a segno allo Zaccheria da Denis Tonucci all’82° di Foggia-Spezia quando il centrale del Foggia girò alle spalle del portiere Manfredini, con una spettacolare mezza rovesciata, un preciso assist di Gerbo.
Un gol che abbiamo a suo tempo definito “tra i più belli che si siano mai visti allo Zaccheria”, in una lettera meridiana che potete rileggere qui.
Il gol di Tonucci fu importante non solo dal punto di vista spettacolare ma anche da quello statistico, perché regalò al Foggia la matematica certezza della salvezza, con tre turni di anticipo rispetto alla fine del campionato.
I giornalisti di Dazn l’hanno classificata al terzo posto della top ten, mentre il primo posto è stato attribuito, meritatamente, allo splendido gol segnato da Alberto Gilardino al 62’ di Cittadella-Spezia, quando l’attaccante spezzino raccolse al volo un lungo cross di Marilungo, battendo l’estremo difensore con un tiro capolavoro, per coordinazione, forza e precisione.
La classifica della top ten di Dazn, disaggregata per le squadre che vi hanno contribuito, vede al primo posto il Foggia (3 reti), quindi Empoli e Cremonese, con due reti, infine con una rete, Spezia, Parma e Pescara.

giovedì 16 agosto 2018

Se questo è un parco...

Non so voi, ma personalmente ritengo che il Bosco dell’Incoronata sia il “pezzo” di territorio più bello di Foggia. E più insolito: un’oasi di verde che sorge, improvvisa ed inattesa, nel cuore della piana più assolata ed arida d’Italia.
Un miracolo della natura, se vogliamo: pochi sanno (la geografia, ahimé, è disciplina sempre meno frequentata... ) che è tra i boschi di pianura più grandi d’Italia, e il più esteso del Mezzogiorno e della Puglia.
Attratto dall’abbondanza di selvaggina, Federico II lo amò profondamente, e quel bosco, tanto lussureggiante, fu una delle ragioni che lo spinse a scegliere la  Capitanata quale sede della sua corte itinerante. Allora, la superficie boschiva era  assai più estesa di quella attuale. Il pascolo e l'agricoltura l'hanno progressivamente eroso, ma quel che resta è sicuramente una magnifica risorsa, che andrebbe meglio tutelata e valorizzata.
L'area è ancora più protetta e vincolata dopo l'istituzione del Parco Regionale, e la limitrofa Borgata si sta distinguendo per le attività di promozione turistico ed agroalimentare.
Bisognerebbe fare qualcosa di più - molto di più - sotto il profilo della pulizia. Spettacoli come quello immortalato dalla foto che illustra il post (scattata nella tarda mattinata di un giorno feriale estivo) sfiorano davvero i limiti della decenza.
E' probabile (e comprensibile) che l'azienda della nettezza urbana non possa coprire tutti i giorni il servizio di raccolta dei rifiuti, lasciati in pessima mostra di se stessi da turisti che non sempre sono campioni di civiltà.
Ma la gestione dei rifiuti in un'area protetta come il Bosco dell'Incoronata ha bisogno di un impegno e di uno sforzo particolari. Sarebbe forse il caso di vietare completamente il deposito di qualsiasi tipo di rifiuto, almeno nel perimetro boschivo e nelle zone adiacenti.
E voi, che ne pensate, cari amici e lettori di Lettere Meridiane?

mercoledì 15 agosto 2018

Regionalismo differenziato, il no del M5S (di Michele Eugenio Di Carlo)

Puntuale come sempre, Michele Eugenio Di Carlo, meridionalista, agronomo, scrittore e saggista di Vieste, lancia l'allarme sul "regionalismo differenziato" molto caro alla Ministra per le Autonomie, la leghista Erika Stefani
Ormai quasi tutte le Regioni del Nord hanno siglato o stanno per farlo le "pre intese" previste dall'art.116 della Costituzione, in base alle quali alcune funzioni - individuate, appunto, negli accordi - possono essere delegate dallo Stato alle Regioni, che le esercitano in modo autonomo.
Non è difficile immaginare le profonde e negativa ripercussioni che tale prospettiva avrebbe sulla coesione e la solidarietà nazionale, in quanto l'attuazione delle intese ed il riconoscimento di margini più o meno ampi di autonomia alle Regioni del Nord drenerebbe il fondo perequativo in base al quale, proprio in omaggio al principio della coesione nazionale, le Regioni più deboli ricevono più risorse dallo Stato.
Importante e tempestiva l'iniziativa di Di Carlo che ha scritto alla senatrice pentastellata Sabrina Ricciardi, che ha sollecitamente risposto. Ecco, di seguito la lettera di Michele Eugenio di Carlo e la risposta della senatrice, componente della commissione di vigilanza Rai. 

Genova (di Alfonso Foschi)

Sarà per l'incredibile azzurro del suo mare, sarà la luce del suo cielo, saranno gli echi delle canzoni e della armonie mediterraneo di Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati, mi piace pensare a Genova come alla più meridionale della città del Nord, quella che meglio declina - nel bene e nel male - il senso della coesione nazionale.
Per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, Genova è anche Alfonso Foschi, prezioso collaboratore del blog, insegnante in pensione che, partito da San Severo un po' di tempo fa, vive nella città ligure, deliziandoci con i suoi elzeviri, sempre ricchi di stimoli e di saggezza.
Il buon Alfonso mi aveva inviato un po' di tempo fa il pezzo che pubblico oggi, all'indomani della tragedia che ha colpito Genova e la sua gente. Nelle intenzioni dell'autore era un articolo sulla questione meridionale, o se preferite sul fatto che ogni mondo è paese, e non sempre l'erba del vicino è più verde della nostra. 
Guardandolo e rileggendolo nella prospettiva del dramma che ha colpito Genova, mi sembra una splendida testimonianza dell'energia (condita a volte da un po' di furbizia) della gente di quella città, viatico per un sollecito riscatto.
Ringrazio come sempre Foschi per il suo bel contributo, che vi invito a leggere con attenzione.
L'articolo era originariamente intitolato "La grande crisi, quando anche nel virtuoso Nord cantavano le cicale".  
Mi sono preso la libertà di intitolarlo semplicemente Genova, in segno di augurio: che la nottata che ha colpito questa grande e splendida e solare città passi quanto prima. (G.Ins.)

   Caro Direttore, quando gioca la Nazionale di calcio, i tifosi italiani diventano tutti esperti tecnici, ciascuno con la propria elaborata e vincente strategia di gioco da suggerire all'allenatore ufficiale . Ora che siamo precipitati nella  "Grande crisi " , eccoci trasformati tutti in esperti economisti, ciascuno con la propria ricetta salva-Italia  da offrire, gratis, al governo, ricetta    che, se poi la "gratti" a dovere ( tipo "gratta e vinci " ),  appare  perlopiù un " salva me " …. e all'Italia ci pensi la Provvidenza !
   Io non ho ricette da suggerire, ma solo un'esperienza giovanile  da raccontare che può dire la sua sull'argomento .
   Dunque, negli anni seguiti al grande boom economico, il porto di Genova contendeva a quello di Marsiglia il primato dello scalo marittimo più importante del Mediterraneo : i  mercantili sostavano in rada in attesa di una banchina libera per attraccare e compiere le operazioni di scarico-carico merci, mentre alla Stazione marittima era un continuo e festoso  via vai dei nostri gioielli : Andrea Doria, C. Colombo, Michelangelo, Raffaello …i lussuosi transatlantici, vanto della nostra cantieristica navale,  che univano l'Europa alle Americhe.
   In quel tempo, all'ombra di un fico che sporgeva su una "crosa"  ( viottoli che dalla periferia  s'inerpicano su per le colline che incoronano Genova ) ci si riuniva noi giovani del  quartiere, soprattutto il sabato, a progettare la domenica e nel frattempo ciascuno aveva la sua "novella " settimanale da raccontare, proprio come nel Decamerone boccaccesco, anche se la cornice non era una nobile villa toscana, ma una rustica "crosa" ligure, e mai avrei pensato allora, con la spensieratezza propria  della gioventù, che dopo tanti lustri avrei ricordato quei tempi così lontani per parlare della nostra  "Grande crisi" di oggi.
   Della compagnia faceva parte un ragazzone, aspirante "camallo" ( a Genova lavoratore addetto al carico-scarico merci nel porto ) che, quando la vita per una qualche ragione  gli arrideva , con un sorriso soddisfatto e un po' sornione stampato in fronte si fregava continuamente le mani sprizzando gioia da tutti i pori.
   Un giorno in cui il fregamento-mani era particolarmente vivace e insistente gliene chiesi  ragione e la ragione era che la giornata  di lavoro del giorno precedente gli aveva fruttato il salario di un mese perché prestata in giorno festivo ( giornata doppia ) e in orario notturno ( ancora doppia ) per un totale di quattro giornate lavorative  che, sommate ad altre due  prestate nell'arco del mese, totalizzava una settimana effettiva di lavoro : per buon peso, appunto, all'epoca il camallo  che lavorava sei giorni nell'arco dello stesso mese  per contratto sindacale aveva "diritto" al salario di un mese..
   Inoltre il mio amico-"camallo"  con aria furba  mi precisò che il notturno in realtà consisteva in pochi minuti di lavoro dopo la mezzanotte in prossimità della quale per un "improvviso e involontario intoppo" l'attività lavorativa si interrompeva o rallentava per riprendere frenetica e concludersi subito  dopo lo scoccare della mezzanotte e … della  generosa tariffa notturna.
Infine, se durante lo scarico-.carico merci si rompeva  "accidentalmente " qualche imballaggio, si poteva "arrotondare" la giornata portandosi a casa  uno stoccafisso …una stecca di sigarette …una confezione di sapone o quant'altro in quel giorno  " passava il convento ".
Naturalmente non si può e non si vuole discreditare un'intera categoria di lavoratori, ma è stato certamente un contratto di lavoro particolarmente generoso, unitamente alla disonestà di alcuni "camalli", a dirottare le navi verso altri porti meno "cari "e a mettere in crisi quello di Genova.
  Tuttavia non tutti i lavoratori all'epoca erano fortunati come i "camalli " genovesi: gli insegnanti, per esempio, venivano pagati solo per le supplenze effettivamente prestate e la disparità di trattamento era dovuta al fatto che mentre i primi erano tutelati da un Sindacato che aveva acquistato consenso e potere contrattuale  con lo slogan " il lavoratore  ha sempre ragione ", i secondi erano tutelati da un Sindacato "moderato" che garantiva solo un  " poco " ma a tanti anche se  non tutti indispensabili il che comportava comunque altro abuso e spreco.
   Certamente se costretti ad un aut-imprenditore aut-lavoratore è comprensibile  schierarsi con il più debole, così come è meglio un sindacato "settoriale " che nessun sindacato, ma come sarebbe stato più equo e proficuo valutare di volta in volta le ragioni e i torti degli uni e degli altri  per un interesse superiore : è quanto, con un certo rammarico, sostiene U. La Malfa nel saggio " L'altra Italia " ( Mondatori 1975 ) , ovvero l'altra Italia che sarebbe stata ( e non è stata) per il ruolo svolto dai Sindacati che per il vecchio repubblicano  " … non deve  intervenire soltanto nel campo del profitto d'impresa , ma in tutti i campi in cui vi sia acquisizione parassitaria di reddito, in contrasto con gli interessi generali della società … " ( op.cit. pag. 88 ).
   Ora che con  la "Grande crisi " i nodi sono venuti al pettine e non c'è più trippa per gatti, è dura smettere di cantare e incominciare a piangere : e così è iniziata la caccia agli "untori" e il Nord leghista punta l'indice accusatore verso il Sud depresso ed assistito, ma, per esperienza diretta, posso testimoniare che "anche  nel virtuoso Nord  cantavano le cicale!"                                                                                                 Cordialmente
Alfonso Foschi       
Genova     

martedì 14 agosto 2018

Madonna dei Sette Veli, non solo Foggia. La "Vestizione" a San Giovanni Rotondo

Non credo siano molti i foggiani che lo sanno, ma la loro Patrona, il 15 di agosto, non si festeggia soltanto a Foggia, ma anche a San Giovanni Rotondo, i cui fedeli detengono un rapporto profondo con la Madonna dei Sette Veli.
Il 14 e il 15 agosto, un rione della cittadina di San Pio dà vita alla Vestizione della Madonna dei Sette Veli.
Ma di che si tratta? In un articolo che si può leggere su Pellegrinodipadrepio.it, Massimo Pitti, avvalendosi della consulenza storica di Michele Nardella, parla di "una consolidata tradizione per la quale si addobbano con cura e dedizione i locali al pianterreno delle case della cittadina, destinati ad ospitare il quadro della Madonna dei Sette Veli in vista della ricorrenza della sua festività, nei giorni 14 e 15 agosto, giorni in cui a Foggia vi è la processione per la festa della Santa Patrona.   Ognuno di essi viene ricoperto alle pareti e superiormente da coperte da letto di seta colorata e ricamata e da sette veli bianchi e trasparenti, arricchiti da collane o da angioletti. I sette veli creano una scenografica prospettiva verso l’icona della Madonna, posta al centro della parete di fondo su un altarino adorno di statuine angeliche e di lampade votive.   I tappeti invece ricoprono i pavimenti e le eventuali scale d’accesso e su di essi sono appoggiati i vasi di basilico per profumare l’ambiente, ma anche di altre piante ornamentali nonchè le statuine degli angeli o del Bambino dormiente. All’esterno l’ingresso è adornato da un lenzuolo bianco al quale sono appesi i fazzoletti multicolori per abbellimento e per simboleggiare le fiammelle del Purgatorio."

La pratica affonda le sue origini molto indietro nel tempo. C'è chi la fa addirittura risalire all'epoca stessa del ritrovamento del Sacro Tavolo ad opera di alcuni pastori, in un laghetto o palude adiacente Foggia, che allora era poco più di un villaggio. Sospesa per alcuni anni, è stata rilanciata da qualche anno da dal Dott. Matteo Impagliatelli, esimio cardiologo ed angiologo che opera all'ospedale di San Pio, nonché priore dell’Arciconfraternita dei Morti. Qui potete leggere un articolo molto ben documentato
La parte pubblica e collettiva del rito della vestizione inizia nel pomeriggio del 14 agosto, con la esposizione degli altarini votivi la cui preparazione viene completata all'orario del Vespro, per fare posto ad una veglia mariana durante la quale viene recitato il Rosario, accompagnato da canti mariani. Si tratta di un Rosario particolare, in quanto prevede che vengono recitato “150 Ave Maria” ciascuna delle quali è introdotta e preceduta da una tipica invocazione in dialetto sangiovannese:  “amma murì, amma ttraversà, la vadda di Josafatte amma fa; ‘ncuntram lu brutte nemmiche:  sfratta da qua pecchè tu cull’anema mia ne n’aie che fa, pecchè lu jurne de la Vergine Maria 150 cruce feci ie” ovvero: “dobbiamo morire, dobbiamo attraversare, la valle di Josafat dobbiamo fare; incontriamo il brutto nemico: allontanati di qua perché tu con l’anima mia non hai cosa fare, perché il giorno della Vergine Maria 150 croci feci io”
Come documenta su Comuni-italiani.it, Michele Nardella (anche con un ricco reportage fotografico, da cui sono tratte le immagini che illustrano il post),  la sera del 15 agosto, le “Madonne” vengono visitate ed omaggiate da una processione, organizzata dall’Arciconfraternita dei Morti , che parte dalla storica Chiesa di Sant’Orsola, sede dell'anzidetta Confraternita.
Come abbiamo già detto, non esistono fonti certe circa la origine di questa pratica devozionale. Secondo Impagliatelli, nel XIII secolo il culto della Madonna Iconavetere e la partecipazione alla Festa del 15 di agosto, nel capoluogo, erano più ampi e diffusi di quanto non sia oggi, e richiamavano nel capoluogo non soltanto i foggiani, ma anche pellegrini che giungevano da diversi comuni della provincia, tra cui San Giovanni Rotondo, i cui abitanti erano molto legati alla Madonna, per averne chiesto ed ottenuto l'aiuto durante una tragica epidemia di peste.
La tradizione della "Vestizione" sarebbe nata per l'usanza dei pellegrini che giungevano da San Giovanni di acquistare come reliquia quello che si riteneva fosse un pezzetto dei Sette Veli che avvolgevano l'Iconavetere.
"Questa reliquia - scrive Impagliatelli - veniva conservata con grande cura, infatti le buone massaie al fine di non perderlo o usurarlo, lo sistemavano in un quadro con un vetro di protezione. Con il passar del tempo le massaie abbellivano il loro quadro con lavori all’uncinetto, ricami in seta, decorazioni in pittura ad olio e i più benestanti lo decoravano con minuziosi ricami in oro. È molto rilevante il fatto che le famiglie più agiate del tempo inserissero nella dote delle loro figlie uno di questi quadri, con splendidi ricami in filo d’oro e seta."
Un altro elemento che apparenta la tradizione della cittadina garganica con quella del capoluogo è lo "scaravatt". A Foggia è la ricca urna in cui viene deposta e portata in processione la statua di Gesù morto, la sera del Venerdì Santo. Il monumentale tabernacolo funge da cornice scenografica al momento più toccante della processione, l'incontro tra la Vergine Addolorata e Gesù.
La parola "scaravatt" deriva dal termine dalla lingua napoletana scaravàttolo, che, come spiega Carlo Iandolo, indica “scarabatto, cioè uno scrigno più o meno ampio di legno e cristallo per custodire le reliquie sacre”.
Anche a San Giovanni Rotondo viene utilizzata questa espressione, che designa uno degli elementi della "Vestizione" della Madonna dei Sette Veli che si svolge il 14 e il 15 agosto. Come scrive Impagliatelli, viene chiamato lu sckaravatt ed  è una sorta di “quadro profondo” con al centro collocato il prestigioso pezzo di stoffa della Vergine.
Per strano che possa sembrare, nonostante le evidenti assonanze, per secoli la Festa Patronale della Madonna dei Sette Veli e la Vestizione di San Giovanni Rotondo hanno camminato fianco a fianco, senza mai incontrarsi. Eppure sarebbe un interesse comune che la bella pratica che da secoli si svolge nella cittadina garganica venisse consolidata, tanto più che - come accade per tutte le tradizioni popolari e religiose - diventa sempre più difficile organizzarla.
E' così difficile immaginare un gemellaggio? Chissà...

sabato 11 agosto 2018

La dura lezione impartita dal caporalato (di Geppe Inserra)

Tra i fiumi di parole come al solito versati in occasioni del genere, meritano un'attenzione particolare quelle pronunciate da Magda Jarczak, segretaria provinciale della Flai Cgil di Foggia.
Intervistata dal telegiornale di Sky, la giovane sindacalista, che ha una conoscenza diretta e profonda del fenomeno del caporalato, per essere sempre in prima fila al fianco dei braccianti, ha denunciato che in questi anni nelle campagne del Tavoliere è cambiato molto poco.
"Al di là di una maggiore consapevolezza dei lavoratori e di una certa intensificazione dei controlli - ha sottolineato-, i tre pilastri su cui prospera il caporalato sono rimasti saldi."
A richiesta della giornalista che la intervistava, ha quindi indicato i "pilastri" nel collocamento dei braccianti, nel loro trasporto e nella accoglienza.
Nella consueta e stucchevole orgia di proclami e dichiarazioni, il realismo della sindacalista mi ha particolarmente colpito, e la sua lucida analisi dovrebbe indurre tutti gli apparati pubblici ad un'attenta riflessione.
L'intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro, il trasporto e l'accoglienza dei lavoratori migranti sono servizi pubblici. Se diventano "pilastri" di un fenomeno criminoso diffuso, qual è il caporalato, è dunque in primo luogo perché l'apparato pubblico che quei servizi dovrebbe garantire, non riesce a farlo non la dovuta efficienza, oppure non riesce a farlo perché talune norme limitano la sfera d'azione pubblica, favorendo il privato, a svantaggio del servizio pubblico.
Emblematico è proprio il caso del collocamento. Prima che il mercato del lavoro venisse (selvaggiamente) privatizzato, il collocamento dei braccianti veniva svolto dagli uffici del lavoro. I datori di lavoro che intendevano assumere manodopera dovevano rivolgersi ai servizi per l'impiego presenti in ogni comune, e il collocatore provvedeva all'avvio della manodopera.
Certo anche allora esistevano sacche più o meno ampie di illegalità, ma il sistema garantiva comunque una certa trasparenza.
E oggi? La legge sul caporalato ha inasprito le pene a carico di quanti effettuano intermediazione di manodopera illegale, ma non ha rivisto le funzioni dei servizi pubblici per l'impiego, da anni sospesi nel limbo di una riforma sempre annunciata ma mai effettivamente attuata.
Lo stesso discorso vale per il trasporto, che è una competenza mista, pubblico-privato, nel senso che sono le regioni, attraverso apposite pianificazioni, a determinare le politiche territoriali per il trasporto pubblico. 
Per favorire i collegamenti tra i braccianti e le aziende agricole dopo qualche interessante esperimento che risale agli anni Settanta del secolo scorso (quasi mezzo secolo, ormai...) poco o nulla è stato fatto, ed è rimasta ancora sulla carta quella parte della nuova normativa che incentiva forme di convenzione tra aziende agricole ed aziende di trasporto.
Dulcis in fundo, l'accoglienza. Anche in questo caso, le politiche pubbliche sono state più rivolte a smantellare (com'è successo per il "grand Ghetto") che non a studiare soluzioni. Un po' di anni fa, ha dato risultati incoraggianti l'esperimento dell' "albergo diffuso" voluta dall'allora assessora regionale (oggi eurodeputata) Elena Gentile.
Il compianto Guglielmo Minervini, con il piano Capo Free Ghetto Off, è stato il primo a tentare la strada di un approccio integrato alla questione, mettendo in discussione l'intera filiera.
E oggi? L'impressione è che lo Stato ed i suoi apparati concepiscano se stessi soltanto come repressori, mettendo in secondo piano gli altri aspetti - i pilastri - su cui prosperano e si arricchiscono i caporali.
L'inasprimento delle sanzioni e delle pene previsto dalle nuove norme è sacrosanto, ma a vincere la battaglia non possono essere soltanto gli sceriffi, come si è puntualmente sentito in questi giorni.
Chiudere i ghetti com'è stato promesso significa occuparsi della parte emersa dell'iceberg. Non è cacciando gli immigranti dalle loro baracche che verrà sconfitto il lavoro nero, lo schiavismo o i pomodori verranno raccolti ed acquistati a prezzi ragionevoli dalle industrie e la filiera verrà moralizzata.
Occorre che i servizi pubblici facciano la loro parte, recuperando quell'assenza, quella latitanza su cui si fondano i "pilastri" stigmatizzati da Magda Jarczak.

Dal fenomeno turpe e magmatico del caporalato, giunge una lezione dura, amara: l'illegalità si combatte prima di tutto attraverso servizi pubblici di qualità. 

G.I.

Salvini sdogana Moldaunia e Taranto Futura

Finora in Puglia se ne sono accorti in pochi, ma l'accelerazione impressa dal Ministero dell'Interno, guidato dal leader leghista Matteo Salvini, al referendum per il passaggio dal Piemonte alla Lombardia della Provincia di Verbano-Clusio-Ossola (VCO), costituisce un inatteso quanto prezioso assist per foggiani e tarantini che sognano il distacco delle rispettive province dalla Puglia, per approdare in Molise e in Basilicata.
Il Viminale ha fissato al 21 ottobre prossimo la data di svolgimento della consultazione referendaria, i cui promotori hanno stabilito un record di velocità che difficilmente sarà mai superato.
 Le cinquemila firme che hanno dato il "la" all'iniziativa sono state raccolte soltanto nello scorso mese di dicembre. Mercoledì scorso il consiglio dei Ministri, su proposta di Salvini, ha detto il sì definitivo fissando la data del referendum.
Il tutto si è consumato in meno di un anno, e chissà che faccia farà Gennaro Amodeo, promotore del progetto Moldaunia, che si batte da anni per la convocazione di un referendum per il passaggio della Capitanata al Molise.
Va detto che prima che il referendum finisse all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, sulla legittimità della iniziativa e dell'iter, si era pronunciata positivamente anche la  Cassazione: il disco verde della Corte sarà un ulteriore motivo di stimolo e di sprone per i pugliesi che vogliono dire addio alla loro Regione.
Nella sostanza, i progetti sono affini, se non identici: i cittadini del VCO (quintultima provincia italiana per popolazione - solo 159.000 anime, ma territorio ricchissimo, per la presenza del Lago Maggiore) vogliono lasciare il Piemonte per approdare nella più vicina Lombardia, i sostenitori del progetto Moldaunia, così come quelli di Taranto Futura intendono abbandonare la Puglia per accorpare le loro province, rispettivamente, al Molise e alla Basilicata.
Capeggiata dall'avv. Nicola RussoTaranto Futura ha già raccolto 12.000 firme (il quorum è di 15.000), mentre Gennaro Amodeo, per la sua Moldaunia, ha scelto un'altra strada: le delibere dei consigli comunali. Sono circa una ventina quelli che hanno aderito, tra cui quelli del capoluogo e della cosiddetta Pentapoli, ma tanto non è stato sufficiente a convincere il Consiglio Provinciale, ad indire il referendum. L'assise di Palazzo Dogana ha chiesto un parere alla Prefettura, che si è espressa negativamente.
A Taranto, invece, i promotori hanno chiesto preventivamente l'assenso della Provincia. Ottenutolo, hanno dato il via alla raccolta delle firme, che si concluderà tra qualche settimana.
E' possibile che il mutato atteggiamento del Governo, e la simpatia con cui vengono guardate le iniziative autonomistiche dal vicepremier e responsabile del Viminale, Matteo Salvini, aprano una prospettiva diversa anche per il sogno della Moldaunia.
A spaventare la Provincia di Foggia è stata soprattutto la prospettiva di dover sopportare le spese necessarie per far svolgere il referendum (almeno 600.000 euro), che non troverebbero copertura nel bilancio provinciale. 
Lo Statuto di Palazzo Dogana prevede per l'indizione del referendum consultivo tre possibilità: una deliberazione del Consiglio Provinciale assunta a maggioranza assoluta, la richiesta formulata da un numero di consigli comunali che rappresentino almeno il 10 per cento della popolazione provinciale (condizione largamente superata dal comitato pro-Moldaunia), almeno 10.000 firme.
Va comunque sottolineato che il referendum avrebbe valore soltanto consultivo. Il comma 2 dell'art.132 della Costituzione concede a Province e Comuni la possibilità di passare da una Regione all'altra, previo referendum, con legge dello Stato, che dev'essere approvata sentiti preventivamente i Consigli Regionali interessati.
La palla torna dunque ad Amodeo e al suo comitato, che nel frattempo hanno annunciato la volontà di partecipare alla prossima competizione ammistrativa in programma nel 2019.
L'idea di buttarsi in politica potrebbe, alla fine, rivelarsi vincente, proprio guardando il caso e la storia del referendum per il passaggio alla Lombardia del VCO. C'è chi dice che a propiziare la decisiva accelerazione dell'iter sia stato il passaggio del presidente del comitato referendario, Valter Zanetta, da Forza Italia alla Lega. A buon intenditore... 

Salvini sdogana Moldaunia e Taranto Futura


Finora in Puglia se ne sono accorti in pochi, ma l'accelerazione impressa dal Ministero dell'Interno, guidato dal leader leghista Matteo Salvini, al referendum per il passaggio dal Piemonte alla Lombardia della Provincia di Verbano-Clusio-Ossola (VCO), costituisce un inatteso quanto prezioso assist per foggiani e tarantini che sognano il distacco delle rispettive province dalla Puglia, per approdare in Molise e in Basilicata.
Il Viminale ha fissato al 21 ottobre prossimo la data di svolgimento della consultazione referendaria, i cui promotori hanno stabilito un record di velocità che difficilmente sarà mai superato.
 Le cinquemila firme che hanno dato il "la" all'iniziativa sono state raccolte soltanto nello scorso mese di dicembre. Mercoledì scorso il consiglio dei Ministri, su proposta di Salvini, ha detto il sì definitivo fissando la data del referendum.
Il tutto si è consumato in meno di un anno, e chissà che faccia farà Gennaro Amodeo, promotore del progetto Moldaunia, che si batte da anni per la convocazione di un referendum per il passaggio della Capitanata al Molise.
Va detto che prima che il referendum finisse all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, sulla legittimità della iniziativa e dell'iter, si era pronunciata positivamente anche la  Cassazione: il disco verde della Corte sarà un ulteriore motivo di stimolo e di sprone per i pugliesi che vogliono dire addio alla loro Regione.
Nella sostanza, i progetti sono affini, se non identici: i cittadini del VCO (quintultima provincia italiana per popolazione - solo 159.000 anime, ma territorio ricchissimo, per la presenza del Lago Maggiore) vogliono lasciare il Piemonte per approdare nella più vicina Lombardia, i sostenitori del progetto Moldaunia, così come quelli di Taranto Futura intendono abbandonare la Puglia per accorpare le loro province, rispettivamente, al Molise e alla Basilicata.
Capeggiata dall'avv. Nicola Russo, Taranto Futura ha già raccolto 12.000 firme (il quorum è di 15.000), mentre Gennaro Amodeo, per la sua Moldaunia, ha scelto un'altra strada: le delibere dei consigli comunali. Sono circa una ventina quelli che hanno aderito, tra cui quelli del capoluogo e della cosiddetta Pentapoli, ma tanto non è stato sufficiente a convincere il Consiglio Provinciale, ad indire il referendum. L'assise di Palazzo Dogana ha chiesto un parere alla Prefettura, che si è espressa negativamente.
A Taranto, invece, i promotori hanno chiesto preventivamente l'assenso della Provincia. Ottenutolo, hanno dato il via alla raccolta delle firme, che si concluderà tra qualche settimana.
E' possibile che il mutato atteggiamento del Governo, e la simpatia con cui vengono guardate le iniziative autonomistiche dal vicepremier e responsabile del Viminale, Matteo Salvini, aprano una prospettiva diversa anche per il sogno della Moldaunia.
A spaventare la Provincia di Foggia è stata soprattutto la prospettiva di dover sopportare le spese necessarie per far svolgere il referendum (almeno 600.000 euro), che non troverebbero copertura nel bilancio provinciale. 
Lo Statuto di Palazzo Dogana prevede per l'indizione del referendum consultivo tre possibilità: una deliberazione del Consiglio Provinciale assunta a maggioranza assoluta, la richiesta formulata da un numero di consigli comunali che rappresentino almeno il 10 per cento della popolazione provinciale (condizione largamente superata dal comitato pro-Moldaunia), almeno 10.000 firme.
Va comunque sottolineato che il referendum avrebbe valore soltanto consultivo. Il comma 2 dell'art.132 della Costituzione concede a Province e Comuni la possibilità di passare da una Regione all'altra, previo referendum, con legge dello Stato, che dev'essere approvata sentiti preventivamente i Consigli Regionali interessati.
La palla torna dunque ad Amodeo e al suo comitato, che nel frattempo hanno annunciato la volontà di partecipare alla prossima competizione ammistrativa in programma nel 2019.
L'idea di buttarsi in politica potrebbe, alla fine, rivelarsi vincente, proprio guardando il caso e la storia del referendum per il passaggio alla Lombardia del VCO. C'è chi dice che a propiziare la decisiva accelerazione dell'iter sia stato il passaggio del presidente del comitato referendario, Valter Zanetta, da Forza Italia alla Lega. A buon intenditore... 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...