giovedì 1 dicembre 2016

Amodeo: "voto no per la Moldaunia e per difendere la democrazia"

Con un intervento articolato e ragionato, scende in campo per il no al referendum costituzionale di domenica prossima anche Gennaro Amodeo, fondatore ed animatore del movimento popolare che su batte per l'annessione della Capitanata al Molise, e per l'istituzionale della cosiddetta Moldaunia.
"Al referendum del 4 dicembre prossimo io consiglio di votare no - scrive Amodeo - oltre che per la permanenza in vita delle Province e quindi della possibilità di portare in porto il progetto Moldaunia, per tante altre ragioni" che il tenace propugnatore del progetto elenca dettagliatamente in un documento, e con il consueto rigore analitico. Pubblichiamo di seguito il documento.
* * *
I sostenitori del NO non sono contrari all’ammodernamento della seconda parte della Costituzione, soltanto vogliono evitare che si ripetano i pesanti errori legati alla legge costituzionale n° 3 /2001, sul decentramento amministrativo e legislativo avviato già con la Legge n° 59 del 1997 (Legge Bassanini).
1) Se si voleva abolire il sistema bicamerale paritario, bastava abolire del tutto il Senato, e non inventare un Senato di secondo livello, disomogeneo per composizione (74 consiglieri regionali + 21 sindaci + 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni), per niente sincronizzato alla durata legislativa della Camera dei Deputati e, per giunta, nominato dalla classe politica regionale, che ha perso ogni credibilità, bypassando il voto e quindi la sovranità popolare.
Se ci sono da rappresentare gli interessi delle regioni nei confronti del potere centrale, perché questi non possono essere rappresentati dai parlamentari della Camera eletti nelle stesse regioni?

Basterebbe vincolare le loro candidature ad un solo collegio (di origine o di residenza abituale) e non 10 collegi, come è previsto dalla nuova riforma costituzionale, superando quindi la necessità della sopravvivenza del Senato (questa sì che sarebbe economia istituzionale).
Ma se proprio si volesse un organo di rappresentanza diretta regionale, non sarebbe più logico identificare quest’organo nell’Assemblea dei relativi presidenti, dotati di un voto ponderale rapportato alla propria popolazione regionale?
2) Se con la legge n° 3/2001 era stato concesso un decentramento amministrativo e legislativo esageratamente sbilanciato a favore delle regioni, non per questo con la nuova riforma costituzionale si deve arrivare al completo azzeramento delle loro funzioni e dei loro diritti, specie in tema di gestione territoriale e salvaguardia ambientale, non vi pare?
3) Perché poi non si è affrontata la sperequazione delle regioni a statuto speciale rispetto a quelle a statuto ordinario? Se, a distanza di 70 anni dalla promulgazione della Costituzione, è stata superata la necessità del bicameralismo paritario, ha ancora senso la sussistenza delle regioni a statuto speciale nell’ambito dell’Unione Europea?
4) E perché non è stato intaccato il numero dei Deputati, ragionevolmente riducibili a 510 unità, in ragione di 1/100.000 aventi diritto al voto, ammontanti complessivamente a 51 milioni ?
5) Il cerchio si chiude infine con la vituperata legge elettorale denominata: “ITALICUM” che prevede:

  •   suddivisione nazionale in 100 collegi elettorali;
  •   premio di maggioranza (340 seggi su 630) per il partito che supera il 40% dei voti;
  •   sbarramento al 3% per accedere al parlamento;
  •   liste con i capilista bloccati, che potranno candidarsi al massimo in 10 collegi elettorali;   si possono esprimere al massimo due preferenze, purché di diverso genere.

Conseguenze dell’Italicum, con riferimento ai dati delle Elezioni Politiche del 2013:
Con il 29% dei voti della base elettorale di diritto, pari al 40% del 72,50% dei voti validi, si assegna al partito che abbia raggiunto il 40% dei voti validi, il 54% = 340/630 della rappresentanza parlamentare.
Ovverosia il premio di maggioranza diventa il 25% che, onestamente, sembra eccessivo e, potenzialmente pericoloso per la stessa democrazia, specie se si concentrano nelle mani di un unico individuo le due cariche: di Segretario di partito e Presidente del Consiglio.
E se alla suddetta considerazione si aggiunge anche l’ elezione bloccata dei capilista di ciascun partito, in ciascuno dei 100 collegi previsti, che potrebbe dar luogo ad una Camera costituita interamente da Deputati di nomina partitica, potremmo trovarci di fronte ad una deriva autoritaria e verticistica che sarebbe l’ anticamera di un regime di stampo dittatoriale, a tutto danno della sovranità popolare garantita dall’ art. 1 – 2° comma della Costituzione.
Gennaro Amodeo

3 commenti :

Anonimo ha detto...

Intanto mischiare la Proposta di riforma costituzionale con l'Italicum come al solito fa fare solo confusione non essendo affatto legate le due cose.
E poi sull'impianto della Riforma come si fa a dimenticare come è nata la discussione? E' chiaro che nessuna Riforma nasce perfetta e arriva al voto perfetta, così come accade con molte leggi parlamentari.
In origine, tranne i soliti NOISTI di professione (5Stelle, Lega e SEL) tutti gli altri erano d'accordo. Poi Amodeo sa bene chi si è defilato e perchè, pur avendo votato sia alla Camera che al Senato QUESTO testo di Riforma. E a chi obietta la "confusione" del Senato dei territori occorre dire che, proprio per assecondare lo spirito democratico della discussione che ci fu, l'attuale impianto del Senato delle Regioni presente nella Riforma lo si deve all'imposizione del sen. Sisto (Forza Italia) che, curiosamente, ora sta col NO!
Anch'io non giudico questo testo della Riforma la migliore delle proposte ma ha seguito un percorso condiviso e se sono gli altri a starsene fuori dal gioco non è che si possono aspettare altri 10 anni ogni volta.
Capisco da parte dell'amico Amodeo la difesa del NO rispetto alla soppressione delle Province perché più che comprensbile dopo tutto l'impegno profuso per amore della Moldaunia, ma sono convinto che in cuor tuo se non ci fosse di mezzo la soppressione delle Province anche lui sosterrebbe i vari momenti che hanno accompagnato Renzi in questi 3 anni nel tentare di rimodernare e velocizzare questo Paese rendendolo meno ostaggio della burocrazia che è uno dei Mali endemici dell'Italia.
Io voterò SI con qualche perplessità ma sostengo l'idea che osare un cambiamenbto, in direzione di un Paese più snello nelle sue articolazioni decisionali, sia un'occasione importantissima da sfruttare.
Con la cordialità di sempre, un caro saluto.
Maurizio De Tullio

Alessio Ciavarella ha detto...

Sarebbe interessante valutare l'impatto di un'ipotetica vittoria del Si sul "Progetto Moldaunia". In teoria l'art. 132 riformato elimina solamente il termine provincia: resta però invariato che "Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che i Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un'altra". Dunque ritengo che il progetto, se condiviso ampiamente dal territorio, sia percorribile su base comunale e non più provinciale, così come propugnato dal dott. Amodeo.

Anonimo ha detto...

A tutti gli “antipatizzanti” del Progetto MOLDAUNIA, gentilmente li inviterei a leggere tutti questi links per schiarirsi un po le idee.

Ennio Piccaluga: "Referendum su MOLDAUNIA. Non è un’amenità; l’unione di Molise e Capitanata potrebbe dar vita alla regione più bella d’Italia. Più bella per le rare e numerose bellezze naturali e per i prodotti di una terra fra le più fertili d’Europa. Se ben gestita potrebbe diventare anche una delle più ricche d’Italia. Non restate solo a guardare, parlatene e prendetene coscienza."

Possibili future aggregazioni di fasce del territorio abruzzese, casertano, beneventano, irpino e potentino, che già premono alle porte del Molise e della Capitanata.

http://www.statoquotidiano.it/.../gennaro-amodeo.../461421/

Il progetto per un Molise più grande ed una Capitanata fuori dall’oblio!
http://www.moldaunia.it/

https://dauniachiamamolise.wordpress.com/.../cenni.../

https://www.youtube.com/watch?v=4TYCPJRSMfE

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/.../daunia...

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/.../lagonia-di...

FRANCO CUTTANO

"Per noi Dauni é VITALE abbandonare la Baripuglia unendoci al Molise. Qui non è che i baresi sono cattivi e i foggiani sono vittime. E’ la NATURA che ce lo spiega! Se due popoli hanno diversa densità di popolazione, il più popoloso colonizza l’altro. Se fossimo in guerra, si noterebbe molto di più perché si vedrebbe subito la differenza. Vedremmo n.1 Dauno battersi contro n.4 Baresi-Peucezi e n.3 Leccesi-Messapi. NON c’è speranza!!! Con i Molisani invece siamo quasi alla pari… 1 contro 1 e quando si è alla pari non c’è guerra ma rispetto e fratellanza! Ecco spiegato perché Bari (330 x Kmq) si mangia la provincia di Foggia (appena 90 x Kmq) e rispetta Lecce (290 x Kmq). Incredibilmente e sciaguratamente, da quando nel 1977 quasi tutto passò alle Regioni, la nostra Daunia é doppiamente saccheggiata e colonizzata dal NORD (lo Stato) e dal SUD (Baripuglia). Pertanto, o MOLDAUNIA o MORTE lenta."

Francesco Manco
"La Puglia è solo un ente amministrativo creato nel dopoguerra da quattro politici democristiani che nel crearla hanno tenuto conto solo degli enormi interessi dei baresi e non tenendo conto delle altrettanto enormi differenze culturali, artistiche, delle tradizioni, del dialetto, della diversità morfologica del territorio ecc. ecc. della Daunia, della Terra di Bari e della Terra d’Otranto.
Oltretutto la Puglia è una regione talmente illogica che se uno deve partire da S.M. di Leuca per arrivare alla fine della provincia di Foggia fa prima ad arrivare nel Lazio passando per la Basilicata e la Campania; la regione Puglia è talmente illogica che per un foggiano il Salento è una terra talmente lontana da non conoscerne nulla se non il fatto che esiste Gallipoli Otranto Lecce e il mare, come per un salentino la provincia di Foggia è talmente lontana che si e no ci va una sola volta nella vita per visitare San Giovanni Rotondo. Come fa un assessore all’agricoltura leccese a conoscere l’agricoltura della Capitanata visto che sono mondi completamente diversi e lontani? Come fa un assessore all’agricoltura brindisino ad affrontare i problemi del Gargano che è un mondo all’opposto di quello in cui vive? Diverso il discorso è per Bari e i politici baresi, che grazie alla puglia e ai politici servi salentini e foggiani si sono attaccati alle enormi mammelle del baraccone chiamato Regione Puglia e si sono strafogati e continuano avidamente a strafogarsi come se non ci fosse un domani… ai foggiani e ai salentini non rimangono che le briciole, ma devono essere contenti e sentirsi privilegiati perchè possono considerasi come il luogo di villeggiatura dei baresi quando devono riposare le stanche membra."

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