giovedì 3 settembre 2015

Matteo Salvatore, il decennale dimenticato e la polemica

Sulle polemiche suscitate dal decennale della morte di Matteo Salvatore, intervengono l'Arci, che contesta decisamente la tesi, sostenuta anche da Lettere Meridiane, di un anniversario praticamente dimenticato, e Antonio del Vecchio, giornalista e operatore culturale, che del folsinger di Apricena fu amico personale. Ecco i loro interventi. Alla fine le mie riflessioni.
* * *
L'Arci vanta un legame forte di amicizia e culturale con Matteo Salvatore e non solo attraverso le parole: siamo abituati a fare.
Troviamo, nel decennale della sua morte, appelli generalizzanti sull'assenza delle associazioni, sulla storia del cantore dei poveri, dei diritti, senza alcuna responsabilità delle istituzioni .
SCUSATE, NOI NON ABBIAMO DIMENTICATO!!!
Questa sera chiude ad Apricena presso il circolo arci The Jackal , via Diaz n.43 , la mostra itinerante su Matteo Salvatore, curata da Vincenzo Del Giudice con la collaborazione di Vincenzo Mastromatteo e Tonino Nanupelli.
Con orgoglio mostriamo la ricerca sulle foto di Matteo,


Scusate se non abbiamo usato fuochi d'artificio, ma siamo stati concreti come a lui sarebbe piaciuto, non abbiamo pensato a sostegni economici né ad avere "frizzi e lazzi".
Scusate per noi esiste la Capitanata e se crediamo che ogni luogo è casa, non soffriamo di "foggianesimo"; ci interessano le persone, i legami.... Per noi questo è cultura.
Chiediamo attenzione.
L'ARCI è un mondo vivo, presente tra le persone non ci interessano i cenacoli culturali,
Buona Vita A tutti i cultori noi siamo e continueremo a stare tra la gente e stringere nel nostro cuore rosso i ricordi reali che Matteo ci ha regalato nel tempo della sua vita tra noi.

Presidente Arci provinciale Foggia
Domenico Rizzi
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Sulla vicenda di Matteo Salvatore, mi sento un po' in colpa. Non sapevo che stava finendo "in miseria" i suoi giorni in quel di Foggia. A quel tempo lavoravo a Bari in Regione. Se lo avessi saputo sicuramente sarei andato a trovarlo a casa, forse più volte e semmai in compagnia dell'amico comune Gennarino. Ci sarei andato volentieri, per riconfermargli il mio affetto-stima e dargli sostegno con qualche parola di conforto. Quanti altri, pur sapendo delle sue condizioni, non hanno fatto nulla ed ora versano lacrime di coccodrillo? A mio avviso, è inutile fare i confronti-raffronti, perché solleveremo solo inutili polemiche, che egli, in vita, mai avrebbe voluto, perché amava tantissimo la sua terra, la Capitanata e, in particolare, Apricena e il Gargano, a cui si è ispirato e ha dedicato le sue maggiori canzoni di successo.
Antonio del Vecchio 
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Lungi da me l'idea di voler criticare quei pochi che, come l'Arci, effettivamente non hanno dimenticato la ricorrenza del decennale della morte di Matteo Salvatore, o come Angelo Cavallo, che da anni porta tenacemente avanti, praticamente da solo, il Festival dedicato all'insigne cantautore garganico. Non hanno dimenticato Matteo Salvatore né l'Arci, né Angelo Cavallo.
Ma bastano una rassegna musicale, una ricerca fotografica, una mostra, ad assolvere un intero territorio, e a concludere che un personggio della statura artistica e culturale di Matteo Saklvatore sia stato adeguatamente ricordato nella terra che gli ha dato i natali? Ahime, temo proprio di no, e aggiungo che in ogni caso una maggior pubblicità alle diverse iniziative non avrebbe significato né fuochi d'artificio, né frizzi e lazzi.
Il foggianesimo ha due facce. La prima è quella dell'erba del vicino, che è sempre la più verde. La seconda è l'esatto contrario: quella che ci spinge a ritenere il nostro orticello il più bello del mondo.
Geppe Inserra
[P.S.: Se nelle mie considerazioni ho glissato sulle istituzioni, è perché ritengo che le politiche culturali pubbliche siano ormai morte e sepolte. Ma questo è un altro discorso.]

1 commento :

Anonimo ha detto...

La mia impressione (e l'esempio della 'vicenda Matteo Salvatore' è solo indicativo) è che da quando le Province sono state svuotate, non solo di effettivo potere politico e di deleghe, ma soprattutto di stipendi, consulenze e oliaggi vari, alcune Istituzioni vivono una stagione di... disperazione.
Come se 'farsi vivi' - con la forza della ragione e della correttezza intellettuale, della sensibilità, dell'amore autentico per la propria terra e per ciò che di buono in essa rifulge - avesse necessariamente bisogno di vile pecunia.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

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