martedì 4 marzo 2014

La grande bruttezza

Scrive Roberto Zarriello, che è un giornalista acuto, sensibile, intelligente:‪ "La Grande Bellezza‬ su Canale 5. Berlusconi è un genio del male. Da sempre."
Capisco Roberto. Come può Mediaset mandare in onda un film che è un dichiarato j'accuse al berlusconismo stesso, al suo sistema di (dis)valori, una critica feroce alla decadenza morale e culturale innescata proprio dal proprietario di Mediaset?
In realtà la questione è più profonda, e seria. Canale 5 ha potuto trasmettere il film semplicemente perché La Grande Bellezza è stato prodotto (assieme ad un pool di altri piccoli produttori) e distribuito dalla Medusa, controllata da Mediaset, che ha creduto nel progetto.

Esagerando com'è suo costume, un po' alla Gambardella, Alessandro Sallustri ha sostenuto stamattina sul Giornale che l'Italia dovrebbe dire grazie a Berlusconi per questo Oscar.
Ma il problema vero, è un altro.
Dov'era, nel frattempo, la Rai? Troppo impegnata a produrre fiction di pessimo gusto, o a produrre i suoi stucchevoli reality show. E che dire di Rai Cinema? Il  ramo di azienda di mamma Rai preposto alla produzione cinematografica sostiene tanti film, anche molto belli, che però non trovano spazio nel palinsesto della Rai e conducono nella distribuzione in sala la vita grama che rappresenta la regola di tanto cinema italiano di qualità.
Perché dunque scandalizzarsi se Sorrentino viene sostenuto da Medusa-Mediaset, quando nello stesso tempo Fabio Fazio e la Litizzetto vengono imbottiti di soldi dalla Rai per presentare la kermesse sanremese?
Esagerando, anche se non come fa Sallustri, si può sostenere che La Grande Bellezza è un esperimento riuscito di industria cinematografica all'italiana, dove c'è un privato che investe nel prodotto perché ci crede, a prescindere dai valori che trasmette. Ma dall'altra parte - quella della Rai - c'è il vuoto assoluto. Con l'aggravante che i soldi dati a Fazio e Litizzetto (che sono, per carità il meno peggio, e che cito soltanto perché sono di sinistra e ripetono a parti invertire il diabolico paradosso stigmatizzato da Roberto Zarriello) sono soldi pubblici.

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