domenica 5 aprile 2015

La Pasqua di Savino Russo



Lettere Meridiane fa gli auguri di buona Pasqua agli amici e ai lettori, con il disegno che vedete a sinistra, realizzato da Savino Russo in occasione del campo scuola dei giovani dell’Azione Cattolica diocesana che si svolse presso il Santuario della Madonna dell’Incoronata, dal 7 al 10 settembre del 1979. È un’opera che forse più di ogni altra svela ciò che Savino è stato, i valori in cui ha creduto, la fede, la speranza, la cultura che lo hanno sorretto, fino all’ultimo respiro.
Dopo il 1979, Savino sarebbe diventato uno dei più apprezzati grafici e disegnatori della nostra terra. La mostra Vi confesso che ho disognato, voluta dalla Fondazione Banca del Monte, che ho avuto il piacere di poter ammirare soltanto qualche giorno fa, da quando è stata inaugurata in quello splendido posto che è il Museo Archeologico di San Paolo Civitate (cittadina natale di Savino) compendia con un’efficacissima sintesi la sua poderosa opera artistica, che spazia dal celebratissimo e premiatissimo logo del Foggia di Zeman, allo stemma della Provincia di Foggia, ai suoi libri, alle sue ricerche iconografiche e storiografiche, alla collaborazione prestata a testate come Pagine ed Area, nelle quali abbiamo collaborato fianco a fianco.
In realtà, Savino Russo – come dimostra in modo luminoso la Pasqua che vedete sopra -  non è stato soltanto un grafico, come pure amava definirsi, consapevole che l’arte grafica è artigianato per eccellenza, ovvero arte di far bene le cose. È stato un pensatore, un intellettuale a tutto tondo, che riusciva a tenere assieme la sua dimensione laica a quella di credente, attraverso l’indefettibile collante di una coerenza morale ed ideale che ho ritrovato in poche altre persone, di cui ho avuto la fortuna di essere amico.
Ad insegnarci il piacere e l’arte di far bene le cose (più precisamente lo sforzo di far bene le cose, la consapevolezza che ogni cosa terrena è perfettibile, e che tendere alla perfezione è ricerca di verità) è stato don Tonino Intiso, con cui abbiamo condiviso quella bella ed indimenticabile esperienza che è stato il Centro Diocesano di Fogia, tra la fine degli anni Sessanta, e gli anni Settanta.
Don Tonino ha adottato il disegno di Savino Russo, dandogli quale titolo “la Pasqua di Savino” ed utilizzandolo quale copertina di numerose pubblicazioni recenti del Pensatoio S. Filippo Neri, di cui il sacerdote foggiano è animatore. 
Le annotazioni a fianco alle figure raffiguranti i tre diversi stati del Cristo (“corpo accolto”, “corpo spezzato”, “corpo donato”) sono di pugno dello stesso don Tonino. Durante l’omelia della messa del suo 77° compleanno, che il sacerdote ha voluto dedicare al suo amico scomparso, don Tonino ha sottolineato come la mirabile evoluzione, plastica e cromatica, della raffigurazione di Gesù voluta da Savino esprima una vera e propria teologia, dentro la quale c’è tutto il senso della Pasqua. 
Il movimento delle braccia, dal Cristo accolto a quello spezzato, fino a quello donato, svelano quasi un batter d’ali, un volo verso l’alto. Il senso della Pasqua di Savino è che la resurrezione è donazione. Donazione assoluta. Senza donare, senza donarsi, non c’è resurrezione, non c’è Pasqua.
È questa la straordinaria eredità morale che ci lascia Savino, nella prima Pasqua che trascorriamo senza di lui.
Qui potete scaricare la Pasqua di Savino Russo, in alta risoluzione.

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