martedì 14 marzo 2017

Cinemadessai | Il monumentale Dracula di Bram Stoker e Francis Ford Coppola

OGGI
Non è mai facile raccontare cinematograficamente storie o personaggi di cui il pubblico sa già tutto, com’è nel caso di Dracula. L’impresa è ancora più rischiosa quando si sceglie di farlo con la maggior aderenza possibile al testo originale.
Francis Ford Coppola ci riesce alla perfezione, dichiarando programmaticamente la sua volontà di essere il più possibile all’originale fin dal titolo, che non è Dracula e basta, ma Dracula di Bram Stoker.
Prima del film di Coppola, erano già uscite sul grande schermo più di venti riduzioni cinematografiche del romanzo. Ma la perfezione formale raggiunta da Coppola in questo film, lo rende il migliore, e in aggiunta ne fa un caso da manuale mostrando come la settima arte possa trasfigurare, aggiungere significati, sublimare un’opera letteraria, per altro di notevole valore. Va detto che il regista si concede una divagazione, importante: una sottotrama (non contenuta nella storia originale) nella quale viene rivelato che Mina Harker è la reincarnazione del grande amore di Dracula.
La storia è quella nota: nel 1462 il conte Vlad Ţepeş conosciuto anche con il nome di "Draculia" sconfigge i Musulmani ma, tornato a casa, scopre che la sua sposa, Elisabetta, appresa la falsa notizia della morte del suo amato, si era tolta la vita. Un sacerdote sentenzia per la donna ma dannazione eterna essendo morta suicida, e il principe rinnega la chiesa.
L’azione si sposta temporalmente a quattro secoli dopo. Il conte Dracula viene casualmente a conoscenza di Mina Harker, una giovane donna londinese identica ad Isabella. Sicuro che si tratti dalla reincarnazione della sua amata sposa, se ne innamora. Fino alle estreme conseguenze…
Uscito nel 1992 ed interpretato da Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves e Sadie Frost, il film ottenne un successo straordinario sia di critica che di pubblico. Girato con un budget di 40 milioni di dollari, incassò oltre 216 milioni che salvarono la Zoetrope, la compagnia di produzione di Coppola, dalla bancarotta.
La colonna sonora include la celeberrima canzone Lovesong for a Vampire di Annie Lennox. Da vedere assolutamente. Stasera, su Rai 4, alle 21.05.
DOMANI
Opera prima di Marco Tullio Giordana, Maledetti vi amerò è, tra i tanti film usciti sul Sessantotto e sulla stagione della contestazione, il più sincero nel raccontare e mettere a nudo i sogni naufragati di una generazione che aveva veramente creduto sulla possibilità di cambiare i mondo. Fu un esordio travolgente, non particolarmente amato dalla critica, che si divise, ma che conquistò i cinefili e il pubblico delle sale d'essai, e ottenne oltre i confini ampi riconoscimenti.

Sceneggiata dallo stesso regista e da Vincenzo Caretti, la pellicola, uscita nel 1980, conquistò il  Pardo d'Oro al Festival di Locarno e venne presentata nella sezione Un Certain Regard del 33º Festival di Cannes.
Domani sera, alle 21.00, su Iris, c’è l’opportunità di rivedere il film,  ed è un’occasione da non perdere perché non è mai stato pubblicato su dvd ed è dunque molto difficile da reperire.
Riccardo (interpretato da uno straordinario Flavio Bucci, in quella che è stata forse la migliore performance della sua carriera) racconta il ritorno in Italia, dopo cinque anni trascorsi in Sudamerica, di Riccardo, detto Svitol, protagonista attivo del Sessantotto.
L’uomo trova tutto cambiato. Dei suoi vecchi amici, c’è chi è finito nel tunnel della droga, chi è diventato ricco e ha tagliato i ponti con la politica, chi si arrangia con lavoretti ed espedienti. Riccardo prende allora ad interrogarsi sul senso dell’essere di destra o di sinistra. “L’importante sono le definizioni. Di Vittorio è di sinistra, su questo non ci piove. Lama invece è di destra, con quella pipa… Terracini invece è di sinistra, come il te, il riso integrale e la cucina macrobiotica. Il caffè invece di destra…”
Nelle definizioni, Riccardo cerca un’identità ormai perduta, e non è un caso che la sola persona con cui riesca a fare amicizia è un commissario di polizia, che sarà il protagonista dell’imprevedibile e drammatico finale. La morale sembra essere quella che gli autori mettono in bocca a un giovanissimo David Riondino quando discute con Sidol nella redazione di Lotta Continua, di cui è redattore, dell’assassinio di Aldo Moro: “Di compagni ne ammazza più la depressione della repressione.”
Ancora oggi, il film di Giordana si segnala per la sua capacità di investigare le ragioni di un sogno infrantosi troppo in fretta, di una rivoluzione mai compiuta fino in fondo e della deriva che il suo fallimento provocò in termini di violenza e di terrorismo.

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