mercoledì 14 dicembre 2016

Amendola vola, il Gino Lisa langue

Zitti zitti, quatti quatti, sono arrivati all’aeroporto di Amendola i primi due F-35, i nuovi avveniristici cacciabombardieri tattici acquistati dall’Aviazione Militare italiana (non senza polemiche, dato il loro salatissimo costo).
Il riserbo che ha circondato l’operazione è motivato dalla comprensibile volontà delle autorità militari di prevenire e scongiurare manifestazioni di protesta.
La notizia è comunque importante, perché conferma il ruolo strategico dello scalo che sorge tra Foggia e Manfredonia nello scacchiere militare europeo.
Il Tavoliere dauno occupa una posizione baricentrica rispetto all’Europa Centro-Settentrionale e all’Oriente. Questa favorevolissima collocazione ha rappresentato per Foggia, nel corso dei millenni, una delizia e una croce. Federico II la scelse come sua sede imperiale perché Palermo era troppo decentrata rispetto ad un regno che occupava quasi tutta l’Europa.

Diversi secoli dopo, gli Alleati scelsero il Foggia Airfield Complex come base strategica per sferrare gli attacchi aerei decisivi alla Germania. Per conquistarlo, misero a ferro e fuoco la città con una delle più tragiche ondate di incursioni aeree che la storia ricordi.
L’arrivo degli F-35 ad Amendola, se da un lato conferma l’importanza dello scalo militare, dall’altro rilancia la dolorosa contraddizione che vede Foggia “premiata” sotto il profilo militare ma duramente penalizzata sotto quello del trasporto aereo civile.
Se il Tavoliere è una base ideale per i voli militari, va da sè che lo è altrettanto per quelli civili. Eppure  il Gino Lisa, è chiuso da tempo ai voli di linea.
Le ragioni che hanno impedito a Foggia di diventare un hub importante anche per il traffico aereo civile vanno cercate in una certa misura proprio nell’ingombrante presenza militare.
La storia non si fa con i se e con i ma, ma visto anche l’enorme prezzo pagato in termini di vite umane e di distruzioni dal capoluogo alla seconda guerra mondiale, qualche riflessione bisogna farla.
Settant’anni fa, il Gino Lisa era l’aeroporto capofila di quel Foggia Airfield Complex che faceva tanto gola agli Alleati da indurli ad intraprendere la difficile campagna  Naples-Foggia, proprio allo scopo di conquistare quel sistema aeroportuale. L’aeroporto di Bari Palese era un scalo satellite, il più periferico rispetto all’intero complesso.
Oggi le posizioni si sono invertite. L’aeroporto del capoluogo regionale è diventato il più importante dal Basso Adriatico e si appresta a convolare a nozze con quello di Napoli Capodichino. L’aeroporto Gino Lisa è invece praticamente chiuso, ed alle prese con mille difficoltà, che vanno dalle difficoltà finanziarie che sta incontrando il progetto di riqualificazione della pista (su cui grava il sospetto di un’infrazione alla normativa comunitaria che disciplina gli aiuti di Stato), al declassamento dello scalo stesso, che pone le spese di gestione a carico esclusivo delle istituzioni locali, senza alcun onere da parte dello Stato.
Ecco, lo Stato. Consentitemi una domanda provocatoria ma non del tutto peregrina. Se l’Aviazione Militare avesse lasciato libero il Tavoliere, e se la base di Amendola fosse stata smilitarizzata, l’ascesa dell’aeroporto di Palese sarebbe stato altrettanto irresistibile? Probabilmente no. Foggia (con il Lisa oppure con lo scalo di Amendola) avrebbe esercitato sicuramente un ruolo diverso, più incisivo nel sistema aeroportuale pugliese e meridionale.
Dunque, il territorio ha pagato più volte dazio alla presenza militare, che è certamente importante e gradita, perché gli interessi nazionali vengono prima di tutto, ma implicherebbe da parte dello Stato una maggiore attenzione verso il territorio, da cui non può soltanto prendere, come accade anche in altri comparti tutt’altro che secondari, come quello energetico, idrico, irriguo ecc.
Per ospitare gli F-35 in quel di Amendola, è stata quasi del tutto rifatta la pista attuale è stato creato quasi un aeroporto all'interno dell'aeroporto. Per il Lisa, invece, non si riesce ad affrontare il problema dell'allungamento della pista, premessa indispensabile per qualsivoglia progetto di rilancio del trasporto aereo.
Sarebbe ora che i costi sopportati dal territorio dauno per dare allo stato sicurezza, energia, acqua siano riconosciuti, e finalmente ricompensati. O, per dirla ancora più chiaramente, risarciti.
Geppe Inserra

1 commento :

Anonimo ha detto...

Molti scali civili sono nati su aeroporti militari e hanno convissuto con questi una "pacifica" convivenza. E se invece la morte, se mai è nato, dello scalo foggiano fosse dovuta ad un insufficiente bacino di utenza? Perché non si potenziano i collegamenti tra l aeroporto di bari e la provincia di Foggia? La distanza è più o meno la stessa di quella esistente tra gli scali di una compagnia come raynair e le principali capitali europee da questa servite.

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