mercoledì 7 febbraio 2018

Gargano e Foggia, festival con il botto (di Maurizio De Tullio)


La Capitanata fa il pieno a Sanremo. Entrambi i brani legati in qualche modo al territorio dauno -  La leggenda di Cristalda e Pizzomunno cantata da Max Gazzé e Senza appartenere presentata da Nina Zilli - concludono in pole position la prima serata della 68sima edizione della rassegna canora, classificandosi nella “fascia blu” che denota le canzoni più apprezzate dalla giuria demoscopica.
Alcuni mesi fa avevo per primo divulgato la notizia, dandola a Geppe Inserra, che al Festival di Sanremo di quest’anno la città di Vieste sarebbe stata oggetto addirittura di una canzone, cantata dal bravo Max Gazzè. E ieri sera l’abbiamo tutti ascoltata e anche votata, come da inusuale e inatteso invito via Whatsapp di un noto dj foggiano, Marcello Cavallo.
Il brano è incentrato sulla struggente storia d’amore intessuta, in quel di Vieste, dagli amanti Cristalda e Pizzomunno, e della quale il cantautore romano colse sùbito la delicatezza tanto da volerla presentare a Sanremo, aggiungendovi anche delle suggestive atmosfere sinfoniche.
L’anno scorso – avevo ricordato anche questo, ma inutilmente visto che i foggiani hanno sempre più un cattivo rapporto con le edicole, forse perché troppo acculturati… – la “Gazzetta del Mezzogiorno” per celebrare i suoi 130 anni di vita aveva dato vita alla pubblicazione di numerosi volumi illustrati con la tecnica del fumetto, tutti con storie e personaggi legati alla Puglia. Il primo di essi era proprio quello relativo alla vicenda mitologica di Cristalda e Pizzomunno.
Sempre ieri il palco dell’Ariston ha dato spazio alla bravura di un musicista foggiano che da alcuni anni si sta misurando anche come autore di testi, molto egregiamente direi, stando alle collaborazioni e ai risultati di vendita dei brani firmati.

Si tratta di Antonio Iammarino che è il coautore, per il testo e le musiche con Giordana Angi, del brano presentato da Nina Zilli, “Senza appartenere”; un pezzo molto intenso, dedicato alla rivendicazione dei diritti delle donne ma senza forzature e, forse per questo, poco applaudito dal pubblico in sala al termine della esecuzione della brava cantante emiliana, per la quale Antonio ha già scritto in passato.
Conosco Antonio perché da giovane, quando viveva ancora a Foggia, con suo zio Walter (tragicamente scomparso con un pezzo di famiglia nel crollo di viale Giotto) erano ferventi ammiratori di un grande chitarrista, Filiberto De Tullio, mio padre, al quale ha anche dedicato una bella pagina compresa tra i ricordi che sto finendo di raccogliere tra quanti hanno conosciuto, stimato e collaborato con mio padre. L’obiettivo è la pubblicazione di un volumetto, l’organizzazione di una serata musicale e l’indizione di un premio biennale – intestato a Filiberto De Tullio – dedicato a giovani musicisti dilettanti di Capitanata.
Iammarino è un bravissimo pianista e tastierista di estrazione jazz, ed è anche l’autore dei testi di brani di successo di altri grandi nomi della musica italiana di qualità. Suo è, per esempio, “Io non ho paura”, cantato da Fiorella Mannoia, ma ha scritto e musicato anche per Noemi (la stupenda “La borsa di una donna”, presentata proprio a Sanremo nel 2016 e scritta con Marco Masini), per Raf (“Senza cielo”, “Controsenso”), per lo stesso Masini (“Niente d’importante”, “La vita comincia”, “L’eterno in un momento” e numerose altre), per Giusy Ferreri, Erica Mou e altri.
Antonio Iammarino è incredibilmente ignoto alle cronache locali nonostante vanti un curriculum di tutto rispetto, sia in qualità di accompagnatore (al piano e alle tastiere) di grandi nomi del panorama canoro nazionale che di autore di testi e musiche per tanti cantanti di primissimo piano di cui ho parlato in precedenza.
Un altro sprazzo di foggianità, in questo caso un tantino trash, lo si è visto a Sanremo attraverso l’irruzione in sala stampa, imprevista per i responsabili RAI che non l’hanno presa bene, del duo comico Pio e Amedeo. Questa volta, dribblando l’apparato di sicurezza, si sono piazzati in sala improvvisando una conferenza-stampa propedeutica alla presentazione del brano del trio foggiano “Musicomio”, una band composta da Checco Occulto, Mario Pio Coda e Miriana Fabozzi, che il duo comico ha finto di produrre e lanciare sul mercato discografico e che, prima del forzato allontanamento, è riuscita ad eseguire il brano, ovviamente in sola versione acustica.
Risate di compatimento dei giornalisti presenti e breve spazio al brano pseudo-rap della band foggiana che sùbito dopo è stata fatta garbatamente allontanare da una dei responsabili RAI.
Per tornare alle cose più serie, quello che segue è invece il testo del brano “Senza Appartenere”, scritto e musicato da Iammarino e cantato a Sanremo da Nina Zilli, pubblicato alcuni giorni fa dal settimanale “Sorrisi e Canzoni”. Per la cronaca, la canzone sarà riproposta, in duetto, col bravissimo Sergio Cammariere nella serata di giovedì 8 febbraio.
Donna siete tutti e tu non l’hai capito
Donna non di tutti non è mai cambiato
Calda come il sole di domenica d’estate
Però non è domenica e qui fa un freddo cane
Donna ha perso tempo a lucidare la sua rabbia
Del tempo che è cambiato e ancora non la cambia
Donna sa volare mentre il cielo cade
Ma io che cosa cercavo io
E cosa ho trovato
Schegge di felicità
Cerco una colpa per restare qui
A vivere i ricordi, io
Volevo salvarmi, io
E poi perdonarmi
Della vita che ho spaccato
Dell’amore che ho buttato via
Ma senza appartenere
Donna siete tutti e tu non l’hai capito
Donna che ha paura donna che ha trovato
Il vento sulla faccia il mare in una goccia
E sconfinati labirinti e un filo per uscire
Donna non si piace invece guarda quanto è bella
Donna che si cambia mille volte e resta quella
Donna sa volare mentre il cielo cade
Donna sa volare mentre il cielo cade
Ma io che cosa cercavo io
E cosa ho trovato
Io non sono come te
C’è troppa vita per restare qui
Ad aspettare cosa?
Io volevo salvarmi io
E poi perdonarmi
Delle volte che ho svelato quella parte debole di me
Ma senza appartenere
Quando la vita è più semplice non mi diverte ci gioco
Io non li chiamo più lividi sono colori e ci gioco
Io ci gioco, io ci gioco
Togliti la maschera
C’è troppa verità per stare qui
Senza appartenere
Donna siete tutti e tu non l’hai capito
E non è mai cambiato

Nelle sessantotto edizioni del Festival sono state numerose le voci e i musicisti di Capitanata affacciatisi sul palco dell’Ariston, sia in qualità di cantanti che di autori dei testi e delle musiche.
I più penseranno ai soli Nicola di Bari, Rosanna Fratello, Raf o Renzo Arbore. In realtà sono stati…decine. Ma di questa ampia pagina leggerete nei prossimi giorni. 
Maurizio De Tullio

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