mercoledì 2 settembre 2015

Il lavoro cresce? Sì, ma solo al Nord

C’è poco di che gioire per i dati sul lavoro e sulla disoccupazione diffusi in questi giorni dall’ISTAT. È vero: a livello Italia le cose vanno bene, meglio di quanto non fosse lecito aspettarsi. Ma il problema - oggi ancora più evidente di ieri - è che ormai non si può più parlare di Italia, ma di Italie, con performance molto diverse tra Nord e Sud.
Non si può neanche dire - come qualche anno fa - che il Sud cresceva un po’ meno del Settentrione, ma comunque cresceva. I dati dell’ISTAT certificano una ripresa limitata soltanto alle zone più forti del Paese. A Mezzogiorno le cose vanno ancora peggio di prima, è una crisi senza fine.
Mai il divario era stato così drammaticamente accentuato: per quanto riguarda, per esempio, il tasso di occupazione, Nord e Sud sono divisi da ben 22 punti, attestandosi rispettivamente al 64,8 e l 42,6 per cento.
La forbice che riguarda il tasso di disoccupazione è meno ampia, ma pur  sempre  inquietante: il Nord marca un tasso di disoccupati del 7,9%, il Sud si attesta al 20,2 per cento, con più di 12 punti di differenza.
Va detto che in riferimento al lungo periodo, considerando cioè i dati su base annua. una modesta ripresa si intravede anche a Mezzogiorno. I disoccupati calano (-3,8%) ma in misura più contenuta rispetto al Nord (-6,7%). Il solo dato rispetto al quale il Mezzogiorno marca una performance migliore, è quello che riguarda la variazione della base occupazionale, cresciuta negli ultimi dodici mesi dello  0.9, contro i 0,4 punti del Nord. Troppo poco e soprattutto l'amara conferma che la crisi ha colpito in modo più pesante il Mezzogiorno, desertificando ulteriormente la sua base produttiva ed occupazionale.
I dati confermano che nessuna ripresa sarà possibile se questa non riguarderà anche il Sud. La questione meridionale è oggi più che mai una questione nazionale. Anzi, la questione nazionale.
Le reazioni di segno opposto ai dati diffusi dall’ISTAT (lo scomposto entusiasmo dei filogovernativi, i soliti anatemi dei gufisti di professione) non autorizzano all'ottimismo: la questione meridionale continua ad essere sottovalutata.

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