sabato 4 febbraio 2017

Cinemadessai | Triste e potente, ecco La 25ª Ora, il capolavoro di Spike Lee

OGGI
Film duro e cupo, La 25ª Ora rivelò la raggiunta maturità di Spike Lee, tra gli autori più interessanti del nuovo cinema americano. La storia, tratta dal romanzo omonimo di David Benioff, concede assai poco allo spettacolo: vi si raccontano delle ultime ore di libertà di Monty Borgan, che sta per finire in carcere per scontarvi una condanna a sette anni di reclusione per spaccio di droga.
L’occasione è utile perché Monty rifletta sulla sua esistenza e sui suoi errori. La morale è che ciascuno è protagonista del proprio destino, e che questo non si costruisce per caso, ma per gli errori che si compiono.
Interpretato da Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper, Rosario Dawson, Anna Paquin, La 25ª Ora è uno dei primi film ambientati a New York all’indomani della tragedia dell'11 settembre, ed il primo a mostrare Ground Zero.
Venne  presentato in concorso al Festival di Berlino, ottenendo un notevole successo di critica e di pubblico.
Il San Francisco Chronicle definì il film “triste e potente, il primo grande film del Ventunesimo secolo su un tema del Ventesimo secolo”. Altrettanto positivo il commento de Il New Yorker che scrisse: “Il film coglie alla perfezione il clima amareggiato, teso quasi oltre i limiti, della città dopo l'11 settembre.”
Entusiasta la recensione di FilmTv: “Un film sul Tempo: e non tanto perché lavora sull'unità di una giornata, su quelle ventiquattro ore nel corso delle quali Monty mette insieme i pezzi smembrati e trascurati della sua vita di feroce, losco ed elegante dispensatore di disperazione e di morte, che non si è mai fatto tante domande e non ha mai tentato di dare risposte ai suoi rari perché. Lee comprime e dilata il tempo, lo "taglia" e lo rallenta: ma non si tratta di stasi o di tempi morti, poiché il film ha un montaggio molto articolato e un numero contenuto di scene. Il tempo si fa spazio, architettura, topografia, mappa metropolitana”.
DOMANI
Una storia asciutta ma potente, quella raccontata da Jacques Audiard ne Un sapore di ruggine e ossa, che al Festival di Cannes strappò al pubblico presente in sala un’autentica standing ovation.

La vicenda racconta di Ali che si trova a doversi occupare di Sam, 5 anni. È suo figlio, ma lo conosce appena. Senza casa, senza soldi e senza amici, Ali va a stare da sua sorella ad Antibes. Lì all’improvviso va tutto meglio, sua sorella li ospita nel suo garage, si occupa del bambino e c’è sempre il sole.
Dopo una rissa in un locale notturno, il destino di Ali si incrocia con quello di Stéphanie. L’accompagna a casa e le lascia il suo numero di telefono. Lui è povero; lei è bella e molto sicura di sé. Una principessa. Sono l’una l’opposto dell’altro.
Stéphanie addestra orche in un parco acquatico. Lo spettacolo notturno si trasforma in dramma e una telefonata nel cuore della notte li fa ritrovare.
Quando Ali la rivede, la principessa è costretta su una sedia a rotelle: ha perso le gambe e molte illusioni. Ali aiuterà Stéphanie con semplicità, senza compassione, senza pietà. Lei tornerà a vivere.
La pellicola è tratta molto liberamente dalla raccolta di racconti Ruggine e Ossa di Craig Davidson.
"Fin dall’inizio del nostro lavoro di adattamento - hanno spiegato Jacques Audiard e Thomas Bidegain che ha scritto la sceneggiatura assieme al regista - , ci siamo indirizzati verso una forma cinematografica che, in mancanza di una definizione migliore, chiamiamo “espressionista”, nella quale la forza delle immagini si mette al servizio del melodramma. Un’estetica brutale e contrastata.
Questa forma ci ha guidato lungo tutta la stesura della sceneggiatura. Da questa forma deriva la storia d’amore che è la vera protagonista del film. Da questa forma prendono vita i nostri personaggi e la loro nobiltà nonostante la violenza del mondo di catastrofe economica in cui vivono."
Un bel film, da vedere assolutamente. Domani,  in seconda serata su Rai Movie alle 23.15.

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