mercoledì 31 gennaio 2018

La memoria corta di Luigi Di Maio (di Maurizio De Tullio)

Il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, in procinto di fare il grande salto verso la guida del Paese, dovrebbe essere più cauto quando fa certe dichiarazioni. Pur essendo molto giovane (è nato ad Avellino nel 1986, ma da ragazzo risiede a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli), difetta di memoria. Non parlo di quella storica, che di questi tempi non è certo materia gradita a partiti e movimenti populisti, ma di quella semplicemente personale. Se non ricorda nemmeno le cose che lo hanno riguardato l’altro ieri, come potrebbe ricordare quel che è accaduto in Italia tra il 2008 e il 2014? Insomma, per farla breve nella intervista rilasciata a Giovanni Floris, nella puntata di ieri (30.1.2018) del programma "Di Martedì", in onda su La7, non ha detto la verità. E l’amnesia che lo ha colto è, per giunta, facilmente dimostrabile.
Alla domanda sul partito al quale avesse dato il suo primo voto, dopo aver tergiversato e dietro l'insistenza del conduttore, ha così risposto: "Nel 2006 ho dato il mio voto al partito Noi Consumatori”. Ma i conti non tornano.
Prima di tutto, quell’anno non ci fu alcuna tornata elettorale a Pomigliano d’Arco, perché si votò l'anno prima, nel 2005. Ed è soprattutto un mistero come abbia potuto votare la lista Noi Consumatori se a quelle elezioni quel partito non si presentò nella città di residenza dell'allora 19enne Luigi Di Maio.
Questa formazione politica si presentò, in effetti, alle elezioni provinciali, che si svolsero l’anno prima, ma anche in questo caso, non è possibile che Di Maio l’abbia gratificata del suo voto. Le elezioni si svolsero infatti il 12 giugno del 2004, quando il futuro vicepresidente della Camera dei Deputati non era ancora maggiorenne. Avrebbe compiuto 18 anni qualche giorno dopo, il 6 luglio.
Ma se Di Maio non ha potuto votare per Noi Consumatori, quando e per chi avrà mai votato? È verosimile supporre che il futuro leader del M5S abbia votato per la prima volta alle comunali della sua città nel 2005, forse per il suo amico De Falco, che due anni dopo, nel 2007, avrebbe fondato il secondo meetup grillino a Pomigliano: ma De Falco era candidato sindaco di una lista di centro-destra!
Naturalmente se ho raccontato frottole non avrò problemi a chiedere pubblicamente scusa a Di Maio. Per ora potete controllare quanto da me descritto entrando nel sito del Ministero dell'Interno, attraverso i collegamenti indicati.
Maurizio De Tullio

Questo è il collegamento che descrive i risultati delle elezioni comunali tenute a Pomigliano nel 2005:
http://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=G&dtel=03/04/2005&tpa=I&tpe=C&lev0=0&levsut0=0&lev1=15&levsut1=1&lev2=51&levsut2=2&lev3=570&levsut3=3&ne1=15&ne2=51&ne3=510570&es0=S&es1=S&es2=S&es3=S&ms=S
Questo invece il link che conduce alle elezioni provinciali del 2004:
http://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=P&dtel=12/06/2004&tpa=I&tpe=L&lev0=0&levsut0=0&lev1=15&levsut1=1&lev2=51&levsut2=2&lev3=34&levsut3=3&ne1=15&ne2=51&ne3=5134&es0=S&es1=S&es2=S&es3=S&ms=S


Gli Ipogei di Foggia approdano sul blog del Sole 24 Ore

Gli ipogei di Foggia, tesoro nascosto e purtroppo non valorizzato quanto sarebbe il caso, finiscono su Nòva, il blog del Sole 24 Ore che si occupa di scienza, tecnologia e creatività.
Ne ha scritto Giovanni de Paola, giornalista che lavora a Bruxelles, raccontando i processi evolutivi dell’Europa e dell’Unione Europea. Citando Antoine de Saint-Exupéry  (“L’essenziale è invisibile agli occhi”), il blogger osserva che “a Foggia i preziosi tesori del territorio sono nascosti sottoterra” e racconta la visita nelle viscere del capoluogo dauno, che ha effettuato accompagnato da quell’impareggiabile cicerone che è Franca Palese, punta di diamante dell’Associazione Ipogei che da anni lavora per la riscoperta e la valorizzazione di questa straordinaria risorsa foggiana.
“Colpiscono le dimensioni di questi spazi sotterranei, un vero e proprio mondo nascosto - si legge nell’articolo -. I numerosi dettagli architettonici di epoca medievale sembrano confermare una connessione con il Palazzo Imperiale di Federico II, la sua residenza urbana qui a Foggia in cui l’Imperatore soggiornava durante i mesi più freddi dell’anno.”
L’articolo, che potete leggere interamente qui, è accompagnato da un album fotografico molto bello e dettagliato.  Fa riflettere su quanto potrebbe essere strategica la valorizzazione di questo tesoro che giace nel sottosuolo, per arricchire l’offerta culturale ed anche turistica della città: "L’entusiasmo di Franca e la sua capacità di tener desta l’attenzione con aneddoti e richiami storici rendono questa visita speciale e fanno riflettere sul patrimonio purtroppo poco valorizzato della città di Foggia. L’associazione Ipogei - conclude de Paola - sta crescendo e le visite da parte di scolaresche sono ormai consolidate. Si apre la strada anche ad un nuovo turismo non solo diretto alle bellezze naturalistiche del Gargano, ma anche alle bellezze urbane."

lunedì 29 gennaio 2018

Maddalena Pacifico: fu una martire o piuttosto una "furba"?

Ha fatto discutere, e parecchio, l’articolo di Maurizio De Tullio sullo strano caso di Maddalena Pacifico, la professoressa dell’Istituto Poerio di Foggia sospesa dall’insegnamento dal regime fascista, e successivamente  riabilitata dallo stesso regime, dopo aver acclarato la sua fede nel fascismo e nella religione cattolica.
Di seguito i commenti e infine la risposta di Maurizio De Tullio. A causa della consistenza degli uni e dell’altro, rinvio ad una prossima lettera meridiana le mie considerazioni sulla vicenda. (g.i.)
Manrico Trovatore, alias Enrico Ciccarelli
Fatti i meritati complimenti a Maurizio De Tullio per il certosino e prezioso lavoro di ricerca, faccio fatica a comprendere quale sia il problema. Che Maddalena Pacifico fosse una fervente fascista (non lo metto in dubbio) cancella l'odiosa discriminazione di cui fu fatta oggetto per le leggi più infami mai approvate nella nostra civiltà giuridica?
La comunità ebraica italiana contò fra le sue file molti fascisti (ed anche molti luminosi esponenti dell'antifascismo e della Resistenza). Quanto accadde alla professoressa Pacifico dimostra soltanto che le leggi razziali, oltre che ripugnanti, furono anche profondamente stupide, almeno quanto stupido fu il fascismo di molti Ebrei (e di tantissimi Italiani). Trovo sconcertante che Maurizio scriva "Nonostante ciò" (ossia il suo essere stata cattolica e fascista ed essersi appellata al Regime) "ottenne anche la riabilitazione nel lavoro".

sabato 27 gennaio 2018

Eroico Foggia. Eroici foggiani.

L'esultazione di Kragl dopo la rete del vantaggio
Che grinta, che cuore, che attributi. Il Foggia torna alla vittoria nel giorno più difficile, confermando che lontano dallo Zaccheria è tutta un'altra squadra. S'impone per 2-1 ad un'Entella che soprattuto negli ultimi venti minuti ha giocato una partita gagliarda, nel tentativo di agguantare almeno un punto.
Al gol di Lamantia che ha accorciato al distanze sono ricomparsi i fantasmi di altre rimonte subite dai satanelli quando la vittoria sembrava già in tasca. Ma questa volta anche la dea benigna ha dato un mano ai rossoneri, mandando ad infrangersi sulla traversa, al 95', le residue speranze di pareggio dei padroni di casa.
C'è però da sottolineare che per una buona oretta il Foggia aveva imposto il suo gioco, chiudendo puntualmente i varchi in difesa, mettendo in mostra un gioco veloce e bello da vedere, e creando più di una palla gol.
La squadra sembra avere ormai assimilato il 3-5-2, nuovo modulo voluto da Stroppa. La difesa è più protetta dal centrocampo a cinque, Tonucci sta facendo vedere ottime cose, e Loiacono e Camporese sembrano trovarsi bene nella difesa a tre.
La vittoria è stata propiziata da un eurogol di Kragl, salutato dal telecronista di Sky come una delle reti più belle che si siano visti quest'anno nella serie cadetta: il centrocampista giunto dal Crotone ha tirato da una quarantina di metri, con una precisione ed una forza che hanno lasciato di stucco il portiere avversario.
Dal gol del vantaggio è stato il Foggia a prendere in mano le redini del gioco. L'inizio del secondo tempo è stato un monologo rossonero, e puntuale è giunto il raddoppio di un ritrovato e preziosissimo Mazzeo, alla sua nona segnatura in questo campionato. L'assist è stato ancora una volta di Kragl, che ha letteralmente dominato sulla fascia sinistra.

Bovino in lizza a "Mezzogiorno in Famiglia" su Rai Due: sosteniamola!

Dopo la positiva esperienza di  qualche anno fa, che vide arrivare alla finalissima del Concorso Borgo dei Borghi promosso dalla trasmissione Kilimangiaro, e dopo una bel servizio messo in onda dal Tg1 qualche giorno fa, Bovino torna sotto i riflettori del Rai, grazie al dinamismo della sua Pro Loco.
La splendida città d’arte dei Monti Dauni è in corsa nella rubrica di Mezzogiorno in Famiglia, in onda su Rai2 il sabato e la domenica, che mette a confronto le cittadine italiane più belle.
Invito calorosamente gli amici e i lettori di Lettere Meridiane a sostenere Bovino, votandola durante la trasmissione ai seguenti numeri telefonici: 894.433 da fisso, 478.478.4 da mobile.
Attenzione: è necessario votare durante la trasmissione: si può (e si deve) farlo dalle 11 alle 13 di oggi, sabato 27 gennaio, e dalle 11 e 13 di domani, domenica 28 gennaio 2018.
Sarà sicuramente un voto utile e importante: Bovino è tra i pochi comuni italiani che possano fregiarsi, contemporaneamente, della Bandiera Arancione, simbolo di qualità ambientale e turistica attribuito dal Touring Club, e del marchio di Borgo più bello d’Italia.

venerdì 26 gennaio 2018

Caravella e Anziania Creativa: che gol!

Foggia, 1943. Ragazzi scalzi giocano per strada a pallone, sotto il palazzo della Banca d’Italia, occupato dalle forze militari alleate che sono entrate da qualche settimane in città. Si divertono scambiandosi imprecazioni dialettali e espressioni anglicizzate ad indicare i momenti del gioco. Il fallo di mano (hands) diventa “enzo!” E se il portiere tocca la palla con le mani, è “frichigno”.
I soldati americani osservano divertiti. Tirano i mozziconi ancora accesi delle loro sigarette sul selciato, incuranti del fatto che i ragazzi potrebbero scottarsi. Altri lanciano caramelle, per la gioia di quegli improvvisati calciatori.
Comincia così lo spettacolo Il meraviglioso filo del ricordo. La fine di una guerra è sempre il più bel goal, messo in scena da Anziania Creativa e da Bruno Caravella. Sorprendente, struggente, un autentico prodigio di creatività.
Musicoterapeuta e animatore culturale, ma anche cantastorie e poeta, Caravella è riuscito a comporre, partendo dai ricordi e dal desiderio di stare insieme di diciotto anziani foggiani che frequentano il  Polivalente “Palmisano” di Foggia, un mosaico colorato e ricco di suggestione, che racconta da un punto di vista originale a volte commovente, a  volte con accattivante  leggerezza, le più intense pagine della storia cittadina del secolo scorso: la Foggia dell’occupazione alleata e della difficile ricostruzione post-bellica.
Cinque quadri accompagnati da altrettante canzoni con una scenografia nuda, composta da oggetti simbolici: la matassa che si dipana, così come il filo dei ricordi, l’immancabile pallone.
Ho visto lo spettacolo nella cornice insolita ma del tutto azzeccata, della sezione Fondi Speciali della Biblioteca Provinciale di Foggia. Uno spettacolo nello spettacolo vedere i protagonisti che sfogliavano con gli occhi un po’ luccicanti i libri del fondo dedicati ai bombardamenti e alla Foggia del 1943.
Ha di che essere soddisfatta Gabriella Berardi, direttrice del Polo Bibliomuseale: “Attività di questo tipo, costituiscono un esempio di biblioteca viva e vitale, che sa tenere insieme le memorie delle fonti scritte e la memoria orale dei protagonisti diretti della storia”.
Sull’importanza del ricordo come risorsa da rinnovare continuamente, attraverso varie espressioni artistiche, insiste anche Caravella: “Le storie sono attorno a noi, nell’anonimato delle persone che ci camminano a fianco. Non possiamo permettere che questo patrimonio collettivo resti consegnato all’oblio: dobbiamo, invece, rimetterlo in circolo nelle tantissime forme della narrazione, perché si diffonda e germogli in altre vite, proprio come un filo che ci lega tutti e ci tiene uniti”, sottolinea Caravella.
Bello anche il video finale, con foto d’epoca dei protagonisti, che vale la pena ricordare. A tutti un plauso sincero,affettuoso, ammirato: Giovanna Bianco, Nicola Cafagna, Domenico Carella, Giuseppe Circiello, Luigia Colabella, Carolina Delli Carri, Donato D’Oto, Maria Formez, Annamaria Frisoli, Andrea Idea, Nunzia Lombardi, Antonio Miglio, Paolo Narducci, Donato Petruzzi, Teresa Sforza, Lucia Violano, Dora D’Elia, Filomena Palmieri.
Qui sotto il video di Enzo Siesto con il commento di Mara Mundi che racconta efficacemente l’intesa serata in Biblioteca.
Guardatelo, amatelo, condividetelo.

giovedì 25 gennaio 2018

Lo strano caso della Professoressa Maddalena Pacifico (di Maurizio De Tullio)

La storia che state per leggere è a dir poco sconcertante, perché denuncia un certo modo di intendere la storia come scoop, come spettacolo, e non come scienza che dovrebbe insegnarci chi siamo stati, e chi siamo.
Ringrazio Maurizio De Tullio - che ancora una volta conferma il suo fiuto e il suo talento di impareggiabile cercatore di tracce - per averla voluta affidare a Lettere Meridiane. (g.i.)
* * *
Corsi e ricorsi storici. Quante volte sarà capitato di imbattersi in vicende dai risvolti ambivalenti o contradditori? Ma il caso di cui voglio raccontarvi, nell’imminenza della ricorrenza della Giornata della Memoria, apre uno squarcio su come si fa a volte ricerca storica a Foggia, anzi, di come a volte non si fa o si fa male. Ne parlo perché il caso in questione ha del clamoroso e, sia chiaro, ne parlo da giornalista.
Agli inizi dello scorso mese di dicembre, mi giunge una richiesta di aiuto da alcune maestre di una scuola elementare del capoluogo. “Vorremmo trovare – mi dicono – una personalità femminile alla quale intestare una via cittadina, in occasione del prossimo 8 Marzo, Festa della Donna. L’obiettivo è quello di presentare questo nome al Sindaco di Foggia per farlo rientrare nel futuro aggiornamento della toponomastica cittadina. Le personalità femminili, si sa, sono pochissime nel complesso delle intestazioni locali…”. 
Discorso doppiamente condiviso. Le maestre vogliono, quindi, impegnare gli alunni perché imparino a “usare” la Biblioteca, a conoscere i meccanismi su come fare una ricerca biografica, lavorando su un nome scelto non a caso. 
Comincio a scovare dei nomi e dopo aver individuato una quindicina di personalità femminili, tutte, a mio avviso, meritevoli almeno di considerazione, di comune accordo la scelta cade su Maddalena Pacifico, una docente che, da quel che annunciò a grandi lettere l’Università di Foggia alcuni anni fa, avrebbe insegnato nella nostra città a metà degli anni ’30 del secolo scorso, e che nessuno di noi conosceva in termini biografici.
Il nome della Pacifico era spuntato per la prima volta a Foggia nel gennaio 2014, per voce del Rettore dell’Università, Maurizio Ricci, “…nell'elenco dei circa 200 insegnanti ebrei colpiti da quella vergognosa inibizione, il 15 ottobre 1938 finì anche il nome di una professoressa che insegnava all'allora Regio Istituto Magistrale Poerio di Foggia. Si chiamava Maddalena Pacifico: dopo l'espulsione dalla scuola foggiana e l'inibizione perpetua dall'insegnamento perché ebrea, di lei non si seppe più nulla”.

mercoledì 24 gennaio 2018

Ecco cosa rischia il Foggia per i presunti pagamenti in nero

Nel vortice turbolento in cui è precipitato, il Foggia rischia su due fronti: non soltanto quello della giustizia sportiva, ma anche quello della giustizia ordinaria. Cosa rischia, in concreto?
La risposta è piuttosto semplice dal punto di vista sportivo, ma assai più complicata da quello amministrativo, anche per la totale mancanza di precedenti. Per la prima volta al Foggia è stata applicata la fattispecie prevista dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 che disciplina “la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato”. L’ambito di applicazione si riferisce alle persone giuridiche (private) e alle società e associazioni, anche prive di personalità giuridica.
Le norme si applicano nel caso in cui gli amministratori o i dirigenti di uno di tali enti commettano reati di natura penale.
Un acclarato principio giurisprudenziale stabilisce che "societas delinquere non potest”: una persona giuridica non può delinquere, non può commettere reato penale. È problematico attribuire responsabilità penale alle persone giuridiche, perché il reato commesso da un amministratore o un dirigente ricadrebbe su tutti i soci, senza alcuna distinzione. Il D.Lgs. 231 ha così introdotto una nuova ipotesi di sanzione che in un certo senso unisce il sistema penale con quello amministrativo, definendo appunto “la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato”.

La scomparsa di Antonio Guida, grande uomo garganico (di Dina Crisetti)

Se n'è andato un uomo probo, un intellettuale rigoroso, un ricercatore che ha dato molto alla sua San Marco in Lamis, alla Capitanata, alla cultura pugliese e meridionale. Antonio Guida, Tonino per gli amici, non è più tra noi.
Di lui ho sempre apprezzato la serenità che trasmetteva, e assieme lo scrupolo con cui lavorava.
Dopo un lungo periodo in cui ci siamo visti poco, mi ha fatto piacere ritrovarlo alcuni mesi fa, a Vico Garganico, ad uno dei reading poetici organizzati da Franco Ferrara e i suoi Poeti del Gargano. È stato un autentico piacere sentirgli declamare le sue poesia in un dialetto caldo, espressivo, avvolgente e coinvolgente.
Vogliamo ricordare Tonino Guida con questo intenso e commovente ricordo, pubblicato da Dina Crisetti (che ringrazio per la concessione) sul profilo facebook di questa grande e bella persona, che lascia un vuoto profondo in tutti noi e nella cultura dauna. (g.i.)
* * *
Da qualche tempo non si faceva più vedere, la sua voce era stanca nell’ultima telefonata. Segni evidenti dell’agonia che attraversava Antonio Guida, maestro, poeta, meticoloso ricercatore di San Marco in Lamis, oltre che marito attento e premuroso e padre affettuoso, studioso impegnato a dare voce alle reliquie del passato, che narrano la storia plurimillenaria del meraviglioso Gargano. Ma soprattutto uomo profondamente umano, segnato da pietas, costanza, riservatezza e laboriosità. Uomo garganico.
I nostri percorsi si sono incrociati, allorché venne a sapere del mio interesse per la grotta di San Michele di Cagnano Varano, di cui ho scoperto essere profondo conoscitore. È stato lui ad insegnarmi a leggere, oltre agli affreschi e al materiale statuario, la storia della grotta di Cagnano caratterizzata da un meticciato culturale che affonda le radici nel Paleolitico.
La sua ricerca storica, pertanto, va oltre la realtà di San Marco, San Matteo, Santa Maria Di Stignano – oggetto di studio di alcune sue pubblicazioni – segnata dalla strata langobardorum, e lo conduce verso le vie altrettanto “sacre” che portavano i pellegrini alla grotta di Cagnano e al convento di San Francesco, situato ai piedi del centro storico di Cagnano Varano. Un crocevia importante, punto di snodo di chi, giungendo da Peschici, Carpino, Ischitella, Rodi, doveva passare necessariamente da qui, per dirigersi verso il Tavoliere.
Lo volle conoscere da vicino e mi chiese di fargli da guida. Lo accompagnai volentieri in quel convento, ormai ridotto a rudere. Il volto visibilmente turbato, timoroso che i pezzi crollati venissero trafugati.
La sua presenza ha animato non pochi convegni nel suo paese, ma anche il convegno sulla grotta di Cagnano Varano, i cui atti sono stati pubblicati in La grotta di San Michele di Cagnano Varano tra Arte e Storia, Bastogi 2010, (foto di copertina), i reading di poesie di Ischitella, gli incontri sulla poesia dialettale dei poeti del Gargano quasi per tutto l’anno 2017. La sua memoria continuerà ad aleggiare nei convegni a venire.
Grazie, Antonio – Tonino per la tua vita bene spesa. Che questi miei pensieri siano di conforto alla tua famiglia che piange la tua dipartita.
Dina Crisetti

Tsunami sul Foggia: arrestato Sannella, la società sarà commissariata?

Su Foggia e sul Foggia si abbatte uno tsunami che potrebbe avere drammatiche ripercussioni sul prosieguo del campionato rossonero. In esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare spiccata dalla Procura distrettuale antimafia di Milano è stato arrestato il patron del Foggia, Fedele Sannella.
Lo si apprende in una nota appena pubblicata sul sito web de La Stampa di Milano, a firma di Emilio Randacio: "La richiesta del pm della distrettuale antimafia milanese, Paolo Storari, - scrive il cronista del quotidiano - è stata firmata dal gip, Giulio Fanales. L’indagine è la stessa che ha portato agli arresti lo scorso anno, dei manager che gestivano la vigilanza privata del tribunale milanese e alcune succursali dei centri commerciale Lidl.
Secondo le indagini, uomini vicini a Cosa nostra, avevano investimenti importanti al Nord. Operazioni per riciclare, secondo l’antimafia, denaro di provenienza illecita. La società calcistica foggiano era già emersa dal primo filone, ed erano scattati una serie di sequestri. Il 4 dicembre era finito in carcere il vice presidente rossonero, Ruggiero Curci, per antiriciclaggio. Era sospettato di aver pagato in nero calciatori del Foggia, utilizzando denaro di provenienza illecita."
Sembra che ad inguaiare Sannella sia stato un appunto ritrovato tra le carte di Curci, nel quale si evincerebbero tredici versamenti in nero nelle mani di "Fedele".
Ma non è tutto. Il peggio deve ancora venire. Come si legge in un comunicato diffuso dalla Questura di Milano, "la D.D.A. di Milano (primo caso in Italia di richiesta della specie riguardante società calcistiche) ha richiesto al G.I.P. di Milano di disporre, ai sensi della normativa in materia di responsabilità amministrativa degli enti, l’applicazione della misura cautelare della nomina di un commissario giudiziale per la durata di un anno, nei confronti del Foggia Calcio. Ciò in quanto gli illeciti sono stati commessi dagli organi apicali (precedenti ed attuali) della società sportiva, che ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità (2 milioni di euro di illecita provenienza, 1,6 milioni di euro con modalità tracciate ed euro 378.750,00 in nero ed in denaro contante consegnati direttamente al Sannella). L’udienza per decidere sulla richiesta di cui sopra è stata fissata per il prossimo 13 febbraio 2018."
È la prima volta che un provvedimento del genere viene applicato ad una società di calcio. Formalmente, non dovrebbero esserci ripercussioni dal punto di vista sportivo, ma non è difficile immaginare lo stato d'animo con cui Stroppa, il direttore sportivo Nember e i calciatori affronteranno il resto del campionato.
Senza dire che l'atto di accusa della magistratura milanese ipotizza una chiarissima responsabilità oggettiva e diretta dei dirigenti rossoneri, della quale dovrà occuparsi la magistratura sportiva.
Per il calcio foggiano, si preannunciano tempi durissimi.

martedì 23 gennaio 2018

All'Auser di Foggia si fa storytelling: da venerdì il corso

Ridare luce e visibilità al passato, raccontando la memoria. È questo l’obiettivo de “L’immagine militante”, laboratorio di linguaggio e produzione multimediale dell’Auser di Foggia, sotto l’egida dell’Università della Libera Età “Silvestro Fiore” e del sindacato pensionati Spi Cgil di Capitanata.
Coordinato da Geppe Inserra, già direttore artistico del Festival del Cinema Indipendente, il laboratorio si articola in momenti di formazione all’uso delle tecniche e degli strumenti multimediali ed attività di produzione vera e propria orientata alla narrazione, allo storytelling, per usare un termine molto alla moda oggi.
“In fondo - osserva Geppe Inserra - lo storytelling non è altro che il racconto della memoria, di ciò che ci portiamo dentro, attraverso la fusione di diversi strumenti di comunicazione: la parola, l’immagine fotografica, il filmato, la musica. Nel laboratorio cerchiamo di fare in modo che, raccontando se stessi, i partecipanti raccontino l’identità, la memoria del luogo, della comunità, della nostra terra, attraverso questi strumenti”.
La quarta edizione dell’iniziativa verrà inaugurata venerdì 26 gennaio prossimo, alle ore 18.00, nella Sala conferenze della Cgil di Foggia (via della Repubblica, 68).
Durante la serata verranno proiettate alcune “videostorie” realizzate dal Laboratorio durante il corso svoltosi nel 2017 assieme ad altre, inedite.
In scaletta diversi temi: la violenza sulle donne, le videopoesie in italiano e in dialetto di Raffaele De Seneen, Bruno Caravella e Antonio Basta, il racconto della vita prodigiosa di don Antonio Silvestri nella suggestiva location della cripta della chiesa di Sant’Eligio, le struggenti immagini di Foggia e del Gargano del passato.
La caratteristica che collega le diverse videostorie è l’utilizzazione di materiali “poveri”: fotografie, filmati realizzati con il cellulare, utilizzazione di colonne sonore e materiali non coperti da copyright, per fare in modo che “ognuno possa raccontare la sua storia”, che è poi l’obiettivo del corso e del laboratorio.

domenica 21 gennaio 2018

La scomparsa di Pasquale Panico, protagonista del movimento operaio e bracciantile di Capitanata

Pasquale Panico
È scomparso in mattinata, alle età di 92 anni, Pasquale Panico, protagonista di primo piano di quel movimento operaio e bracciantile che negli anni del secondo dopoguerra ha scritto in provincia di Foggia pagine indelebili di storia, contribuendo in maniera decisiva al riscatto dei lavoratori.
La sua luminosa storia politica si intreccia profondamente con quella sindacale. Formatosi nella temperie sociale della Cerignola di Giuseppe Di Vittorio, di cui è stato discepolo e amico, Panico si iscrisse giovanissimo alla Cgil e al Pci, ricoprendo incarichi direttivi nella Lega Braccianti e nelle sezioni cittadine del Partito Comunista.
Fu il primo segretario provinciale della Federazione dei Giovani Comunisti, di cui divenne anche dirigente nazionale. Segretario della Camera del Lavoro di Cerignola per diversi anni, nel 1953 venne chiamato a dirigere il sindacato di categoria dei lavoratori agricoli della Cgil, la Federbraccianti di Capitanata, che contava in quegli anni decine di migliaia di iscritti.
Dal 1958 al 1970 è stato segretario provinciale della Cgil di Foggia, ricoprendo nello stesso periodo diversi incarichi di natura amministrativa: eletto consigliere provinciale per il Pci, nel collegio di Cerignola, è stato anche assessore e vicepresidente della Provincia di Foggia, e consigliere comunale a Foggia.
Anche la Regione Puglia lo ha visto protagonista, quale padre costituente: consigliere regionale dal 1970 al 1979, è stato vicepresidente del Consiglio regionale nella prima consiliatura e, nella seconda, ha presieduto la Commissione Agricoltura. In quegli anni, è stato anche presidente provinciale dell’Arci e dell’Alleanza Contadini.

Foggia, un'altra sconfitta. Ma si può sperare.

Il Foggia comincia il 2018 come aveva concluso il 2017: perdendo in casa. Era finita 1-2 con il Frosinone, il 27 dicembre. Ieri pomeriggio ancora una sconfitta di misura, dal Pescara.
La classifica diventa ancora più deficitaria: i satanelli restano in zona playout, ma nel gradino più basso dell’eventuale coppia di squadre che disputerà lo spareggio salvezza, e solo un punto al di sopra della zona retrocessione diretta.
Se nella partita con il Frosinone il Foggia aveva perso per la manifesta superiorità degli avversari, non si può dire lo stesso della sconfitta rimediata con il Pescara. Il risultato è bugiardo: se i satanelli avessero vinto, non avrebbero rubato niente.
Gli uomini di Zeman si sono resi pericolosi un paio di volte, e hanno fatto gol. Il Foggia ha colpito un palo e una traversa con Nicastro (nella foto l'attaccante rossonero mentre sta per far partire il tiro che si infrangerà sul palo),  e ha fallito almeno un paio di nitide palle gol.
Le note più positive e incoraggianti arrivano dalla rivoluzione operata dal nuovo direttore sportivo Nember. Quasi tutti i nuovi hanno convinto, a cominciare da Greco, che ha mostrato di avere ancora il tono e il passo per poter guidare la squadra.
Buone anche la prestazione sulla fasce di Kragl e Zambelli. Convincente Tonucci in difesa, da rivedere Scaglia peraltro schierato in una fascia che non è la sua.
L’altra nota positiva giunge dal 3-5-2 che sembra ormai entrato nella testa della squadra, almeno per quanto riguarda la difesa (più coperta) e il centrocampo. Kragl e Zambelli sono parsi gli interpreti giusti nel delicato ruolo di laterale che esige questo tipo di modulo.
Purtroppo le note dolenti giungono dall’attacco, sfortunato in occasione dei legni colpiti da Nicastro, ma approssimativo e sprecone in altre circostanze. L'opaca prestazione dell'attaccante  rossonero solleva qualche perplessità tattica: se Mazzeo era a suo agio quando si trattata di dettare i tempi ed aprire gli spazi nel tridente, potrebbe non essere lo stesso nell’attacco a due.
Il Foggia non ha concretizzato una supremazia territoriale netta e testimoniata dalle statistiche in maniera quanto mai evidente: possesso palla a vantaggio dei rossoneri (33’11” contro 28’35”9, così pure il bilancio dei tiri (10 di cui 5 in porta quelli dei satanelli, solo 4 di cui 3 in porta quelli dei pescaresi).
Dove il bilancio rossonero è deficitario, è sulle palle perse (21 dal Foggia, 18 dal Pescara) e recuperate (16 dal Foggia e 22 dal Pescara). Dal punto di vista agonistico i satanelli sono certamente cresciuti rispetto alle ultime partite casalinghe, ma i numeri della sfida col Pescara indicano ancora una certa approssimazione negli automatismi di gioco, ed anche una certa mancanza di grinta. Lacune che Stroppa dovrà colmare in fretta.
Per il resto si può sperare. Certo la classifica resta preoccupante, ma la mano di Nember si vede, e gli ultimi colpi di mercato potranno far schiudere orizzonti più rassicuranti.

sabato 20 gennaio 2018

Quando il calcio non è una scienza esatta

Il calcio non è una scienza esatta, nel senso che si può discutere all’infinito se un certo fallo è da rigore o meno, se la rete segnata era in fuorigioco oppure regolare. A volte è questione di millimetri, altre volte l’arbitro non è nella posizione ideale per poter giudicare correttamente. Fa parte del gioco, si dice, ed è vero.
Almeno sulla durata del tempo di gioco, però, l’andamento di una partita non dovrebbe prestarsi ad equivoci. Perché a determinarla non c’è il giudizio soggettivo di un uomo, ma gli orologi.
Forse quello del signor Sacchi, sabato pomeriggio allo Zaccheria, non funzionava.
L’arbitro di Foggia-Pescara (la cui conduzione di gara è stata per il resto accettabile, salvo una netta punizione non fischiata per un evidente fallo su Mazzeo) ha destato più di una perplessità.
Ha fischiato la chiusura del primo tempo senza concedere alcun recupero, e mentre il Foggia si era guadagnato un calcio d’angolo. Errore, perché nei precedenti 45', c’era stato almeno un infortunio di una certa gravità: l’arbitro stesso aveva invocato, per evitare ulteriori perdite di tempo, l’intervento della barella (poi rientrato perché il giocatore del Pescara si è rialzato). Quella interruzione di gioco richiedeva un certo recupero: quanto sarebbe bastato a permettere che il Foggia battesse il calcio d'angolo.
Ancora peggio nel secondo tempo, quando l’arbitro, dopo aver tollerato l’atteggiamento del portiere del Pescara Fiorillo, che ha perso impunemente tempo su tutte (ma proprio tutte…) le rimesse dal fondo, ha concesso appena 3 minuti di recupero nonostante diversi interventi dei sanitari per gli infortuni occorsi soprattutto ai giocatori ospiti.
Da prassi ormai consolidata, tre minuti sono il minimo quando vengono effettuate sei sostituzioni (ogni sostituzione viene "pesata" 30"). Il recupero avrebbe dovuto essere di almeno due minuti in più.
A dirlo c’è non solo il regolamento, ma anche la statistiche: una recente indagine ha stabilito che in media vengono concessi 5 minuti e mezzo di recupero a partita.
Qualche minuto di gioco in più con ogni probabilità non avrebbe mutato il risultato. Ma avrebbe evitato di innervosire gli animi in campo e, soprattutto, non avrebbe premiato i… furbi, com'è invece successo.

Foggia, dallo sviluppo imploso a una nuova prospettiva? (di Franco Antonucci)

Una doverosa premessa. Il titolo della lettera meridiana che state per leggere non è dell'autore, ma il mio, ed esprime lo stato d'animo che ho provato dopo aver letto (e condiviso) la lunga e problematica riflessione dell'amico Franco Antonucci, che aveva proposto un titolo assai più coerente con l'articolo, ma altrettanto problematico: A FOGGIA APRE IL CASELLO A14 SULLA ZONA INDUSTRIALE INCORONATA. UN EVENTO QUALSIASI O OCCASIONE PER UN NUOVO MODELLO TERRITORIALE?
Troppe volte il territorio ha bruciato, o si è più semplicemente fatto scivolare addosso, opportunità interessanti, opere ed interventi pubblici che avrebbero meritato una diversa considerazione, ed avrebbero potuto accendere nuovi orizzonti di sviluppo. Basti pensare all'aeroporto Lisa.
Ma le opportunità sono rimaste al palo. Le potenzialità sono restate inespresse. Di qui l'inquietante sensazione di una implosione del modello di sviluppo che il territorio ha perseguito negli ultimi decenni. L'apertura del secondo casello autostradale, nel cuore dell'area industriale, schiude effettivamente nuovi orizzonti. Ma l'evento non sembra, fino ad oggi, aver provocato il confronto che sarebbe stato necessario, anche alla luce dei grandi temi messi in evidenza da Antonucci.
E voi, che ne pensate? Leggete l'articolo di Franco Antonucci, dite la vostra. (g.i.)
* * *
A Foggia ha aperto il secondo Casello autostradale sulla A14 (dorsale adriatica lunga), in corrispondenza della più grande Area industriale territoriale, provinciale ed oltre, di connessione lunga con l’intero territorio pugliese, meridionale ed oltre. Circa 650 ettari attuali, con previsione di ampliamento a 850 ettari (adozione CC/Fg in aprile 2009, su proposta Consorzio ASI/FG).
Che succederà ora? Come in tante altre occasioni territoriali, e usuali in Capitanata, probabilmente sarà un evento accolto come una cosa ordinaria. Oppure sarà il motivo oggettivo per un ripensamento globale.
In un territorio, che diversamente alla maggior parte delle province italiane, si presenta come un reticolo territoriale, solo di fatto congruente, composto da cinque/sei città importanti, con altrettanta rete infrastrutturale articolata, multi-intersecata, comprendenti particolari ambiti territoriali, tra loro variegati, mai in precedenza perfettamente coordinati e sinergizzati.

Quando Zeman mandò il Foggia in serie B

La storia è fatta di corsi e di ricorsi, come insegna Giambattista Vico. Un po’ degli uni e degli altri si intrecceranno questo pomeriggio allo Zaccheria, in una sfida all’insegna dell’amarcord, ma anche del futuro.
A settant’anni suonati Zdeněk Zeman torna sul luogo del delitto, in quello Zaccheria dove scrisse l’epopea di Zemanlandia, la favola più bella del calcio italiano.
La prima e unica volta che si è seduto sulla panchina da “nemico” (fatta salva una inutile amichevole estiva, quando il boemo allenava il Lecce) ebbe luogo la bellezza di 23 anni fa, e fu proprio quella infausta partita a decretare la fine di quel sogno, di quella favola.
Era il 28 maggio del 1995 e Zeman guidava una Lazio stellare, costruita proprio su parte del tridente delle meraviglie che fino all’anno prima aveva fatto grande il Foggia, Signori e Rambaudi in avanti a far compagnia al grandissimo Boksic, a centrocampo campioni come Winter, Di Matteo e Fuser, in difesa tra i pali Marchigiani e poi Nesta, Favalli e Chanot, anche questo proveniente dalla squadra rossonera.
Il Foggia era allenato da Enrico Catuzzi, che proprio all’inizio di quel campionato si era seduto sulla panchina che era stata di Zeman. Quel pomeriggio mandò in campo  Mancini, Padalino, Bianchini, Nicoli (dal 70' Parisi), Giacobbo, Caini, Mandelli, Bressan, Cappellini, De Vincenzo (dall’83' Baiocchi), Kolyvanov. In panchina c’erano Brunner, Di Bari, Marazzina.
Lo Zaccheria era pieno, ma l’impresa ardua ed improbabile: il Foggia era sull’orlo della retrocessione, si giocava la  penultima giornata e forse neanche una vittoria sarebbe bastata ai satanelli per centrare l’obiettivo della salvezza, nonostante un promettente avvio del campionato che aveva fatto pensare alla possibilità di un miracolo bis.
Manco a dirlo, a condannare il Foggia fu proprio l’ex di turno: Beppe Signori che al 36° del primo tempo, su calcio di punizione (lo vedete nella foto che illustra il post), infilò in rete un tiro che il povero Franco Mancini non riuscì neanche a vedere.

venerdì 19 gennaio 2018

Don Antonio Silvestri, il santo foggiano caduto nell'oblio (di Savino Russo)

In occasione del 10° Memoriale promosso dal Comitato per la Beatificazione del servo di Dio, don Antonio Silvestri, le cui manifestazioni vivranno il loro momento più significativo domenica prossima, Lettere Meridiane pubblicherà giornalmente documenti e materiali utili per approfondire la conoscenza di questo grande personaggio, vissuto a Foggia tra il ‘700 e l’ ‘800.
Di seguito il capitolo dedicato all’eroico sacerdote da Savino Russo, compianto grafico e studioso di storia locale, nonché tra i maggiori esperti di padre Silvestri, nel libro La chiesa di Sant’Eligio sotto il titolo di Santa Maria di Loreto.
* * *
Nato a Foggia il 17 gennaio del 1773, Antonio Silvestri fin da ragazzo mostra vivacità d'ingegno e spiccata predisposizione alla concretezza, all'impegno umile ma fattivo.
Per questa sua vocazione al concreto consegue una mediocre istruzione e, sebbene avviato al sacerdozio all'età di 12 anni, non risulta che egli sia mai stato in seminario.
È anzi certo, infatti, che la sua vita di chierico egli la viva nella nostra Città, al servizio della chiesa dell'Annunziata.
Ordinato sacerdote nel 1797, è rettore della chiesa di Sant'Agostino e custode della chiesa dei Cappuccini di Santa Maria di Costantinopoli durante il periodo murattiano della soppressione dei conventi.

La scomparsa di Michele Gesualdi, il bovinese discepolo di don Milani

Se n’è andato un grande figlio della terra di Capitanata. Non sono in molti a conoscere e a ricordare le sue origini daune, ma Michele Gesualdi, scomparso ieri a Calenzano, è stato un cattolico, un sindacalista, un politico tra i più luminosi cui abbia dato i natali questo lembo di Puglia, bello non solo nella natura e nei paesaggi, ma nella sua gente, che sa farsi onore.
Cattolico “radicale” (di quella radicalità di cui è intriso il Vangelo…), nato a Bovino il 21 dicembre del 1943, è stato uno dei primi allievi di don Lorenzo Milani, alla Scuola di Barbiana, istituzione che ha scritto una pagina fondamentale nella pedagogia italiana, nel clima post-conciliare e in quella nuova visione del mondo che andava affermandosi agli inizi degli anni Sessanta.
Michele è il fratello maggiore di un altro illustre figlio della Capitanata, e discepolo di don Milani: Ciccio Gesualdi (foggiano, 69enne, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pisa), saggista e attivista dei movimenti contro lo strapotere delle multinazionali e per i diritti dell’uomo.
Dopo essersi formato alla Scuola di Barbiana, Michele Gesualdi ne divenne egli stesso assistente fino al 1967, quando per ragioni di lavoro e di studio emigrò in Germania.

mercoledì 17 gennaio 2018

Don Antonio Silvestri: riprenderà il processo di beatificazione?

Quando don Antonio Silvestri tornò alla casa del Padre, tantissimi foggiani volevano farlo santo subito. Ci vollero, però, più di cinquant'anni perché, anche a seguito di una petizione sottoscritta da tutti i notabili della città, il Vescovo dell'epoca, mons. Domenico Marinangeli, avviasse il processo di canonizzazione, affidandone la causa, quale postulatore ad un giovane e talentuoso sacerdote del clero foggiano, don Filippo Bellizzi. Cinque anni, dopo, nel 1989, quasi aveva raccolto nella Positio, le decine e decine di episodi straordinari ed esemplari di cui don Antonio era stato protagonista durante la sua vita terrena. Ma il postulatore s'ammalò, e le sue cattive condizioni di salute gli impedirono di concludere il lavoro. Da allora il processo di beatificazione si è praticamente arenato.
Ma il comitato voluto e coordinato dall'instancabile Roberto Papa (di cui uscirà a fine mese un libro sulla figura del grande personaggio) non si arrende. Così da domani, in occasione del 245° anniversario della nascita di don Antonio Silvestri, comincerà l’ormai tradizionale Memoriale (si tratta della decima edizione) promosso dal Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri e dalla Confraternita di San'Eligio per ricordare, diffondere e condividere le opere, le virtù, ed i miracoli di questo straordinario personaggio che il Comitato definisce, con efficace sintesi, “Figlio di Foggia, figlio della chiesa ed eroe della carità”.
Nato a Foggia il 17 gennaio 1773 da Michele e Paola Russo, don Antonio Silvestri venne battezzato nella Chiesa Maggiore di S. Maria (l’attuale Cattedrale) tre giorni dopo, dal sac. Francesco Ferrucci. Nel 1797 fu ordinato sacerdote. Fece parte della congregazione di sacerdoti oratoriani di S. Filippo Neri. Fu rettore della chiesa di s. Agostino e durante la soppressione degli ordini monastici anche custode della chiesa di S. Maria di Costantinopoli dei padri  Cappuccini. Fu infine rettore della chiesa di s. Eligio e della Congrega della Madonna di Loreto.
Spese l’intera sua vita dedicandosi alle opere di carità. Tra le principali, l’Ospedale delle donne anziane malate, l’istituto per le Pentite, l’Istituto per le giovani, detto Conservatorio del Buon Consiglio. Morì il 19 luglio 1837 durante la grave epidemia di colera che colpì il capoluogo dauno.

lunedì 15 gennaio 2018

Foggia miglior città meridionale per qualità dell'ecosistema e prezzi delle case

Le classifiche che mettono in fila città e province, sulla base di certi parametri di benessere o di malessere, così come i forum in cui si discute delle realtà urbane e si chiede di dar loro un voto, ricordano molto la metafora del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Questione di punti di vista, ma anche di parametri e di criteri. Così, può succedere che - come abbiamo pubblicato qualche giorno fa - Foggia venga bollata dagli iscritti alla piattaforma social Reddit come la città più brutta d’Italia, ma che venga collocata da un’altra classifica tra le dieci migliori città italiane in cui acquistare casa e vivere, per la qualità del suo ecosistema.
Devo la segnalazione al sempre attento amico Sergio Cascio, che l'ha presa a sua volta da Rec24.It, il bel sito di informazione locale che ospita intelligenti e stimolanti reportage sul capoluogo dauno: grazie all’uno e all’altro per la preziosa notizia.
La classifica è stata stilata da Homify, prestigioso sito che si occupa in genere di case, progettazione di interni, arredamento. Per individuare “le 10 città italiane migliori per acquistare casa e vivere, per vivibilità ed ecosostenibilità, per qualità della vita e prezzi contenuti per le case”, la redazione ha incrociato i dati di una recente classifica che riguardava le città che offrono i prezzi migliori in fatto di acquisto di abitazioni con quelli del Rapporto Legambiente in tema di aria, acqua, smaltimento dei rifiuti e mobilità urbana, intesi, come scrive Giuseppe Salinas presentando i risultati della indagine svolta da Homify, “fattori che contribuiscono a determinare la vivibilità, l'accessibilità e l'efficienza delle città, la loro capacità di cambiare per rendere la qualità della vita dei propri cittadini migliore.”
Foggia si piazza al sesto posto di questa speciale classifica, ed al primo posto tra le città meridionali. È anzi la sola città meridionale compresa nella classifica,
In cima alla graduatoria delle top ten c’è Gorizia, seguita da Oristano, Macerata, Belluno e Pordenone. Quindi il capoluogo dauno e, alle sue spalle, Ascoli Piceno, Parma, Cuneo e Ravenna.
Il commento di Salinas a proposito di Foggia: “Una delle poche città del Sud ad essere presenti in questa classifica delle migliori città italiane per acquistare casa e vivere è rappresentata da Foggia, città pugliese di circa 151 mila abitanti. Foggia è parte del Tavoliere delle Puglie, alla cui bonifica deve il suo sviluppo come importante centro agricolo e commerciale. A Foggia il costo medio delle case è di 1.329 euro a metro quadro.”
Per la cronaca, sembra essere proprio il costo delle abitazioni il parametro che fa la differenza. Comprar casa costa appena 975 euro a metro quadrato a Gorizia, 1.220 ad Oristano, 1.245 a Macerata, 1.257 a Belluno e 1.303 a Pordenone.
Particolare intrigante: l’articolo di Homify, che potete leggere integralmente cliccando qui, è accompagnato da splendide fotografie. Quella che illustra il capoluogo dauno mostra l’interno di una casa progettato e realizzato da Corfone + Partner, qualificato studio di architettura e innovativo laboratorio culturale, tutto foggiano, che realizza progetti e ricerche in tutto il mondo. Dall’interessantissimo sito di Corfone + Partner (visitatelo, ne vale la pena) è tratta anche la fascinosa immagine che illustra il post, e che mostra una città che ancora non c’è, ma che potrebbe essere…
Come a dire, in risposta al forum di Reddit,  che c’è del bello anche a Foggia…

Come, perché e per chi si vota il 4 marzo

Domenica 4 marzo prossimo siamo chiamati alle urne per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Si va al voto con un nuovo (e molto discusso) sistema elettorale, circostanza che certamente non contribuisce né alla chiarezza, né alla partecipazione, in una competizione che potrebbe essere segnata dall’astensionismo.
Cerchiamo dunque di chiarire come si dovrà votare, e per eleggere chi.
La riforma prevede un sistema elettorale misto: un terzo dei deputati e dei senatori verrà eletto nei collegi uninominali, con un sistema maggioritario (vince e viene eletto il candidato che prende più voti), i restanti due terzi saranno eletti con il sistema proporzionale, all’interno di collegi plurinominali, più grandi di quelli uninominali.
È una parziale riedizione del cosiddetto Mattarellum, con cui l’Italia andò a votare nell’ormai lontano 1994.
In Puglia dovranno essere eletti 42 deputati (di cui 16 negli altrettanti collegi uninominali in cui è stato suddiviso il territorio regionale, e i restanti 26 nei quattro collegi plurinominali) e 20 senatori (8 con il sistema maggioritario e 12 nei due collegi plurinominali previsti per il Senato).
Dovendo la composizione dei collegi uninominali osservare il criterio della popolosità (nessun collegio può avere un numero di abitanti che si discosti di più del 20% dalla media degli abitanti dei collegi di quella circoscrizione/regione), i confini di alcuni collegi non rispecchiano esattamente quelli della provincia. Così, nella composizione dei collegi per la Camera, alcuni comuni della Bat sono stati aggregati a collegi della provincia di Foggia e del Barese.

sabato 13 gennaio 2018

Foggia, la bellezza perduta: le fontane della Villa Comunale

Diversi amici e lettori di Lettere Meridiane mi hanno chiesto dove si trovasse la fontana che illustrava il post di ieri, dedicato, appunto, alle fontane cittadine. Soddisfiamo la loro curiosità: era all'interno della Villa Comunale, che ospitava diverse fontane pubbliche, purtroppo non sopravvissute alla furia devastatrice dei bombardamenti e dei mitragliamenti che nella estate del 1943, ebbero come bersaglio proprio la Villa.
La fontana mostrata ieri si trovava all'ingresso del giardino pubblico foggiano, subito dopo il pronao progettato da Oberty, ed era denominata Fontana delle Palme, per le piante che la circondavano.
La più bella era però la Fontana di Mercurio, che potete vedere, qui sotto, in una incisione d'epoca, risalente alla fine dell'Ottocento, e successivamente riprodotta dal giornalista e disegnatore Mario Menduni.
Della Fontana del Mercurio offriamo ad amici e lettori anche una versione colorizzata ed acquerellata (è quella che illustra il post, se volete scaricarla ad alta risoluzione, cliccate sulla immagine con il tasto destro del mouse, e procedere al download): se vi piace, fatemelo sapere, perché l'esperimento potrebbe continuare.


Perché Foggia è brutta, e come può e deve tornar bella (di Vincenzo Concilio)

Si può essere d'accordo o meno con Vincenzo Concilio, e con le sue tesi a proposito del neo-colonialismo regionale e baricentrista che danneggia Foggia e la Capitanata, e della necessità di cercare altri e nuovi confini regionali, ma una cosa è innegabile: Concilio supporta sempre le sue argomentazioni con una logica, una lucidità ed una razionalità che le rendono sempre meritevoli di ponderate riflessioni.
Come quelle che sicuramente susciterà questa lettera meridiana, in cui Concilio esprime le sue idee a proposito di un tema che in questi giorni sta appassionando, e dividendo, amici e lettori del blog: la presunta "bruttezza" della città di Foggia, e le ragioni che determinano tanti giudizi negativi a proposito della città.
Ringrazio molto Concilio per aver voluto affidare a Lettere Meridiane questo prezioso contributo. Ad amici e lettori suggerisco una lettura approfondita, sollecitandone commenti, opinioni, reazioni.
Buona lettura.
* * *
BRUTTEZZA E BELLEZZA NON SONO SOLO FATTORI ESTERIORI MA FINISCONO PER ENTRARCI DENTRO CONDIZIONANDO NEGATIVAMENTE O POSITIVAMENTE LA NOSTRA ESISTENZA 
Foggia è brutta? Sì, in molte sue parti ma, cos'è bello e cos'è brutto?
A Foggia per vedere il bello devi contenere l'angolo di visuale rinunciando all'angolo giro; devi voltarti intorno utilizzando un teleobiettivo per isolare il brutto ma, negli anni il teleobiettivo è sempre di focale maggiore e l'angolo sempre più acuto.
Tuttavia, come scriveva Voltaire: "Interrogate il diavolo. Vi dirà che il bello è un paio di corna, quattro zampe a grinfia e una coda”.
Il termine brutto spesso evoca una gamma estesa di associazioni: dalla disarmonia al manifesto disgusto...
Umberto Eco legava la bruttezza alla percezione di una disarmonia e di un’alterazione rispetto alla norma.

venerdì 12 gennaio 2018

Fuggi da Foggia? No, se bevi l'acqua di Pozzo Rotondo

Fuggi da Foggia, raccomanda l'antico proverbio che suona ai foggiani come un marchio d'infamia. Ma se da Foggia non vuoi fuggire, e ci vuoi restare, l'antidoto c'è: "Bevi l'acqua di Pozzo Rotondo", come suggeriva un altro adagio, purtroppo non noto quanto il primo.
Secondo tradizione chi si dissetava con l'acqua di quel pozzo, restava poi stregato dalla città.
Di questo e di altro vi parlo oggi, riproponendovi un mio vecchio articolo.
Ancorché particolarmente “datato”, perché la situazione che allora raccontavo è sensibilmente mutata, a volte in meglio, altre in peggio,  l’articolo che scrissi per la Gazzetta del Mezzogiorno sulla critica situazione in cui versavano le fontane cittadine, resta a suo modo attuale. Venne pubblicato dal quotidiano regionale nell’ambito della rubrica Foggia da salvare, sabato 19 Dicembre 1981.
E già allora era ben vivo nella opinione pubblica cittadina il tema della bellezza, o più precisamente e impietosamente, della bruttezza della città, le cui fontane costituivano una parte non trascurabile, ma parecchio trascurata, dell’arredo urbano.
Vi propongo oggi quell’articolo, che potete scaricare nella sua versione originale, in pdf, cliccando qui.
Ricordo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane che sto pubblicando a puntate gli articolo che scrissi per la rubrica Foggia da Salvare sulla Gazzetta.
Alla fine dell’articolo potete trovare i collegamenti alle puntate precedenti.
* * *
FOGGIA DA SALVARE / Le fontane della città
Annunciarono l’acqua, adesso
...sono un monumento alla siccità e all’incuria
FOGGIA — Non sono famose come la fontana di Trevi, non attirano i turisti. Non hanno pregi architettonici o artistici particolari (anzi ammettiamolo sommessamente, sono un po’ bruttine). Ma le fontane ornamentali possono vantare un loro ruolo nella storia foggiana: simbolo di passati fasti e di nuove speranze (alcune furono erette in coincidenza con l'attesissimo arrivo dell acqua), non meritano comunque il degrado nel quale si trovano.

giovedì 11 gennaio 2018

I Grifoni di Ascoli Satriano approdano su Google Arts & Culture

La fortunata missione milanese dei Grifoni Policromi di Ascoli Satriano, esposti con straordinario successo all’Expo 2015, ha procurato allo splendido gruppo marmoreo custodito nel Polo Museale di Ascoli Satriano un record, bello e significativo.
I Grifoni sono il primo reperto archeologico della provincia di Foggia a finire nella straordinaria bacheca  Arts & Culture del Google Cultural Institute, dov’è possibile ammirarli in altissima definizione, fino ai più piccoli dettagli.
È come se si avesse modo di guardare lo straordinario trapezophoros con una lente di ingrandimento, cogliendo ogni sfumatura, ogni venatura, ogni colore del marmo (il reperto, risalente al terzo secolo prima di Cristo,  è straordinario perché sono pochissimi i  marmi policromi giunti fino a noi).
Nella collezione Arts & Culture di Google figurano due distinte schede e due distinte immagini della scultura, che è in realtà un sostegno di mensa che raffigura due grifi che sbranano una cerva.
La prima immagine, realizzata da Photoviews - Mourad Balti può essere vista cliccando su questo collegamento: per ingrandirla in modo da gustarne tutti i particolari utilizzare la lente di ingrandimento azzurra, in basso a destra sulla foto.
La seconda scheda ospita una interessante presentazione del Soprintendente per i beni archeologici della Puglia, Luigi La Rocca, che ricostruisce la storia del reperto ricordando come  i Grifoni e gli altri marmi policromi che si trovano ad Ascoli Satriano fossero stati rinvenuti alla metà degli anni ’70 del secolo scorso da scavatori di frodo nel territorio di Ascoli Satriano per essere incautamente  acquistati dal J.P. Getty Museum di Malibu che, in seguito ad una complessa e articolata indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, ha dovuto restituirli allo Stato Italiano.
“La straordinaria scultura, alta 95 cm e lunga 148 cm, - scrive il Soprintendente - è costituita da una coppia di grifi, animali fantastici con il corpo di leone e la testa di drago rappresentati con fine realismo mentre azzannano un cerbiatto ormai disteso al suolo. Del tutto peculiare è lo stato di conservazione della policromia che documenta l’uso di diverse tipologie di pigmenti per tratteggiare i particolari, dal rosa utilizzato per definire le linee incise dell’attacco del piumaggio al corpo e l’interno delle narici, al giallo, nella variante giallo/beige per distinguere il corpo dei grifi a quella molto accesa del corpo del cerbiatto e, ancora, il rosso utilizzato per le creste dei grifi e per il sangue della preda che cola dalle loro fauci, l’azzurro delle ali, il bianco, usato anche per sottolineare la scanalatura profonda della ripartizione delle piume, fino al verde impiegato per definire la base rocciosa.”
Anche nella seconda scheda è presente una riproduzione fotografica (dai colori più accentuati rispetto alla prima) probabilmente realizzata dai tecnici del Mibact. Potete ammirarla cliccando su questo collegamento.

Rosso, grigio, nero: il tricolore del nostro Sud (di Alfonso Foschi)

Quando mi figuro, simbolicamente, il mio Sud a colori, lo vedo tricolore: abbastanza nero, molto grigio, poco rosso. Mi spiego con due fatti di cronaca di cui, in un caso indirettamente nell'altro direttamente, sono stato testimone.
Primo - Due coniugi calabresi, persone oneste e civili, salgono a Genova dalla Calabria in visita a parenti e, quando ritornano a casa, la trovano letteralmente nuda: via non solo denaro e gioielli, normalmente i più appetiti, ma anche mobili elettrodomestici arredi abbigliamento ...insomma un completo repulisti.
La cosa diventa di dominio pubblico e, non si sa come e da chi, ai due coniugi viene consigliato di prolungare la vacanza ancora di qualche giorno, magari anche nelle vicinanze. I coniugi accettano di buon grado il consiglio e quando, dopo il supplemento di vacanza, ritornano a casa, miracolo! la trovano perfettamente in ordine così come l’avevano lasciata per il loro viaggio a Genova.

mercoledì 10 gennaio 2018

La poesia delle foglie e della Fiber Art di Daniela Tzvetkova a Parcocittà

La Fiber Art è una delle correnti dell’arte contemporanea più sorprendenti e creative. Si fonda sull’uso di materiali eterogenei e non convenzionali, come fibre, tessuti, carte e foglie, ed approda in questi giorni nello spazio espositivo di Parcocittà (Parco San Felice, a Foggia) dove fino al 13 gennaio è possibile ammirare l’originalissima mostra “Scritto sulle foglie” di Daniela Tzvetkova.
L’artista bulgara e foggiana ha esposto precedentemente opere in carta nell’ importante rassegna internazionale TRACARTE, organizzata dalla Banca del Monte e nel 2017 ha presentato le sue ricerche artistiche nel campo della serigrafia con pigmenti naturali (estratti da lei) presso la Galleria dell’Aps CREO (Foggia).
Nella mostra “Scritto sulle foglie”, Daniela Tzvetkova ci guida nel mondo delle piante con le sue foglie dipinte e manipolate. Usando prevalentemente il colore blu e quello giallo racconta la magia della sua “lingua scritta” composta da forme, nervature, colori, textures ecc.
Particolare emozione suscita nel visitatore la foglia, definita “fonte battesimale” dal curatore Angelo Pantaleo (Aps Creo). Dentro, tra gli intrecci dei fili si intravede una bellissima poesia di Alda Merini riguardo le foglie del destino.
Sullo sfondo della proiezione di particolari delle opere e la musica delle piante, il visitatore è invitato a girare intorno alle opere in quanto anche il retro rappresenta un’opera d’arte.
Fino al 13.01.2018. Tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 20,30

martedì 9 gennaio 2018

Foggia che non c'è più: la fontana "a triplice getto" del Piano delle Fosse

Impreziosita dall’algoritmo di colorizzazione automatica (ma anche in semplice bianco e nero restaurato digitalmente), ecco per gli amici e  i lettori di Lettere Meridiane una rara, quanto significativa, immagine di Foggia che non c’è più: la Fontana a triplice getto che sorgeva al Piano delle Fosse, e che - come l’immagine mostra inequivocabilmente - era particolarmente apprezzata dalla popolazione che ruotava attorno al Piano, autentico polmone produttivo e commerciale della Foggia di allora.
Tenuto presente che l’immagine deriva da una fotografia scattata dai tecnici dell’Acquedotto Pugliese, con finalità documentarie, possiamo stabilire con sufficiente approssimazione la data in cui venne realizzata: dopo il 21 marzo del 1924, giorno in cui venne inaugurata la Fontana per eccellenza del capoluogo dauno, la Fontana del Sele di piazza Cavour. Probabilmente tra il 1924 e il 1930.
Non si trattò soltanto di una cerimonia e del battesimo di un monumento che sarebbe divenuto il simbolo della città, ma di qualcosa di più: il primo getto d’acqua uscito dalla fontana simboleggiava l’arrivo dell’acqua pubblica a Foggia, evento che avrebbe contribuito a spegnere una sete che rappresentava un problema endemico, nonché un fattore critico per la qualità della vita cittadina.
L’arrivo dell’acqua del Sele fu accompagnato dalla realizzazione, a cura dell’Acquedotto Pugliese di numerose fontane pubbliche, tra qui quella, effettivamente maestosa, installata al Piano delle Fosse, che erogava il prezioso bene da tre cannule che dovevano assicurare una distribuzione cospicua ai molti assetati.

lunedì 8 gennaio 2018

Riconquistiamo la magia del "piatto" Tavoliere (di Franco Antonucci)

Vincenzo Baratta, giovane artista foggiano, allievo del Corso di Arti Figurative del Liceo Artistico "Perugini" di Foggia, ha realizzato un reportage fotografico molto interessante sul castello di Ponte Albanito, altra gemma foggiana che, come la Masseria Pantano, versa in pietose condizioni.
Potete guardarlo a questo link (ma problemi di privacy potrebbero non consentirne a tutti la visione).
La storia di questo pezzo di storia dauna che si sta irreversibilmente degradando è lunga, e tormentata: ne parlò quasi un secolo fa Romolo Caggese, in Foggia e la Capitanata. Ma il suo grido di dolore, che potete leggere in questa lettera meridiana,  è rimasto inascoltato.
All'iniziativa di Vincenzo Baratta ha dedicato una bella riflessione l'amico Franco Antonucci, che ha voluto affidarne la diffusione a Lettere Meridiane. Eccola, di seguito.
* * *
La mia passione per la bicicletta mi conduceva spesso per stradine interne del territorio foggiano e mi dava la possibilità di intravedere da lontano varie costruzioni misteriose, che mi facevano interrogare, e fantasticare, sulla possibilità remota che anche il (presunto) vuoto paesaggistico foggiano, potesse arricchirsi di favolosi recuperi di territorio. Con la valorizzazione di manieri magici, circondati dal loro verde a macchia. Uno di questi era il Castello di Ponte Albanito. Un rudere come tanti, che sembra non interessare nessuno. Perché? Forse è colpa dello scenario piatto attorno a Foggia che "disperde" tutto? Non è vero. Proprio attraverso questi episodi, le masserie, etc. potremmo accorciare il territorio e renderlo piacevole alla sua percorribilità, secondo un particolare reticolo di episodi a sorpresa. Chi va in giro con la bici per la piana di Foggia (a parte il vento) lo sa e può meglio immaginare e sognare.

domenica 7 gennaio 2018

Foggia città più brutta d'Italia, secondo Reddit

Reddit è un social molto particolare. La pubblicazione dei post, così come dei link, è riservata solo agli utenti registrati. La peculiarità della piattaforma è che, oltre che dire la loro sugli argomenti che vengono messi in discussione, gli utenti esprimono una valutazione sui diversi interventi, in modo che alla fine viene fuori una sorta di classifica dei commenti maggiormente apprezzati.
Qualche tempo fa, un utente ha aperto un thread in cui chiedeva quale fosse secondo il giudizio dei partecipanti alla discussione, la città più brutta d'Italia.
Il risultato è stato molto amaro per Foggia, che risulta la città più suffragata in questo poco edificante contest. E non solo: a conquistare (con 29 punti) il primato quale commento più apprezzato dai lettori è proprio uno tra i più “infamanti” per Foggia, in cui si legge: “Adoro la Puglia, ma Foggia m'ha procurato un desiderio di farla finita all'istante.”
Logico che, con queste premesse, il dibattito che si è sviluppato sia stato tutt’altro che positivo per Foggia, tanto più diversi commenti (purtroppo anche questi tra i più suffragati) mettono in relazione la presunta bruttezza del capoluogo dauno con il noto, e tristo, proverbio: “fugg' da fogg' eccetera eccetera", si legge nel commento al post che apre la discussione e che come abbiamo visto bolla impietosamente Foggia.
Torna ad intervenire l’autore del primo commento che si chiede, un po’ incredulo, a proposito del proverbio: “Eh sì, ma poi ho scoperto che è un detto dei pugliesi stessi. O di alcuni foggiani, vedi mai. Può essere?”
Può essere sì: al danno si aggiunge la beffa. Non bastava Moravia a esprimere pesanti perplessità sulla qualità estetica della città di Foggia. Ci si mettono gli stessi foggiani.

sabato 6 gennaio 2018

La storia di Artaban, il quarto re magio

Mi ha sempre affascinato molto la storia di Artaban, il quarto re magio che non riuscì a raggiungere per tempo Betlemme, assieme a Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Ad essa avevo già dedicato una lettera meridiana, un paio di anni fa (potete leggerla qui).
Ho scovato in rete una deliziosa videostoria, realizzata da Gthamban, e pubblicata sul suo canale youtube, tratta dalla versione più celebre del racconto, quella scritta dell'Ottocento da Henry Van Dyke, pastore della Chiesa presbiteriana. Mi è piaciuta così tanto che ho voluto tradurla e rimontarla, per nipoti e nipotini,  amici, e lettori di Lettere Meridiane. Potete guardarla qui sotto. Se vi piace, condividetela: è una bella storia di vita e di speranza.
In fondo siamo tutti un po' Artaban, nel senso che tutti spendiamo la nostra vita in un viaggio alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Spesso li troviamo, senza accorgercene.
Ecco il video, più sotto il testo tradotto e il collegamento alla versione originale, in inglese. Buona visione.


La storia del quarto Re Magio

tratta da “L’altro Re Magio”
di Henry Van Dyke
(1852-1933)

Testo di Gthamban
Traduzione Geppe Inserra


Nell’antica Persia,
in una città di nome Ecbatana,
viveva un uomo
chiamato Artaban.

mercoledì 3 gennaio 2018

In regalo "I colori del tempo", il calendario 2018 di Lettere Meridiane

Ecco, per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, l’atteso Calendario 2018, quest’anno intitolato I colori del tempo, perché offre, articolate su tredici mesi (dal corrente mese di gennaio fino a gennaio 2019) oltre quaranta immagini d’epoca, originariamente in bianco  nero, restaurate digitalmente e quindi colorizzate, con l’algoritmo di intelligenza artificiale profonda messo a punto dai ricercatori  Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa. Il nome della sorprendente tecnica è chilometrico (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification) ma il risultato, come vedrete sfogliando il calendario, è spettacolare.

Quei bombardamenti che non finiscono mai: Foggia, fuggi da Foggia

Così Foggia ha saluto la nascita del Salvatore
I bombardamenti non finiscono mai, a Foggia. Quel che non fecero le Fortezze Volanti alleate che nell’estate del 1943 rasero al suolo la città, ma non uccisero la speranza, stanno riuscendo a farlo i teppisti, i vandali, i balordi che fanno a pezzi i beni comuni, la memoria, l’identità, e quella città indifferente che ha altrettante responsabilità nello sfascio di Foggia, nel suo degrado.
Non è affatto un caso che le ultime epiche gesta di questi nuovi barbari abbiano avuto come teatro e come bersaglio, la notte di San Silvestro luoghi simbolici di Foggia civile, come il Municipio, la casa di tutti, e di Foggia storica, come le stele che tempo fa erano state poste nella villa comunale proprio a ricordo dei bombardamenti e dei foggiani che si prodigarono per lenire le sofferenze della popolazione.
Uccidendo migliaia di inermi cittadini, gli alleati fecero a pezzi la memoria viva e reale della città. Oltraggiando i suoi simboli, i vandali e gli "indifferenti" distruggono quel che resta della memoria collettiva, che va facendosi sempre più residuale, rarefatta, superficiale e perciò sempre meno pubblica, e sempre meno condivisa.
Leggo basito il grido di dolore lanciato da Massimo Mazza, nipote di quel Diego De Mita, medico, cui è dedicata la stele distrutta, e figlio di quel Maurizio Mazza, giornalista e storico direttore del Museo civico, che ha contribuito in modo decisivo alla ricostruzione postbellica, salvando il più inestimabile gioiello d’arte che la città possegga, l’arco del palazzo regale di Federico II.
Più che un j’accuse è un atto di resa, quello di Massimo: “Ho difeso questa città con mio padre per 50 anni,  con il nostro Gazzettino Dauno. Adesso basta. Viviamo in una comunità di barbari. Foggia, fuggi da Foggia.”

martedì 2 gennaio 2018

La più belle immagini d'epoca di Foggia, del Gargano e della Capitanata nella magia del colore

Gli amici e i lettori di Lettere Meridiane dovranno pazientare ancora fino a domani, prima di poter guardare e scaricare il calendario 2018, che, come già annunciato, quest'anno ospita un'ampia raccolta di fotografie d'epoca, originariamente in bianco e nero, restaurate digitalmente e colorizzate con tecniche di intelligenza artificiale profonda. Una collezione imperdibile.
Sono stato costretto a ritardare la pubblicazione del Calendario a causa dell'ennesimo intoppo sorto con Facebook, che mi ha nuovamente inibito la pubblicazione nei gruppi.
Per scongiurare il rischio che quanti seguono Lettere Meridiane dai gruppi in cui vengono distribuiti i collegamenti, non venissero a conoscenza della pubblicazione, ho preferito ritardarla di qualche giorno.
Chiedo scusa per l'inconveniente, e spero di farmi perdonare regalandovi un'altra gustosa anticipazione del Calendario che verrà: ho raccolto in una videostoria tutte le immagini che vi accompagneranno per i prossimi 12 (anzi, 13...) mesi.
La trovate qui sotto. Guardatela e condividetela. Buona visione.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...