martedì 8 marzo 2016

L'idea di De Tullio: e se Lettere Meridiane diventasse una rivista?

Maurizio De Tullio mi scrive una lunga, e stimolante, lettera aperta, che voglio naturalmente condividere con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Al termine la mia risposta. Buona lettura.
* * *
Caro Geppe, forse non accetterai questo mio sfogo ma, almeno, lo comprenderai e vorrai tenerne conto per una qualche modifica al modo di comunicare attraverso questo bellissimo luogo della memoria condivisa che è ‘Lettere Meridiane’.
Scrivo per contestare, a voce alta, la schiavitù psicologica prodotta dall’uso di Facebook. Non ce l’ho col suo fondatore ma con chi lo utilizza, rendendosi spesso avulso dal resto del mondo, un mondo supertecnologizzato sì, ma non per questo privo di alternative. Due di queste sono la carta e internet.
Su quest’ultimo media (possiamo ormai chiamarlo pacificamente così) potrei sembrare andare controcorrente, visto che FB è una sua diretta emanazione, ma resto dell’avviso che FB sia una cosa (al di là che si tratti, ovviamente, di un Social) e il web un’altra.
Scrivo, entrando nel merito di LM e di FB, perché trovo incomprensibile, fuorviante e dispersivo lanciare un tema, proporre una ricerca (a volte impegnativa) o fare una proposta e farlo dalla… casa madre che è ‘Lettere’ e dover aspettare che qualche anima buona, necessariamente iscritta su FB, ci faccia sapere come la pensa, ci corregga, integri le nostre osservazioni, arrivando talvolta anche a insultare o a offendere, e facendo tutto questo dalla… porta secondaria.
Io questa dittatura continuo a non accettarla!
Scrivo partendo da un interesse di parte ma mi rendo conto che vale per la quasi totalità degli interventi di un certo tipo presenti su LM. Il mio interesse è dettato dal fatto che le cose scritte per il tuo blog (e come sai scrivo volentieri solo su LM) mi piacerebbe trovassero una evoluzione in un punto d’incontro che non fosse forzatamente ‘esterno’ qual è la pagina di FB di ‘Lettere’.

Non tutti sono iscritti a FB (io non lo sono per legittima scelta) e, quindi, per correttezza dovrebbe essere il blog la voce ufficiale mentre lo trovo succube di suo figlio, quello stupido strumento attraverso il quale mezzo mondo rovescia addosso di tutto e molto di più, consumando preziose energie orarie e cerebrali, e qui mi fermo. Non fingo di non sapere che v’è anche una indubbia utilità, quella cioè di mettere tutti in agevole contatto, di inserire contenuti multimediali prima impensabili. Ma io rivendico il diritto di fare un passo indietro perché farlo è possibile.
Occorre restituire dignità al senso delle nostre ricerche, delle nostre discussioni. Ecco perché – per esempio – rivendico la purezza e la forza della carta.
Lettere Meridiane’ – e vengo ora ad una seria proposta – dovrebbe e potrebbe tranquillamente diventare una rivista cartacea (anche con versione telematica) perché l’enorme quantità di materiali finora inseriti, attraverso i contributi dei tanti che ti scrivono, merita una evoluzione che, per quanto apparentemente in controtendenza, rivaluti quell’incomparabile ricchezza e bellezza che è la carta, con la sua ‘umanità’ fatta di odori, tatto, lavoro degli uomini, economia in movimento. E, non ultimo, anzi: documento per l’eternità inteso come bene di conservazione.
Chi ci garantisce che un file oggi presente e leggibile sul web resterà di dominio pubblico per altri secoli? Neanche la carta gode di questa certezza ma Boccaccio – dopo sei secoli – è arrivato fino a noi, e lo preserviamo alla “Magna Capitana” come una reliquia, mentre decine di miei articoli scritti sul Vadonline solo undici anni fa, non sono più leggibili! E gli stessi miei articoli, quello sulle figurine dei calciatori della Panini stampate a Foggia e quello sulla nascita del baseball italiano avvenuta a Foggia, sono letteralmente scomparsi se li si cerca all’interno della pagina di FB di ‘Lettere’!!
Insomma Geppe, perché tutto questo tuo (e, in parte, nostro) lavoro deve sopravvivere al tempo solo per qualche anno al massimo? Perché non deve conoscere la calda ospitalità di una Biblioteca, di un archivio che non sia solo quello telematico che oggi c’è e domani chissà!
Perché non possiamo pensare ad una idea di micro-imprenditorialità (quale fu, per esempio, la bellissima esperienza di cui fui protagonista, con altri amici, al tempo della rivista “Diomede. Tra passato e futuro”, durata solo due anni e che ancora avverto, nei tanti che me lo chiedono, particolarmente amata e ricercata)?
Con poche risorse, oggi, LM può essere ciò che fu l’esperienza interrotta di “Diomede”.
Tu – che ti avvii tra pochi mesi ad una meritata pensione, caro Geppe – hai tutte le carte in regola per realizzare, a Foggia, una rivista di sicuro spessore, di qualità, accurata, ricca di proposte e stimoli. E non lo dico per un fare nostalgico. Come allora, sostengo – perché vi ho sempre creduto – che anche con microimprese sia possibile dar lavoro a un po’ di gente, a quegli stessi giovani che piangiamo se vanno via da Foggia ma che non facciamo nulla per farli rimanere, facendo fare loro quello che sanno fare.
Con la Cultura si può, non dico “mangiare” (perché rende male l’idea), ma almeno sopravvivere dignitosamente, lasciando che i tempi, nella evoluzione naturale delle cose, producano i successivi risultati.
Hai un patrimonio d’immagine che non puoi lasciar degradare nel piacere autoconsolatorio di un blog dove ognuno può dir la sua. Questo va bene se si tratta di un blog tecnico, per appassionati.
Tu hai scommesso (partendo da una passione) su un’idea di blog fatto per dire come la pensavi, magari captando qua e là opinioni altrui che poi trascinavi in LM per discuterle meglio. Erano degli “editoriali”. Poi, forse senza neanche volerlo, sono arrivati la terza pagina, le inchieste, gli approfondimenti, i supplementi. Così, da almeno tre-quattro anni, il tuo blog si è trasformato, arricchito, qualificato per diventare altro. Dovresti esserne fiero.
Ricordo che quando ci fu il disastro ambientale sul Gargano, causato dalle forti piogge di due anni fa, ti scrissi sollecitando il “ripristino” del Geppe giornalista, quello che ho conosciuto tanti anni fa (se non fu proprio questo avvenimento fu un altro più o meno dello stesso periodo). Mi ero accorto che da tempo i tuoi interventi erano privi dell’anima indagatrice tipica del giornalista di razza (quale sei). Non oso credere che sia stato quel mio intervento a stimolarti ma, poco tempo dopo, cominciarono ad apparire tuoi bellissimi articoli in perfetto stile giornalistico, frutto di ricerche, dati precisi, fonti attendibili, opinioni poste a confronto. Era questo il Geppe Inserra che mi mancava!
Ecco, per dire che LM non è più il blog personale dei primi tempi. È altro e si è trasformato, e dovresti fermarti un momento per chiederti cosa vorrai fare da grande, visto che ti aspetta un’altra importante pagina da riempire riccamente.
Mi sono sicuramente lasciato andare dimenticando di articolare meglio la proposta iniziale, propedeutica al discorso che ho poi avviato, circa l’idea di LM formato rivista.
Mi piacerebbe che al momento – in attesa di conoscere le tue determinazioni rispetto a quanto ho provato a suggerirti – sia data più “dignità” a chi scrive (a cominciare da te, ovvio!), valorizzando il palcoscenico naturale che è il blog. In questo modo chiunque, in qualunque momento e senza necessariamente essere iscritto a FB, saprà dove trovare un certo articolo e i commenti che ne sono conseguiti.
Ho trovato francamente curioso, e irrituale, che dopo aver dato un contributo (che, modestamente, ritenevo importante) al presunto ambiente culturale cittadino che si inorgoglisce (non alludo a te, ovviamente) di avere Umberto Giordano tra i suoi concittadini illustri, ci sia stato qualcuno che non abbia scritto una virgola sulla “romanza inedita” del Nostro, da me scovata su una rivista del 1931; anzi, costui ha trovato il tempo solo per spiegare, in chiave autoreferenziale, che un’altra composizione del Giordano era stata invece eseguita sul suo antico pianoforte e inclusa in un loro CD!
Così come sulla pagina di FB di LM leggo di un interessante dialogo a tre su un testo curato da Mario Gesualdi ritenuto introvabile quando invece bastava cercarlo sul sito della nostra Biblioteca Provinciale, altro vanto della nostra Comunità che rischia di andare in malora ma viene dimenticata quando dovrebbe essere utilizzata, almeno per lo scopo per cui esiste.
Insomma, ti ho messo un bel po’ di carne al fuoco, ma tu, che ami una certa enogastronomia, saprai certamente proporre il piatto ideale.
Cordialmente.
Maurizio De Tullio
* * *
Quella che segue è solo una risposta iniziale (e perciò sintetica) alle numerose riflessioni indotte della considerazioni dell'amico e collega Maurizio. Cominciamo dal social network. Sono d'accordo con le sue riserve su Facebook. Però, dati alla mano, il 90 per cento circa delle letture e/o delle interazioni giunge da questo social... Il restante dieci per cento si divide abbastanza equamente tra gli altri social network, ovvero Twitter e Google+
Una tale dispersione (i contenuti vengono pubblicati in un certo contesto e vengono discussi in altri contesti) è sicuramente un problema, tenuto conto anche che Facebook è a sua volta un contesto di discussione tutt'altro che univoco: i diversi commenti si disperdono tra le bacheche dei diversi gruppi in cui vengono postati gli articoli del blog, i profili degli utenti, ecc.ecc.
Mi sforzo di attenuare questa frammentazione pubblicando, di tanto in tanto e sulle questioni maggiormente dibattute, lettere meridiane riassuntive della discussione tra gli amici e i lettori. Un certo ruolo potrebbe averlo lo spazio dei commenti all'interno del blog, che riesce ad intercettare tanto quelli depositati in Google+ tanto quelli pubblicati nella pagina facebook di Lettere Meridiane. Ma va da sé che è difficile, anzi praticamente impossibile imporre ai lettori comportamenti specifici. 
E allora?
Per uno che come me è affetto dal morbo di Gutemberg e che ha una dannata nostalgia dell'odore acre dell'inchiostro delle tipografie di una volta, dei caratteri di piombo, e del profumo discreto della carta, di quella impagabile sensazione di piacere che ti dà stringere tra le dita un giornale appena sfornato (pardon, stampato) è innegabile che l'idea di affiancate al blog uno strumento di carta stampata è intrigante.
Perciò giro la questione agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane: che ne pensate?
[La bella immagine che illustra il post è tratta da un libro che mi piace moltissimo, e di cui un giorno mi riprometto di parlarvi diffusamente: Editori e tipografi in Capitanata del bravo Michele Ferri (cui si deve la definizione del morbo di Gutemberg...) , pubblicato da Claudio Grenzi Editore per conto della Provincia. Un libro preziosissimo che racconta con la stessa passione di un romanzo le tipografie di Foggia e provincia,  e la loro attività. Tra queste c'era il Premiato Stabilimento Tipografico fondato nel 1908 a Lucera da Raffaele Lepore, cui si riferisce le sciccoso annuncio pubblicitario che vedete nella foto]. 

Geppe Inserra




3 commenti :

Giuseppe Donatacci ha detto...

Condivido con Maurizio la convinzione che fb sia l'equivalente massmediatico della TV in cui si offende molto e si dibatte poco. Da qualche tempo ho smesso di postare le mie ricerche etnografiche e i miei articoli su fb perché sono stufo dell'ipocrisia dei "mi piace" a tempo di record, senza neanche leggere affondo l'articolo. Ho sperimentato che fb come la TV ha bisogno di girare in fretta e che per questo non può essere considerato un elemento aggregativo. Tuttavia ritengo che non possiamo sottrarci all'avanzare della digitalizzazione per questo il blog diventa la vera agora' digitale. Secondo il mio parere la redazione della rivista scritta dovrebbe proporre temi e approfondimenti con riferimenti a ling su cui trovare materiali, mentre il blog, e in ultima analisi fb, avrebbe lo scopo di sviscerare gli argomenti. All'ottimo Geppe il compito della sintesi, di cui è vero maestro, nel numero cartaceo successivo.

michele ferri ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
michele ferri ha detto...

Mi associo alla proposta di Maurizio De Tullio per la creazione di una rivista culturale in Capitanata, della quale vi è tanto più bisogno adesso che la Capitanata e Carte di Puglia hanno sospeso le pubblicazioni (si spera, solo temporaneamente).

Ringrazio Geppe Inserra per le sue parole di elogio per la mia ricerca sulle tipografie in Capitanata.

La nostra provincia, giunta in ritardo alla stampa (il primo libro è stato prodotto nel 1645 da Lorenzo Valeri, che da noi operava come tipografo itinerante), ha conosciuto un notevole sviluppo quantitativo e qualitativo nel corso dell'Ottocento, soprattutto grazie alla fondazione della Tipografia dell'Orfanotrofio Maria Cristina (1866), presso la quale si formarono validissimi stampatori come Saverio Pollice e Nicola Arpaja (per limitarci a questi due), e a un numero di tipografi provenienti da altre regioni italiane: Salvatori Scepi (un siciliano) a Lucera, Valdemaro Vecchi e Natale Brugnoli (due emiliani) rispettivamente a San Severo e a Cerignola, Raimondo Ferrante (un campano) a Bovino.

Di straordinario interesse storico-documentale è la quantità di periodici stampati negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi del Novecento, che in minima parte (ahimè) sopravvivono in biblioteche pubbliche (soprattutto alla Nazionale centrale di Firenze) e private. Opera meritoria è stata quella compiuta dalla Provinciale di Foggia, che ne ha digitalizzato un certo numero (per fortuna). Per le condizioni in cui molte biblioteche sono costrette a operare, molto materiale rischia di andare perduto (per sempre!). Mancano i finanziamenti, a dispetto dei proclami. Mancano le strutture. Molti depositi non sono idonei.

Il lavoro di recupero andrebbe completato, ma la Provinciale versa attualmente in condizioni pressoché disperate. Forse non tutti sanno che i periodici presenti a Firenze (nel deposito di Forte Belvedere) rischiano una brutta fine, poiché la struttura è stata dichiarata inagibile. Attualmente non possono più essere consultati.

Con questi chiari di luna e con la negligenza governativa in materia di biblioteche e archivi c'è poco da essere allegri. Stiamo perdendo pezzi rilevanti della nostra memoria storica. Bisogna arginare questo declino. Il libro, la rivista, il quotidiano, insomma la carta stampata, non sono sostituibili. Al pari dei documenti di archivio.

Il discorso mi ha condotto lontano. Spero che Geppe Inserra possa farsi carico della proposta di Maurizio e che si possa mettere insieme un buon numero di sostenitori per una rivista: "Lettere Meridiane" è un titolo di buon auspicio.

Grazie per l'attenzione e per avermi ospitato.

Michele Ferri.

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