domenica 2 agosto 2015

Ciccarelli: La crisi dell'editoria è crisi della democrazia

Enrico Ciccarelli interviene con una lucida e puntuale analisi su quanto sta avvenendo a Teleblu e sulla lettera meridiana dedicata a questa vicenda. Ecco il contributo di Enrico, che ringrazio affettuosamente (g.i.)
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Caro Geppe, l'analisi è interessante, ed è lodevole come ogni tentativo di riflessione in una società come quella foggiana, che appare sostanzialmente incapace di riflettere sul proprio destino. Mi permetto di intervenire in modo critico perché penso che non serva a nessuno, men che meno ai colleghi di Teleblù, un esercizio consolatorio.
Innanzitutto un rilievo storico: l'attuale Teleblù, la Teleradioerre di Tavasci (così come la Teledauna di Colecchia e poi di Di Carlo) furono la risposta alla ritirata della politica, che dal 1984 aveva infeudato per quasi un decennio l'emittenza locale. Non lo dico per stabilire una graduatoria di merito: sono orgoglioso di avere contribuito, con Franco Cafarelli e con sua moglie Liliana, ai primi passi di Teleblù, così come sono felice di avere collaborato a lungo con la Teleblù di Salatto e la Teleradioerre di Tavasci ed Euclide Della Vista. Sottolineo soltanto come il tema della politica, delle sue divisioni, del pluralismo più o meno genuino che determinava, si sia pari pari riprodotto nella stagione successiva, quando la politica non era più direttamente "domina".

Lo rimarco perché sai benissimo che il peccato originale dell'emittenza locale foggiana sia stata la mancanza di una prospettiva di territorio, nel perseguire quasi ossessivamente una divisione che è andata ben oltre la legittima concorrenza. Attualmente, dopo il crollo di Videofoggia, la città di Foggia conta quattro emittenti private. Per avere un termine di paragone, sono il 10% di quelle attive in Germania. In compenso, sono pochissime le webtv dedicate alle piccole realtà (quelle che in altri Paesi d'Europa hanno una dimensione suburbana o rionale). Il progressivo inaridirsi delle fonti di finanziamento (e mi pare ingeneroso negare a Salatto il merito di avere difeso per più di vent'anni posti di lavoro veri, con contratti e buste paga in regola) ha ricevuto come unica risposta non un ravvedimento e un tentativo di unificazione, ma al contrario una corsa al dumping sempre più accentuato, il progressivo taglio degli unici costi comprimibili, cioè quelli del personale, un affievolimento e un impoverimento progressivo delle produzioni.
In tutta sincerità non so (e non lo sapremo mai) se un agire diverso avrebbe permesso risultati migliori: la verità è che l'emittenza televisiva locale in Italia è un morto che cammina; non ignori che il "titano Telenorba" vive una situazione gravida di incubi, che solo robuste provvidenze pubbliche consentono talora di diradare. La stagione nella quale abbiamo vissuto io e te, e con minor confort i bravissimi colleghi che hanno raccolto il nostro testimone, è ormai alle nostre spalle. Il settore è obsoleto come le cabine telefoniche a gettone e i laboratori per lo sviluppo della pellicola. Stiamo tornando alla situazione che ti ha visto muovere i primi passi, quando l'erogazione delle notizie era affare di un paio di pagine della Gazzetta o di una del Tempo. Ci sono sul web (Foggia Today, Foggia Città Aperta, il Mattino di Foggia, Teleradioerre, Rec24 e chiedo scusa a quelli che dimentico) novità e spunti interessanti. È possibile, è sperabile, che l'annunciata collaborazione Teleblù-Teleradioerre rappresenti una svolta, chissà. Ma diciamoci la verità, caro Geppe: questa non è la crisi degli editori, è la crisi dell'editoria, id est della democrazia. E porta anche la firma dei troppi foggiani che hanno sempre considerato l'informazione una cosa inutile, di cui approfittare parassitariamente e di cui dir male a prescindere, nella più classica delle buttate di acqua sporca con tutto il bambino.
Enrico Ciccarelli

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