sabato 10 dicembre 2016

A Quà Mène Sembe Vìnde, la nuova raccolta di poesie di Gianni Ruggiero

Gianni Ruggiero
Gianni Ruggiero è la testimonianza vivente che, quando è scritta con quello spirito ineffabile che connota i grandi poeti, la poesia in dialetto non è di serie B, ma arte autentica che affida alla lingua del popolo il racconto della vita. La poesia dovrebbe essere sempre così: “popolare”. Nel senso che dovrebbe riuscire a parlare, a comunicare con tutti, a sprigionare e trasmettere emozioni indipendentemente dal titolo di studio del destinatario, ma senza, per questo, smettere di essere arte.
Ruggiero coglie perfettamente l’obiettivo, raccontando in versi la città di Foggia, i suoi modi d’essere, le sue radici antiche, la sua gente. E coinvolge, emoziona. Propone profumi e sublima i colori di una città dall’anima antica e variopinta. Come si legge nella lirica Fogge, compresa in una raccolta uscita qualche anno fa: Fogge eje n’addore/ Fogge eje na tinde de sole/ Eje i rènele che vanne vulanne/n’acque che nen t’abbagne./ Fogge eje nu mare gialle/ Eje ’a felinie d’a restocce garze/ Fogge eje i titte vasce/l’irmece cku ciuffe da’ cambumille/i grotte che tornene a nasce. (Foggia è un odore / Foggia è una tonalità di sole / è le rondini che volano / un’acqua che non ti bagna / Foggia è un mare giallo / la fuliggine delle stoppie bruciate /Fogge è i tetti bassi / le tegole con il ciuffo di camomilla / le grotte che rinascono).
La grandezza di Gianni Ruggiero sta nella sua istintiva musicalità, che rende l’esperienza dell’ascolto delle sue liriche pregnante tanto quanto la lettura. Non a caso Ruggiero se la cava molto bene anche come cantautore e teatrante.
La sua poesia riesce a far sentire e toccare con mano la realtà profonda di una comunità che durante la sua storia ha dovuto pagare un prezzo assai caro alla memoria, oltraggiata e dispersa da invasioni, terremoti e più recentemente dai bombardamenti.

Alla tragica estate del 1943 è dedicata l’opera più rappresentativa e struggente di Gianni Ruggiero, Poema per la mia città martoriata , un bell'esempio di memoria che diventa poesia popolare e che conferisce dignità espressiva e culturale assoluta al dialetto, qui usato come strumento linguistico che riesce a conferire alla narrazione un’ altissima intensità emotiva: "Come t'u cconde u friscke / de na bombe ca càde / quande s'attappene i recchie / e se ferme l'aria e u fiate. / E chi u sapeve stu munne / che ind'a nnìinde mette a deserte / stu pajese belle, accucchiate ind'a mill'anne a prete a prete." (Come te lo racconto il fischio / di una bomba che cade, / quanto si otturano le orecchie / e si ferma l'aria e il fiato. /E chi conosceva questo mondo / che in un niente trasforma in deserto / questo paese bello, costruito pietra dopo pietra in mille anni).
Ruggiero ha al suo attivo già diverse raccolte di poesie, che coprono un arco temporale decennale, una esperienza che ha consentito al poeta di sperimentare, crescere, maturare. Ragione per cui i suoi amici e i suoi estimatori attendono con una certa impazienza l’uscita della nuova raccolta di poesie. L’evento è fissato per oggi, sabato 10 dicembre.
A Quà Mène Sembe Vìnde – questo il titolo del volumetto – verrà presentato nella sede dell'Associazione Tre Cas-Tel (via San Domenico, 27, Foggia) dal prof. Ranieri Gonzini, membro dell'Associazione, e dal dott. Giuseppe Donatacci, docente dell'Università del Crocese. Durante la manifestazione, lo stesso Ruggiero e l'attrice Maria Rosaria Vera leggeranno alcune liriche comprese nella raccolta, mentre Ester Brescia eseguirà alcune canzoni dialettali composte dal poeta foggiano.
La raccolta presenta un’ampia sintesi dei versi scritti da Gianni Ruggiero negli ultimi sei anni : “spero – scrive l’autore nella premessa - siano le poesie che più si staccano da quel luogo comune che vuole ridurre la poesia dialettale foggiana a sinonimo di vernacolo, dove i temi utilizzati (ed abusati),  come i ricordi e  la nostalgia dei luoghi e dei tempi andati, ricorrono continuamente.” Una bella sfida.

Geppe Inserra   

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