La memoria oltraggiata: distrutto il cippo di Giuseppe Di Vittorio
Indicava il primo luogo di lavoro di Giuseppe Di Vittorio, e non solo. Aveva un valore simbolico straordinario: stava ad indicare che da lì, dal lavoro delle braccia e dal sudore della fronte, era partita la scintilla che avrebbe infiammato il movimento sindacale, portando all’emancipazione dei braccianti.
Il cippo posto nelle campagne tra Cerignola e Orta Nova, restaurato tre anni fa ad iniziativa della Flai Cgil, è stato distrutto dalla mano di ignoti vandali.
“Seppur ignote le ragioni del gesto - ha scritto la Cgil di Foggia sulla sua bacheca Facebook -, non è difficile tracciare l'identikit di chi l'ha compiuto: dei vigliacchi. Continueremo a prenderci cura della nostra memoria. Non è una martellata che può cancellare la storia di questa terra.”
Su quel pezzo di terra tra Cerignola e Orta Nova c’è una storia molto significativa (non so se sia effettivamente accaduta o è una invenzione drammaturgica, ma è bella e ve la riferisco comunque).
L’ha scritta Francesco Giasi ed è parte dei Dialoghi di Storie Interrotte, il bel progetto varato qualche anno fa da Fabrizio Barca, Leandra D’Antone e Renato Quaglia per celebrare la memoria dei padri fondatori (ne ho parlato in questo post).
Di Vittorio dialoga con Luciano Romagnoli, segretario della Federbraccianti, all’indomani dello strappo con il PCI, sui fatti d’Ungheria. Il grande sindacalista ricorda la sua infanzia a Cerignola, e parla proprio di quel pezzo di terra dove molti anni prima aveva cominciato a lavorare, come bracciante.

Ad essere distrutta, oggi, non è solo la macchia, ma quel cippo che era un importante segno di memoria. Ma - come avverte la Cgil - non è una martellata che può cancellare la storia di questa terra.”
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